Nuovo Codice della strada: guerra alle auto fantasma e alla beffa dei prestanome

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Immaginate un uomo di 65 anni senza una casa, senza un lavoro e con le tasche vuote. Sulla carta, però, quell'uomo possiede un parco auto da fare invidia a un magnate: 914 macchine. Non è una favola, ma un caso reale scoperto qualche anno fa dalla Polizia di Stato durante un banale controllo stradale. E' il mondo dei prestanome professionali, una rete di persone indigenti o con redditi pari a zero a cui le organizzazioni criminali intestano decine, se non centinaia, di veicoli. Per chi delinque, queste auto fantasma sono un bene strategico irrinunciabile. Perché permettono di muoversi, spostare merce e commettere reati, schermando del tutto la vera identità di chi sta al volante e mettendo sotto scacco gli investigatori.Arriva la stretta del Codice della stradaLa politica e il legislatore hanno deciso di piantare un paletto per chiudere questa voragine, riscrivendo le regole nel nuovo Codice della strada. D'ora in poi si partirà da una presunzione di intestazione simulata, che, tradotto in soldoni, significa una cosa sola. Se un privato cittadino inizia ad accumulare una flotta di macchine spropositata rispetto alla sua dichiarazione dei redditi, lo Stato, giustamente, si insospettisce e chiede spiegazioni.La stretta si concentra sulle vetture di categoria M1 per uso proprio, quelle classiche pensate per trasportare persone con un massimo di otto posti oltre al guidatore. Se una persona fisica si ritrova già intestata almeno venti auto di questo tipo e bussa agli sportelli per immatricolarne un'altra, il campanello d'allarme suona in automatico e la pratica si arena.A quel punto, la palla passa direttamente al richiedente, che deve tirare fuori le prove per dimostrare che dietro a quel garage spropositato c'è una logica vera e pulita. Le strade per sbloccare la situazione sono fondamentalmente due: o si dimostra di avere un Isee che supera i cinquantamila euro, mostrando quindi di avere le spalle larghe e il portafoglio gonfio a sufficienza per mantenere una flotta simile, oppure si mette nero su bianco che quei mezzi servono a mandar avanti un'azienda vera o a far viaggiare i volontari di un'associazione iscritta al Runts, il Registro unico nazionale del Terzo settore.Controlli veloci senza inventarsi nuove task forceIl bello, o per meglio dire la particolarità tecnica di questa mossa, è che non serve tirare su una super burocrazia o inventarsi di sana pianta nuovi corpi di ispettori. A spiegarlo nero su bianco è la relazione tecnica allegata al decreto, che taglia la testa al toro. Zero nuove banche dati, zero agenzie di controllo create ad hoc e zero task force dedicate che pesano sulle casse pubbliche.Gli uffici lavorano esattamente con quello che hanno già in mano, sfruttando gli strumenti che la legge mette loro a disposizione ogni giorno. Quando arriva la richiesta, l'impiegato fa una semplice interrogazione sull'Archivio nazionale dei veicoli per contare al volo quante macchine risultano aggirarsi già attorno al codice fiscale del richiedente.Se scatta la soglia critica, tocca al cittadino presentare le carte giuste per smontare il sospetto. Gli uffici non devono mettersi a fare gli investigatori privati o imbastire lunghe inchieste. Si limitano a guardare i documenti portati dall'interessato o a pescare i dati già presenti nei circuiti pubblici, come le certificazioni Isee o le verifiche al ministero del Lavoro per chi sventola la bandiera del volontariato. Tutto a costo e a struttura invariati, ma con un filtro in più per chi pensava di continuare a usare i clochard come scudo per i propri affari sporchi. E qui una domanda me la pongo però. Ma questa mossa non si poteva effettuare prima? Intanto vediamo se funzionerà.Il TOP Android senza compromessi? Samsung Galaxy S25 Ultra, in offerta oggi da eBay a 713 euro oppure da Productpine.com a 756 euro. CLICCA QUI PER CONTINUARE A LEGGERE