Il G20 degli Esteri si chiude ad Atlanta senza intesa: gli europei rifiutano la foto con Lavrov

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ATLANTA — Due giorni di lavori, venti delegazioni e nessun comunicato finale. I ministri degli Esteri del G20 hanno chiuso sabato ad Atlanta una riunione in cui il padrone di casa, il segretario di Stato americano Marco Rubio, sedeva allo stesso tavolo del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, invitato da Washington, e degli europei che non hanno voluto farsi fotografare con lui. Sul tavolo la guerra in Ucraina, la libertà di navigazione negli stretti e la prospettiva di un nuovo intervento militare americano in Iran.L’esito è una dichiarazione del solo presidente di turno, diffusa da Rubio, al posto del documento condiviso, riferisce l’Associated Press citando diplomatici presenti. «Non fingerò con voi oggi che siamo vicini a trovare soluzioni universalmente accettate a questi problemi», ha detto Rubio nella conferenza stampa finale. Il giorno prima aveva parlato di una prima giornata «molto produttiva» e di un «momento critico» per «le fondamenta essenziali dell’ordine economico globale».La frattura si è vista venerdì, quando la foto di famiglia è saltata. Diverse delegazioni europee hanno rifiutato di posare accanto a Lavrov e gli organizzatori americani hanno cancellato la sessione, secondo due funzionari Usa. «Non sono l’unico a non volersi fare fotografare con Lavrov», ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski, che ha definito l’annullamento «la decisione giusta». Una fonte del governo britannico: «Non avremmo partecipato ad alcuna foto ufficiale con il ministro degli Esteri russo».L’alta rappresentante Ue per la politica estera Kaja Kallas ha spiegato così il rifiuto: «Non dobbiamo normalizzare i crimini di guerra attorno a questo tavolo». In sala, ha raccontato, Lavrov «ha messo sul tavolo molte bugie e molte narrazioni false», che gli europei dicono di aver smontato subito dopo. Kallas ha ricordato che luglio, agosto e settembre sono stati i mesi più letali per i civili in Ucraina e ha chiesto un cessate il fuoco nel Mar Nero. Da Lavrov, ha aggiunto, nessun segnale di apertura a concessioni.Il discorso di MilibandIl passaggio più duro lo ha pronunciato il ministro degli Esteri britannico Ed Miliband, rivolgendosi direttamente al collega russo in plenaria. «Sappiamo tutti chi è l’aggressore in questa guerra. Proprio ieri i vostri droni hanno attaccato e ucciso 15 persone», ha detto, riferendosi al colpo sulla ferrovia di Dnipro. Poi: «Putin pensava allora che avrebbe vinto facilmente questa guerra. Ma voi non la state vincendo». E ancora: «Se aveste il coraggio di dire la verità, direste a Putin che non sta vincendo e non vincerà».Lavrov non ha replicato a Miliband nel corso della giornata. Della foto cancellata ha parlato come di «diplomazia da foto di famiglia». Ad AFP ha raccontato invece un colloquio «piacevole» con Rubio a margine, sulla cooperazione tra Mosca e Washington, e ha ribadito la linea del Cremlino: la Russia non permetterà che l’Ucraina diventi «una minaccia militare per i legittimi interessi di sicurezza della Federazione Russa».Sabato Rubio ha riunito i ministri di Australia, India e Giappone, il formato a quattro dell’Indo-Pacifico, e ha presieduto la sessione finale dedicata alle catene di approvvigionamento e alla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, nel Mar Rosso, nel Mar Nero e nel Mar Cinese Meridionale. Nei corridoi l’Arabia Saudita, membro del G20, seguiva in allerta le voci di un nuovo intervento militare americano contro l’Iran.Lavrov è arrivato negli Stati Uniti il 30 ottobre, su invito americano, mentre l’amministrazione Trump ha rinunciato a nuove sanzioni contro Mosca e ha sospeso temporaneamente parte dell’assistenza logistica e di intelligence a Kiev, pur approvando un nuovo pacchetto di missili Patriot per l’Ucraina. Washington ha invitato anche Vladimir Putin al vertice dei leader del G20 di dicembre a Miami, dove potrebbe incontrare Donald Trump.Washington ha usato il G20 per tenere aperto il canale con Mosca in vista di Miami, e gli europei hanno usato lo stesso tavolo per dire che quel canale non vale come un’assoluzione. Kallas lo ha ammesso con rammarico: «Per ora non stiamo mandando messaggi molto chiari».