Questa è la Cgil: l’indegna sciarpa indossata dal sindacalista

Wait 5 sec.

Che la Cgil funga da piede di porco dell’opposizione e si comporti da partito politico, non fa più notizia. E non è un’esagerazione: date le evidenze assurde e tetre che sto per raccontarvi, il fatto che Samuele Lodi (classe 1970, di Cento, in provincia di Ferrara) sia il nuovo segretario generale della Fiom-Cgil, eletto con quasi il 99% dei voti dell’assemblea generale a capo dei metalmeccanici e che succeda a Michele De Palma alla guida dell’organizzazione sindacale, quasi non rileva. Di certo passa in secondo piano.La vera notizia è che attraverso le immagini del congresso sindacale (adesso rimosse) che erano state diffuse sui canali ufficiali del sindacato – ringraziamo per la negligenza – abbiamo potuto vedere come il neo segretario, senza vergogna, si sia presentato sul podio con un accessorio-manifesto a dir poco indegno: a completare l’outfit dell’abito scuro e della cravatta rosso comunismo, faceva capolino una kefiah palestinese con due scritte obbrobriose. Da un lato la dicitura araba “Tufan Al’Aqsaa”, che significa “Diluvio di Al-Aqsa”, l’espressione che Hamas ha utilizzato come identificativo dell’attacco terroristico del 7 ottobre; dall’altro, “Il popolo vuole la liberazione della Palestina”. Questo è il manifesto ideologico che accompagna il nuovo corso dell’organizzazione. Voglio ripeterlo con chiarezza: una vergogna.Se questa possa essere considerata libera manifestazione del pensiero o rientri a pieno titolo nell’apologia del terrorismo, io questo non lo so. Ciò che invece appare sempre più nitida è la limpida saldatura tra il mondo di certa sinistra e il radicalismo islamico. Cgil fa sapere di non aver riconosciuto il significato delle scritte in arabo e che comunque quelle idee sono incompatibili col sindacato. Bene. Ma questo non cambia la sostanza: il neosegretario dei metalmeccanici onora l’istituzionalità di una cerimonia formale esibendo il nome dell’operazione che i terroristi diedero all’attacco nazista in cui uccisero 1200 persone e ne presero 251 in ostaggio. Ok, negli ultimi tre anni il propalismo è diventato grammatica di riconoscimento trendy: va di moda, è “fashionable”. Ed è ormai circostanza assodata che la causa palestinese, oltrepassando i confini della dimostranza militante, sia diventata farsa ed identità politica, un contenitore nel quale convergono movimenti di ogni genere, retoriche estremiste e alleanze fra ambienti accomunati dall’utilizzo del tema come veicolo dottrinale antioccidentale. Ma i difensori dei diritti dei lavoratori, che diavolo c’entrano?La follia della kefiah al collo del nuovo segretario della Fiom rappresenta il pubblico idillio tra il rappresentante di un sindacato-partito e il radicalismo islamico, una alleanza ideologica. Di comodo? Solo del momento? Difficile sostenerlo, dato che ho ragione di credere che ai lavoratori iscritti ai sindacati per la rivendicazione di battaglie serie sul lavoro, della Palestina non freghi assolutamente nulla. E per ricostruzione a contrario è da ribadire la nostra ferma convinzione che di quelle battaglie da combattere in nome e per conto di operai e lavoratori è proprio al sindacato-politico a non importargliene più niente, ecco perché sono scomparsi dai dibattiti politici di segretari e sigle rosse, sostituiti dalle bandiere della Palestina. Non è vero? Con l’Ilva a Taranto abbiamo appena perso 12mila posti di lavoro e questi pensano a Gaza. Vale la pena chiedersi se per Samuele Lodi abbia senso sostituire anche le vertenze sindacali con la fatwa.Un cavallo di Troia in purezza, stavolta col risvolto tragico di far danni ai lavoratori italiani, sempre più poveri e sempre più presi in giro da chi dovrebbe tutelarli. Sai come se la ridono, i terroristi.C’è un solo posto, per le persone che hanno a cuore il senso di civiltà (ed evidentemente anche i diritti dei lavoratori) dove ha senso stare e schierarsi: dalla parte opposta di questi personaggi.Francesco Catera, 31 ottobre 2026L'articolo Questa è la Cgil: l’indegna sciarpa indossata dal sindacalista proviene da Nicolaporro.it.