Polonia, sospeso il presidente del Tribunale Costituzionale. L’opposizione grida al golpe

Wait 5 sec.

La Polonia attraversa una delle più gravi crisi istituzionali degli ultimi anni. La sospensione del presidentedel Tribunale costituzionale, Bogdan Święczkowski, e del vicepresidente, Bartłomiej Sochański, ha provocato uno scontro aperto tra le massime autorità dello Stato.La polizia è intervenuta nell’area del Tribunale, dove si sono verificati incidenti e tre persone sono state fermate. Il presidente della Repubblica, Karol Nawrocki, ha interrotto un viaggio ufficiale verso il Senegal, ordinando all’aereo presidenziale di rientrare in Polonia.L’opposizione nazional-conservatrice del PiS denuncia un colpo di Stato. Il governo di Donald Tusk sostiene invece di voler ripristinare la legalità costituzionale. Ma per comprendere quanto sta accadendo occorre tornare al 2015.Le origini di uno scontro mai risoltoDurante gli otto anni di governo del partito Diritto e Giustizia (PiS), dal 2015 al 2023, la magistratura polacca è stata interessata da profonde trasformazioni. Le modalità di nomina dei giudici e l’indipendenza del Tribunale costituzionale sono diventate oggetto di durissime contestazioni da parte delle istituzioni europee.Il 18 dicembre 2025 la Corte di giustizia dell’Unione europea ha accertato violazioni del diritto europeo relative alla composizione e all’indipendenza del Tribunale costituzionale.Con il ritorno di Donald Tusk alla guida del governo, nel dicembre 2023, la maggioranza parlamentare ha avviato un percorso per modificare gli equilibri della Corte.L’obiettivo dichiarato è restituire indipendenza alla magistratura. Quello denunciato dall’opposizione è sostituire il controllo politico precedente con un nuovo controllo favorevole all’attuale maggioranza.Perché la crisi è esplosa proprio ora?Nel corso del 2026 il Parlamento ha eletto nuovi giudici costituzionali. Il presidente Nawrocki ha però rifiutato di ricevere il giuramento di alcuni di loro, contestando la regolarità delle nomine.I magistrati esclusi hanno sostenuto di poter assumere ugualmente le funzioni. La questione è arrivata fino alla Corte europea dei diritti dell’uomo che, il 6 maggio, ha comunicato misure provvisorie per evitare che quattro giudici eletti fossero ostacolati nell’esercizio delle loro funzioni.Il 13 ottobre è stata pubblicata un’opinione della Commissione di Venezia secondo cui, a determinate condizioni, il giuramento può essere completato anche senza la presenza fisica del presidente della Repubblica.La situazione si è così progressivamente trasformata in uno scontro sulla legittimità delle rispettive autorità.Il 30 ottobre la giudice Anna Korwin-Piotrowska ha disposto la sospensione per un mese del presidente e del vicepresidente del Tribunale, contestando loro, tra l’altro, di aver impedito ai nuovi giudici di esercitare le proprie funzioni. La decisione ha provocato la reazione immediata dei vertici contestati, che non ne riconoscono la legittimità.I dubbi suola legalità dell’intervento È questo il passaggio più delicato. La sospensione è stata giustificata attraverso un richiamo a disposizioni dell’ordinamento giudiziario, la cui applicabilità ai giudici costituzionali è controversa.Il costituzionalista Marcin Matczak, noto anche per le sue critiche alle precedenti riforme del PiS, ha contestato apertamente la base giuridica utilizzata. Un’obiezione significativa, perché proviene da un giurista non riconducibile alla difesa politica dell’ex maggioranza.Anche il ruolo della polizia richiede un accertamento preciso. Le autorità sostengono che gli agenti siano intervenuti per garantire sicurezza e ordine pubblico, negando l’ingresso nell’edificio; altre ricostruzioni parlano di un accesso ostacolato al presidente contestato. È necessario distinguere il presidio dell’area da un’effettiva occupazione del Tribunale.Si aggiunge un ulteriore elemento: dopo l’annuncio della sospensione sul sito del Tribunale, un comunicato diffuso attraverso un account ufficiale su X ha denunciato una presunta acquisizione illegittima del portale, rivendicando la permanenza in carica dei precedenti vertici. La denuncia non costituisce, da sola, prova di un’intrusione informatica o di un colpo di Stato.Che cosa vogliono le partiIl governo Tusk vuole rendere operativo un Tribunale che considera compromesso dalle nomine del passato e nel quale i nuovi magistrati eletti possano finalmente esercitare le proprie funzioni.Il presidente Nawrocki e l’opposizione contestano invece la legittimità di alcune procedure e rivendicano il rispetto delle prerogative presidenziali.Al di là delle dichiarazioni ufficiali, il risultato concreto della contesa è il controllo di un organo che giudicaBla costituzionalità delle leggi, risolve conflitti fra istituzioni e può incidere sui rapporti tra ordinamentoVpolacco e diritto europeo.Non si tratta soltanto di stabilire chi presiederà il Tribunale, ma chi potrà esercitare un potere decisivo di controllo sulle altre istituzioni.Una crisi che riguarda anche l’EuropaNon esistono, al momento, elementi sufficienti per affermare che in Polonia sia stato compiuto un colpo di Stato. Esiste però un conflitto istituzionale documentato, aggravato da provvedimenti giuridicamente contestati e dall’intervento delle forze dell’ordine nell’area di un organo costituzionale.La questione supera i confini polacchi. Varsavia è un pilastro del fianco orientale della Nato, uno dei principali sostenitori europei dell’Ucraina e un Paese strategico negli equilibri dell’Unione europea.Una crisi prolungata tra governo, presidenza della Repubblica e autorità giudiziaria potrebbe compromettere la funzionalità delle istituzioni, senza che ciò implichi automaticamente conseguenze operative per l’Alleanza atlantica.Il vero pericolo è che la difesa della legalità costituzionale diventi, per ciascuna parte, la giustificazione per disconoscere la legittimità dell’altra.La Polonia si trova così davanti a una contraddizione che non può essere risolta soltanto attraverso rapporti di forza: per ripristinare lo Stato di diritto occorre dimostrare di rispettarlo anche quando questo limita il proprio potere. Ed è precisamente su questo terreno che si misurerà la legittimità delle decisioni assunte a Varsavia.