Etiopia, il premier Abiy Ahmed annuncia 12 caccia russi per la guerra nel Tigray: Mosca ne conferma 2

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ADDIS ABEBA — Il primo ministro etiope Abiy Ahmed, Nobel per la pace nel 2019, ha pubblicato oggi sui social le foto dei suoi ministri in tuta mimetica al centro di addestramento militare di Hurso, nell’est del Paese, dove si è esercitato anche lui. Tra loro la ministra delle Finanze, quella della Salute e la presidente della Camera alta del Parlamento. «I soldati hanno obiettivi, i civili hanno traguardi. Lo scopo di entrambi è la vittoria», ha scritto. Sopra quelle immagini resta la domanda aperta da mercoledì: quanti caccia russi ha davvero l’Etiopia?Dal vertice Russia-Africa di Mosca, il 28 ottobre, Abiy aveva annunciato la consegna dei «primi dodici» Su-35, caccia di generazione 4++, e l’arrivo di quattro batterie di difesa aerea S-400. Rosoboronexport, l’esportatore di armi dello Stato russo, ha detto a Reuters di avere consegnato quel giorno, in un aeroporto fuori Mosca, un primo lotto di due. Il divario pesa perché il Tigray, la regione settentrionale che ha già vissuto una guerra da mezzo milione di morti, è tornato in armi da cinque settimane: ieri un drone ha colpito un camion civile a Rama, dodici morti.Dove sono i caccia, e da quando volano? Abiy ha ringraziato Vladimir Putin, «caro amico dell’Etiopia», per una consegna arrivata con un anno di anticipo e ha scritto che i jet «appena schierati» difenderanno lo spazio aereo del Paese. Non ha detto quanto sia costato il contratto, dove siano basati gli aerei né quando arriveranno gli S-400. Secondo la rivista specializzata Aerospace Global News potrebbero essere i velivoli costruiti anni fa per l’Egitto, che vi rinunciò sotto la minaccia di sanzioni americane. Washington non ha reagito pubblicamente alla fornitura. Tra i dodici annunciati e i due consegnati, la deterrenza di Abiy è per ora sulla carta, mentre il fronte che dovrebbe dissuadere è già aperto.Perché ora? «Se non riusciamo a costruire questa capacità, sopravvivere come Paese nella nostra regione diventerà difficile. I Paesi con preparazione sufficiente non vengono sfidati facilmente», ha detto Abiy alla BBC in lingua amarica. L’Etiopia, sostiene, è il primo Paese dell’Africa subsahariana con caccia di questo livello; «dobbiamo costruire capacità non solo con i droni», ha aggiunto, e i droni comprati da Turchia e Cina furono decisivi nella guerra del 2020-2022. La cooperazione militare con Mosca è scritta in un accordo del luglio 2021. La Russia, sotto sanzioni occidentali per l’Ucraina, è il terzo fornitore di armi del continente, con il 15 per cento delle importazioni africane nel 2021-2025 secondo l’istituto di Stoccolma Sipri.Il fronte del TigrayContro chi serviranno? Il 23 settembre una coalizione di sette gruppi armati guidata dal Tplf, il Fronte di liberazione del popolo del Tigray che ha governato l’Etiopia per quasi trent’anni fino al 2018, ha attaccato l’esercito federale, con combattimenti estesi alle regioni di Amhara e Afar. In tre settimane i federali hanno rovesciato il fronte: il 3 ottobre hanno ripreso l’aeroporto di Mecelle, il capoluogo, e il Tplf ha annunciato di essersi «temporaneamente spostato» fuori dalla città. Poi sono cadute Adigrat, Axum e Adua, con raid aerei fino al confine eritreo.Chi ha colpito Rama? Il drone che ieri ha centrato il camion nel Tigray centrale, dodici morti e diversi feriti secondo il quotidiano etiope Addis Standard, non è stato rivendicato e il governo non ha commentato. Il Tplf, che dal 28 ottobre rivendica attacchi contro le truppe filogovernative nel nordovest della regione, non ha detto nulla neppure sui caccia russi; un suo comandante ha invocato in tv la prosecuzione della resistenza.E l’Eritrea? Addis Abeba accusa Asmara di sostenere il Tplf; Asmara nega e rovescia l’accusa. Il ministro dell’Informazione eritreo Yemane Gebremeskel sostiene che l’Etiopia conduca da tre anni «una guerra di aggressione non provocata» per impadronirsi di Assab, il porto sul Mar Rosso, e il 10 ottobre il suo governo ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell’Onu di condannare quella che chiama una dichiarazione di guerra. Abiy definisce l’accesso al mare «questione esistenziale». La presenza di truppe eritree in Tigray non ha avuto verifiche indipendenti.Il 16 ottobre il governo ha insediato un’amministrazione provvisoria di sei mesi per il Tigray, con la promessa di elezioni entro quella scadenza; il Tplf non ha risposto. Il 23 ottobre un funzionario di quell’amministrazione ha chiesto ai combattenti di deporre le armi. I comandanti del Tplf hanno promesso di riprendere i territori perduti.