Clima: 710mila morti per il caldo estremo nel 2023, l’allarme

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Altro che fake news: dati alla mano, il cambiamento climatico si sta rivelando un killer davvero insidioso da fermare. Tanto che ormai gli esperti chiedono che venga dichiarato un’emergenza sanitaria globale, anche perché molti degli impatti sulla salute stanno superando la velocità delle misure messe in campo per contrastarlo. D’altra parte anche l’estate 2026 ha fatto segnare nuovi pesanti record sul fronte delle temperature estreme, con un impatto che – almeno in Italia – è stato contenuto rispetto ad altri Paesi europei, ma si è concentrato sui grandi anziani.Ebbene, il decimo rapporto sugli indicatori del ‘Lancet Countdown on Health and Climate Change’ suggerisce che alcuni dei danni alla salute causati dal cambiamento climatico siano aumentati più rapidamente nel decennio successivo all’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi (2016–2025), rispetto a quello precedente (2006–2015). Insomma, il clima cambia e noi non teniamo il passo. Pensiamo che, a livello globale, la media annua dei decessi correlati al caldo è aumentata di quasi il 36% dopo l’introduzione dell’Accordo di Parigi. E solo nel 2023 il caldo è stato associato al numero record di 710.000 decessi. Un bilancio che sale a ben 3 milioni di vittime tra il 2016 e il 2023.E se vi state chiedendo di chi sia la colpa, il report lo scrive nero su bianco: oltre il 70% di questo bilancio è attribuibile al cambiamento climatico di origine umana. “Il problema non è la crisi climatica in sè, ma il fatto che abbiamo fatto poco o niente finora”, dice a LaSalute di LaPresse l’epidemiologo del Campus Bio-Medico Massimo Ciccozzi. “Pensiamo alle arbovirosi, ma anche all’aumento dei tumori o al caldo estremo e alla siccità. Se non prendiamo subito provvedimenti importanti per tutelare le risorse idriche, avremo seri problemi non solo in Africa, ma anche in Europa del Sud, Italia inclusa. L’acqua potabile e i vaccini hanno salvato più vite umane nella storia, ma se continua così avremo un serio problema”, afferma Ciccozzi.Caldo, siccità e saluteSi tratta di un classico problema One Health: nel 2025 una grave siccità ha colpito quasi il 52% delle terre emerse per almeno un mese (il secondo dato più alto mai registrato). Parallelamente, una nuova analisi basata su dati satellitari indica che, dal 2003, l’80% delle terre emerse ha subito significative variazioni nei livelli di riserve idriche sotterranee, con un’alternanza tra condizioni di crescente aridità e maggiore umidità, con ripercussioni sulla sicurezza alimentare e sui servizi igienico-sanitari.Energia pulita, l’impatto sulla qualità dell’ariaEppure nel 2025 gli investimenti in energia pulita hanno raggiunto la cifra record di 2,1 trilioni di dollari – quasi il doppio rispetto a quanto investito nei combustibili fossili – e il miglioramento della qualità dell’aria ha evitato circa 323.000 decessi all’anno in almeno 77 Paesi, dove l’inquinamento atmosferico derivante dai combustibili fossili è diminuito dal 2016. Qualcosa, però, non sta funzionando: i combustibili fossili coprono ancora oltre l’80% del fabbisogno energetico mondiale. E le 100 maggiori aziende di petrolio e gas sono sulla buona strada per superare, entro il 2040, i livelli di produzione compatibili con l’obiettivo di 1,5°C del 150% (un dato in crescita rispetto al 138% registrato l’anno precedente). L’appello degli esperti e il nuovo documento chocEcco perché si chiede che il cambiamento climatico venga formalmente riconosciuto e affrontato come un’emergenza sanitaria globale e che la salute sia posta al centro di ogni decisione in materia climatica, dalla riduzione delle emissioni alle priorità di finanziamento. Ma di che esperti parliamo? Il decimo rapporto annuale del ‘Lancet Countdown’, coordinato dall’University College London (UCL) e realizzato in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oma), è il frutto del lavoro di 146 ricercatori multidisciplinari provenienti da oltre 100 istituzioni in più di 30 Paesi. Pubblicato in vista della 31ª Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite (COP31), il documento monitora 54 indicatori relativi agli impatti del cambiamento climatico sulla salute e agli effetti delle azioni climatiche. Tra questi figurano quattro nuovi indicatori introdotti quest’anno, che riguardano: la disponibilità idrica nel suolo (indicatore 1.2.2), la valutazione dell’impronta di gas serra del settore sanitario (indicatore 3.5.2), i finanziamenti per la ricerca scientifica sul legame tra clima e salute (indicatore 4.3.4) e l‘integrazione della salute nelle politiche legislative relative al cambiamento climatico (indicatore 5.5). Morti di caldo per colpa del clima: la stimaIl rapporto include inoltre un indicatore aggiornato sull’attenzione dei media al tema (indicatore 5.1). Ma soprattutto, per la prima volta, stima la quota di decessi correlati al caldo attribuibili al cambiamento climatico di origine antropica (indicatore 1.1.5). “A un decennio dall’Accordo di Parigi, i risultati delle nostre analisi sono inequivocabili: i danni alla salute causati dal cambiamento climatico stanno aumentando più rapidamente di quanto il mondo stia reagendo, e in molti casi il fenomeno sta addirittura accelerando”, evidenzia la professoressa Marina Romanello, direttrice esecutiva di Lancet Countdown, presso l’University College di Londra. “Sono stati compiuti progressi concreti nell’ambito dell’energia pulita, della preparazione dei sistemi sanitari e delle normative a tutela della salute; iniziative che stanno già portando benefici alle comunità locali. Tuttavia, tali progressi sono stati troppo lenti, troppo limitati e non stanno raggiungendo chi ne ha più bisogno. Per questo chiediamo che il cambiamento climatico venga formalmente riconosciuto come un’emergenza sanitaria globale, ponendo la salute al centro di ogni decisione in materia climatica”, spiega.Molti danni alla salute accelerano rispetto a dieci anni faIl caldo estremo non è una novità. Tra il 2016 e il 2023 il caldo è stato associato a una media stimata di 540.800 decessi all’anno; di questi, il 68% (369.900) è riconducibile al cambiamento climatico, una percentuale in crescita rispetto al 55% (219.100 decessi annui) registrato nel periodo 2006–2015. Nel solo 2023, l’anno più caldo del periodo in esame, il caldo è stato collegato a un numero record di 710.000 decessi stimati – una cifra superiore a quella causata da malaria o Hiv – di cui il 71,5% attribuibile al clima che cambia. Si stima che tra il 2016 e il 2023 il cambiamento climatico abbia provocato quasi 3 milioni di decessi legati al caldo.Un bilancio pesante anche dal punto di vista economico: il caldo ha ridotto la capacità delle persone di lavorare in modo produttivo, causando all’economia globale una perdita stimata di 1,07 trilioni di dollari di reddito potenziale.Il cambiamento climatico impatta su campi e agricoltura. Un’invasione di cavallette (AP Photo/Tony Gutierrez)Questo articolo Clima: 710mila morti per il caldo estremo nel 2023, l’allarme proviene da LaPresse