Trump: «Rispetterò il voto se sarà onesto». Il Dipartimento di Giustizia chiede di bloccare 405 schede a Seattle

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SEATTLE — «Lo farò, se saranno elezioni oneste». Donald Trump ha risposto così, oggi, ai giornalisti che gli chiedevano se rispetterà il risultato del voto di metà mandato del 3 novembre, qualunque esso sia. A una settimana dalle urne, la frase del presidente arriva mentre il suo Dipartimento di Giustizia apre un nuovo fronte sulle schede: una lettera, 405 nomi, una scadenza a mezzogiorno di mercoledì (le 20 in Italia).La lettera, riferisce Reuters, è partita lunedì dai procuratori federali di Seattle e Spokane ed è indirizzata a Steve Hobbs, il segretario di Stato democratico che nello Stato di Washington sovrintende alle elezioni. Elenca 405 persone sospettate di non essere cittadine americane, alle quali il Dipartimento attribuisce circa 1.500 voti in consultazioni passate. La richiesta è di mettere da parte le loro schede e non contarle finché la cittadinanza non sia verificata. Senza risposta entro la scadenza, il governo chiederà a un giudice un provvedimento d’urgenza.Lo Stato di Washington vota interamente per posta e ha 5 milioni di elettori registrati. Il procuratore federale facente funzioni per il distretto occidentale, Charles Neil Floyd, ha presentato la lista davanti al tribunale federale di Seattle: «Abbiamo identificato oltre 400 non cittadini registrati che hanno votato in più elezioni. È solo la punta dell’iceberg». I nomi, ha spiegato, nascono da «contatti recenti» degli agenti federali, che ora controllano di routine se le persone che incontrano siano iscritte alle liste elettorali.Hobbs ha risposto. «Risponderemo solo a richieste che seguano il giusto processo», ha detto all’Associated Press. «Il tempismo di questa richiesta, una settimana prima delle elezioni generali, è senza dubbio inteso a gettare sospetti infondati sui risultati». Il suo ufficio ha aggiunto i conti: uno dei 405 record risale al 1994, e da allora nello Stato sono state espresse 113,5 milioni di schede; il sistema federale di verifica «segnala spesso come non cittadini dei legittimi cittadini americani». Una norma federale, inoltre, vieta di cancellare elettori dalle liste nei 90 giorni che precedono il voto.Il precedente della CaliforniaCon la lettera di Seattle la contestazione delle schede postali passa dalla California, dove è già davanti ai giudici, a un secondo Stato. In California il Dipartimento ha chiesto di bloccare il conteggio di circa 20.000 schede per posta. Lunedì sera la Corte d’appello del Nono Circuito, la giurisdizione federale della costa occidentale, ha respinto il ricorso d’urgenza per difetto di giurisdizione, osservando che l’emergenza invocata era in parte «auto-costruita». Ha dissentito il giudice Patrick Bumatay, nominato da Trump: «Avremmo dovuto inibire allo Stato di accettare e trattare schede probabilmente espresse da stranieri».La contea di Los Angeles ha controllato un campione di 200 nomi e ha trovato un’«alta percentuale» di persone che dichiarano di essere nate negli Stati Uniti. La settimana scorsa il Dipartimento ha incriminato in California 28 elettori, tutti residenti permanenti legali. Audit statali e studi indipendenti concordano da anni: il voto dei non cittadini è rarissimo e non ha mai alterato un esito elettorale.C’è poi l’Alaska. Trump ha detto oggi di aver dato lui stesso indicazione al Dipartimento di procedere con una causa per bloccare la certificazione del seggio al Senato se dovesse perdere il repubblicano uscente Dan Sullivan; il motivo addotto è la possibile confusione con un candidato omonimo, Daniel J. Sullivan. Nelle scorse settimane il presidente non ha escluso di dichiarare un’emergenza nazionale o di invocare l’Insurrection Act, la legge che permette di schierare l’esercito sul territorio nazionale. Nel settembre 2020 la sua portavoce di allora, Kayleigh McEnany, aveva detto che «il presidente accetterà i risultati di un’elezione libera e corretta».La senatrice democratica del Minnesota Tina Smith accusa Trump di «preparare il terreno» per «rubare» le elezioni. Finora i tribunali hanno respinto le richieste del Dipartimento di ottenere dati elettorali non oscurati, e il mese scorso un giudice federale ha archiviato una causa contro Hobbs. Le prossime scadenze sono a ore: nel pomeriggio californiano (le 22 in Italia) il giudice federale David Carter ascolta le parti sulle 20.000 schede; a mezzogiorno di mercoledì scade l’ultimatum a Seattle.