Il Senato francese fa pagare i danni ai manifestanti: fino a 10.000 euro, prelevati anche dagli assegni familiari

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PARIGI — Chi paga i vetri rotti del 17 ottobre? Il Senato francese ha risposto mercoledì, con 229 voti a favore e 105 contrari: i manifestanti, fino a 10.000 euro a testa, prelevati se necessario dagli assegni familiari e dagli aiuti alla casa. La legge, approvata in seconda lettura grazie alla maggioranza di destra e centro, passa ora all’Assemblea nazionale, dove nessuno schieramento ha i numeri e nessuna data d’aula è stata fissata.Il voto arriva tre giorni prima di sabato 31 ottobre, terzo round di manifestazioni nazionali che il presidente Emmanuel Macron ha definito «ad alto rischio», e dopo che Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, estrema destra, favorita nei sondaggi per le presidenziali di primavera, ha dato il suo sostegno al testo. Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez lo ha difeso in aula, riferisce l’Agence France-Presse: «Non possiamo più permettere che la stragrande maggioranza dei nostri concittadini paghi per una minoranza di vandali».Chi è un vandalo e chi un manifestante? È il punto che ha diviso l’aula. Il testo introduce una responsabilità solidale per chi ha «partecipato consapevolmente» a un gruppo formato per commettere atti di vandalismo, e la estende a chi resta «volontariamente» in un assembramento pericoloso dopo due intimazioni di scioglimento della polizia. Per il senatore comunista Fabien Gay è «una farsa giuridica che confonde deliberatamente manifestanti e rivoltosi». Dai banchi della maggioranza, il senatore centrista Olivier Bitz ha riconosciuto il rischio: «Non dobbiamo dare l’impressione che questa legge criminalizzi un passante o un manifestante pacifico».Che cosa si può pignorare? In seconda lettura i senatori hanno allungato la lista: oltre agli aiuti alla casa, il complemento familiare, l’assegno per il rientro a scuola e il bonus occupazione. Amnesty International France ha chiesto il ritiro del testo: sequestrare quelle somme, ha detto lunedì la responsabile Nathalie Godard, avrebbe «conseguenze disastrose» e spingerebbe «famiglie già emarginate ancora più nella povertà». La senatrice dei Verdi Mélanie Vogel parla di «punizione collettiva».Quanto valgono i danni? Il 17 ottobre circa 550.000 persone hanno sfilato in decine di città, 110.000 a Parigi. Il ministero dell’Interno ha contato quasi 2.400 arresti e quasi 1.000 tra poliziotti e gendarmi feriti, secondo Reuters. A Limoges è stato incendiato il municipio, a Bordeaux una folla mascherata è entrata nella residenza del prefetto. Le camere di commercio stimano oltre 2.000 imprese colpite e un conto di centinaia di milioni di euro; Carrefour, con 50 punti vendita presi di mira, prevede un impatto sui risultati del 2026 tra 80 e 200 milioni.Il busto di MarianneBasterà la legge a tenere la piazza? Lunedì Macron è andato a Marsiglia, dove una ventina di persone era entrata nel municipio prima di essere respinta dalla polizia: vetrata rotta, graffiti, il busto di Marianne danneggiato. «A Marsiglia, come altrove, non c’erano abbastanza poliziotti. Non avevamo affatto previsto la violenza del 17 ottobre», ha detto dopo il colloquio con il sindaco Benoît Payan. Ha annunciato che i cortei saranno tenuti fuori dai centri città e un fondo per le imprese colpite, e ha aggiunto che lo stato d’emergenza non è «escluso né tabù» se la situazione peggiora.Il governo ha affiancato alla legge altri due strumenti: divieti individuali di manifestare per le persone più violente e un testo, votato martedì sera dal Senato, che permette di chiedere la rimozione rapida dei contenuti social che incitano «all’insurrezione o a prendere le armi contro lo Stato». «Mentre parliamo circolano appelli per sabato prossimo che sono appelli all’insurrezione», ha detto Nuñez. «Sono quei contenuti che vogliamo rimuovere».La sinistra accusa il governo di «deriva autoritaria» ai danni della libertà di manifestare. All’Assemblea nazionale, dove il testo dovrà tornare, i gruppi di opposizione non hanno ancora preso una posizione ufficiale. Il primo banco di prova è sabato 31 ottobre: il terzo sabato consecutivo di cortei nazionali, il primo con i percorsi deviati dai centri città.