“Scelte scellerate, che affossano deliberatamente un settore che si ritrova davanti a una richiesta di 12,5 miliardi di euro a causa di tetti di spesa inadeguati e di sforamenti prodotti dalle Regioni“. A Fabio Faltoni, presidente di Confindustria Dispositivi Medici, decisamente non è andato giù il testo della legge di Bilancio. Vedremo gli imprenditori in piazza? “Avvieremo azioni legali e proteste per difendere il settore contro le scelte scellerate del Governo a cui chiediamo, insieme al Parlamento, un intervento correttivo urgente”, promette Faltoni, annunciando la mobilitazione della filiera.Tra i punti critici, la certificazione degli importi relativi al 2019-2023, da pagare entro luglio 2027, il conseguente inserimento nel conteggio anche degli anni della pandemia da Covid-19 e il ritocco dei tetti di spesa di “un inconsistente 0,1%”. Anche Conflavoro Pmi Sanità critica con forza l’impostazione dell’articolo 73 della Manovra 2027-2029, che conferma il meccanismo del payback sui dispositivi medici e ne programma il recupero per il periodo 2019-2023 fino al 2031, “senza prevedere franchigie o esenzioni per le micro e le piccole imprese”.La Manovra e il conto insostenibile per le imprese dei dispositivi medici“La Manovra ci considera come il soggetto chiamato a sostenere oneri che non dipendono dalla nostra gestione, presentando un conto insostenibile, causato dagli sforamenti delle Regioni su cui le aziende non possono fare nulla”, rincara la dose Faltoni, giudicando questo approccio “inaccettabile: il Governo affossa così deliberatamente un intero comparto, che garantisce ogni giorno prevenzione, diagnosi, cura e salute a milioni di Italiani. I cittadini ne prendano atto”.Sulle aziende del settore una stangata da 12,5 mld di euro“Secondo le nostre stime, il payback relativo al periodo 2019 – 2029 costerà alle imprese complessivamente circa 12,5 miliardi di euro e il Governo ha scelto di non fare nulla, anzi: ha ritoccato i tetti di un inutile 0,1% che ha il sapore della beffa senza agire sulle cause. Ci troviamo davanti a una richiesta sul pregresso di 520 milioni di euro per ciascuno dei prossimi 5 anni con un payback che cresce in media di ben 1,5 miliardi l’anno”, rimarca il numero uno di Confindustria Dispositivi Medici. “È un meccanismo economicamente insostenibile e profondamente ingiusto. Le Pmi non possono diventare il bancomat delle Regioni”, gli fa eco Gennaro Broya de Lucia, presidente di Conflavoro Pmi Sanità.Per Faltoni “è surreale che questo provvedimento arrivi a seguito della pubblicazione dell’ordinanza del Consiglio di Stato in cui si rinvia alla Corte europea la tematica payback, riscontrando quattro gravi motivi di incompatibilità”, conclude Faltoni.Imprese in rivolta contro i commi dell’art. 73“Non resteremo in silenzio: se non saranno stralciati, durante l’iter parlamentare della Manovra, i commi da 2 a 6 dell’art. 73, impugneremo le scelte del Governo in tutte le sedi competenti, per difendere le nostre imprese e i loro lavoratori. Il settore non può più limitarsi ad appelli inascoltati. Cosa faranno le aziende dei dispositivi medici? “Annunciamo, fin d’ora, una mobilitazione di tutta la filiera. Chiederemo conto al Governo e al Parlamento di scelte che mettono a rischio investimenti, ricerca, posti di lavoro e, in ultima istanza, l’accesso dei cittadini alle tecnologie sanitarie”, chiosa Faltoni.Questo articolo Payback per i dispositivi medici, la stangata da 12,5 mld e l’ira delle imprese proviene da LaPresse