Spagna, il ministro dei Trasporti resiste dopo i 69 morti del treno: «La cosa facile sarebbe andarmene»

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MADRID — Óscar Puente, ministro dei Trasporti spagnolo, ha parlato venerdì per quasi un’ora dalla sala stampa del ministero, a Madrid, con le bandiere a mezz’asta per il secondo dei tre giorni di lutto nazionale. Fuori, dietro le transenne, centinaia di manifestanti, molti dell’estrema destra, reggevano uno striscione: «La Spagna non ce la fa più», e cartelli con la scritta «la corruzione uccide». Dentro, il ministro ha detto che non se ne va: «La cosa facile per me sarebbe andarmene, ma non è nel mio carattere né è ciò che mi ha chiesto il presidente del governo».Mercoledì alle 8.53, sulla linea ad alta velocità Madrid-Siviglia, nei pressi di Urda, paese della provincia di Toledo in Castiglia-La Mancia, un treno AVE dell’operatore pubblico Renfe diretto a Siviglia ha tamponato un convoglio della compagnia privata Iryo fermo sullo stesso binario. I morti sono 69, 50 persone restano in ospedale, 15 in condizioni gravi. A bordo dei due treni viaggiavano oltre 500 passeggeri, cittadini di fino a 27 Paesi secondo il premier Pedro Sánchez. È la seconda strage in nove mesi sulla stessa linea, dopo i 46 morti di Adamuz, in Andalusia, a gennaio; il 29 novembre la Spagna vota per elezioni anticipate.La dinamica ricostruita dagli investigatori nel rapporto preliminare di giovedì sera è questa. Un guasto informatico ha disattivato su 63 chilometri il sistema LZB, la protezione automatica di origine tedesca in servizio su quella linea dal 1992, e sei treni si sono fermati da soli. Il controllo è passato al centro di comando del gestore della rete Adif, nella stazione madrilena di Atocha. Alle 8.36, sei minuti dopo il guasto, i controllori hanno autorizzato l’AVE a ripartire «a velocità normale», senza il limite di 40 chilometri orari previsto dal protocollo per la marcia a vista; alle 8.41 lo stesso via libera è arrivato all’Iryo, che però non si è mosso. Un segnale è passato da rosso a verde e il sistema di frenata d’emergenza non è intervenuto. L’impatto è avvenuto tra i 160 e i 200 chilometri orari, con la motrice dell’AVE incastrata nella coda dell’altro treno. Gli audio delle comunicazioni tra controllori e macchinisti sono stati ottenuti dal quotidiano El País.Puente ha definito quell’ordine «inspiegabile» e ha detto che i controllori «avevano sotto gli occhi quello che stava accadendo», mentre i macchinisti non hanno colpe. Subito dopo ha frenato: «Non sono un giudice, non attribuisco responsabilità a nessuno, espongo i fatti»; «non userò nessun lavoratore come scudo». Ha ammesso che il sistema LZB si è guastato 170 volte dall’inizio dell’anno, una cifra a suo dire «dentro la normalità», e ha difeso la rete: «Non esiste un sistema sicuro al 100%».Il sindacato CSIF, che rappresenta il personale di Adif, chiede le dimissioni del ministro e «rispetto per l’inchiesta e la presunzione di innocenza del capo del traffico». Una dirigente sindacale, Raquel Ayllón, ha ribattuto che i controllori lavorano in condizioni difficili e che «quel che è incomprensibile è che il sistema di sicurezza si guasti regolarmente». Iryo contraddice la ricostruzione del governo: secondo fonti vicine alla società citate dall’agenzia Europa Press, il suo macchinista stava ancora parlando con Atocha e non aveva ricevuto l’ordine di ripartire quando è stato tamponato.Un mese al votoSánchez ha detto venerdì che la fiducia nell’alta velocità «è spezzata», che due tragedie simili in un anno sono «inaccettabili» e ha promesso «massima fermezza». Alberto Núñez Feijóo, leader dei popolari, giovedì al posto di comando avanzato aveva invitato a «rispettare i morti»; venerdì ha accusato il governo di non aver rinnovato un sistema di sicurezza «obsoleto»: «Se non si dimettono, li manderemo via con le urne». Il suo partito pretende la comparizione urgente di Sánchez in Parlamento e sostiene che Puente non debba nemmeno arrivare all’audizione della prossima settimana. Santiago Abascal, leader di Vox, unico a non sospendere la campagna, ha scritto su X: «Siamo in lutto anche noi, ma non aspettatevi che restiamo zitti».A un mese dalle urne la partita si gioca sul peso di quei sei minuti: il governo lo colloca nella sala di controllo di Atocha, l’opposizione nel mancato passaggio allo standard europeo ERTMS, ritardo che rimprovera anche Isabel Pardo de Vera, ex presidente di Adif. Per Yolanda Román, direttrice degli affari pubblici della società di consulenza Atrevia, «non ci sono vincitori in questa tragedia», ma «la cornice politica del voto è cambiata radicalmente» e i conservatori «potrebbero sentirsi più a loro agio».La Guardia Civil ha interrogato l’operatore che regolava il traffico sulla linea e ha identificato chi autorizzò la ripartenza. Procedono in parallelo l’inchiesta tecnica della commissione statale sugli incidenti ferroviari e quella del tribunale di Orgaz, senza conclusioni sulle responsabilità. Tra le vittime già identificate ci sono l’ex ministra del Lavoro Fátima Báñez, del Partito popolare, e la lunghista Julieta Gallego.All’Istituto di medicina legale di Toledo i familiari continuano a consegnare campioni di Dna per dare un nome agli ultimi corpi.