Usa, il Pentagono invita i Paesi baltici a moderare i toni sulla minaccia russa

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Il Pentagono avrebbe chiesto ad alcuni Paesi della NATO di ridimensionare le dichiarazioni pubbliche sulla minaccia militare rappresentata dalla Russia, nel timore che una retorica eccessivamente allarmistica possa contribuire ad aumentare le tensioni e compromettere la sicurezza europea. A riferirlo è l’agenzia Reuters, che cita quattro persone a conoscenza delle comunicazioni intercorse nelle ultime settimane tra funzionari statunitensi e rappresentanti degli alleati.Secondo le fonti, che hanno chiesto di mantenere l’anonimato, tra i governi destinatari delle sollecitazioni americane figurano Lituania, Lettonia ed Estonia. I tre Paesi baltici, membri della NATO e dell’Unione Europea, hanno assunto negli ultimi anni posizioni particolarmente ferme nei confronti di Mosca, sostenendo la necessità di rafforzare la difesa del fianco orientale dell’Alleanza.La richiesta attribuita ai funzionari del Dipartimento della Difesa statunitense non riguarderebbe necessariamente una revisione delle valutazioni militari sulla Russia, quanto piuttosto le modalità con cui tali valutazioni vengono comunicate pubblicamente. Secondo la ricostruzione di Reuters, alcune dichiarazioni di esponenti politici e istituzionali europei sarebbero state considerate controproducenti per la sicurezza del continente.L’iniziativa evidenzierebbe una differenza di approccio all’interno dell’Alleanza Atlantica. Per i governi baltici, la vicinanza geografica alla Russia e l’esperienza storica delle relazioni con Mosca rendono prioritario richiamare l’attenzione degli alleati sui rischi per la sicurezza regionale. Washington, secondo le indiscrezioni, starebbe invece cercando di evitare che le dichiarazioni pubbliche contribuiscano ad alimentare ulteriormente il confronto.La questione si inserisce nel più ampio dibattito europeo sulla possibilità di un futuro conflitto con la Russia e sulla necessità di rafforzare le capacità militari dei Paesi NATO. Negli ultimi anni diversi governi hanno annunciato programmi di riarmo e investimenti nella difesa, motivandoli con il deterioramento del quadro strategico seguito alla guerra in Ucraina.Le comunicazioni attribuite al Pentagono assumono quindi un significato politico rilevante. Se confermate, indicherebbero la volontà americana di distinguere tra preparazione militare e comunicazione pubblica della minaccia, evitando che gli avvertimenti rivolti alle opinioni pubbliche europee vengano interpretati come segnali di un confronto ormai inevitabile.Resta tuttavia da chiarire quale sia stata la portata effettiva delle richieste statunitensi e se esse riflettano un orientamento condiviso dall’amministrazione americana o iniziative condotte nell’ambito dei rapporti tra funzionari della difesa.La vicenda mette in evidenza una delle principali difficoltà dell’attuale fase delle relazioni tra Russia e NATO: mantenere un livello di deterrenza considerato credibile dagli alleati senza favorire un’escalation politica e militare. Un equilibrio particolarmente delicato per i Paesi dell’Europa orientale, che considerano la sicurezza dei propri confini una priorità nazionale.