Sudan, un drone colpisce un mercato di Nyala, roccaforte dei paramilitari: oltre 100 morti. Le ong accusano l’esercito

Wait 5 sec.

NYALA — Un drone, un mercato pieno all’ora della colazione, un bilancio che in due giorni è passato da 21 a oltre 100 morti. Il raid di lunedì sera sul mercato di Tanqonj, nel quartiere di Dumaya alla periferia ovest di Nyala, capitale del Darfur meridionale e principale roccaforte dei paramilitari delle Forze di supporto rapido, è diventato mercoledì una delle stragi di civili più gravi della guerra sudanese. L’ong Emergency Lawyers, che documenta gli abusi di entrambe le parti dall’inizio del conflitto, conta 102 morti e 113 feriti, in gran parte donne e bambini, attribuisce l’attacco all’esercito e chiede un’inchiesta indipendente.L’esercito sudanese non ha commentato. Nei due giorni successivi al raid né il comando di Khartoum né i suoi portavoce hanno risposto alle accuse, e nessun comunicato militare menziona il mercato.I primi a parlare sono stati testimoni e una fonte sanitaria sentiti dall’agenzia France Presse nella notte tra lunedì e martedì: 21 morti e 40 feriti, gente colpita mentre comprava cibo e beni di prima necessità. Martedì Medici senza frontiere, che sostiene l’ospedale universitario di Nyala, ha contato 36 corpi arrivati in obitorio, 21 dei quali in abiti civili, e circa 150 feriti passati dai suoi reparti. L’organizzazione parla di «devastazione totale» e indica l’esercito come responsabile.Poi la cifra è salita. Il ministro della Sanità del governo parallelo «Tasis», che i paramilitari hanno installato a Nyala, ha detto a Radio Tamazuj, emittente sudanese indipendente in esilio, che «un drone ha colpito il mercato di Tanqong uccidendo 102 civili e ferendone 113», e che tutti gli ospedali della città sono stati messi in allerta. Il comunicato delle Forze di supporto rapido arriva a 188 morti e 356 feriti. Il direttore della Darfur Victims Organization, un’associazione di vittime, riferisce di testimoni che hanno visto droni colpire le persone «mentre facevano la spesa e la colazione».Quattro bilanci, nessuno sovrapponibile. A Nyala non ci sono giornalisti stranieri e il Darfur, dall’aprile 2023, quando esercito e paramilitari hanno cominciato a spararsi, è quasi inaccessibile: le cifre arrivano dagli ospedali, dalle ong e da chi governa la città. Su un punto le versioni coincidono: l’ordigno è caduto su un mercato civile, nel quartiere più popolare della periferia.La capitale dei paramilitariNyala è il centro amministrativo e militare delle Forze di supporto rapido e la sede dell’esecutivo parallelo che rivaleggia con il governo riconosciuto dalla comunità internazionale, sostenuto dall’esercito. Colpirla significa colpire la pretesa dei paramilitari di governare metà del Paese. L’aviazione la bombarda con regolarità, e il 17 ottobre lo schema era stato lo stesso: l’esercito aveva annunciato di aver ucciso «decine» di combattenti nemici colpendo «posizioni e centri di comando», mentre i paramilitari denunciavano un drone sul mercato del bestiame, con 30 civili morti tra cui 17 donne e 5 bambini.Lunedì sera i raid hanno toccato più punti della città e hanno causato decine di morti anche tra i combattenti paramilitari. Il capo dell’esercito, generale Abdel Fattah al-Burhan, ha promesso di riprendere «ogni centimetro» del territorio controllato dai rivali. Negli stessi giorni altri droni hanno colpito centrali elettriche, lasciando al buio la capitale Khartoum.Il punto che non torna resta la sproporzione tra la versione militare dei raid, sempre descritti come attacchi a obiettivi armati, e le liste dei morti che escono dagli ospedali in abiti civili. Emergency Lawyers chiede che a stabilirlo sia un’inchiesta indipendente. La guerra, secondo il monitor Acled, ha ucciso finora almeno 59.000 persone; 825.000 bambini sono in malnutrizione acuta.