LElon Musk immagina un futuro nel quale l’intelligenza artificiale e la robotica renderanno il lavoro facoltativo, la produzione di beni e servizi quasi illimitata e il denaro progressivamente superfluo. Il 29 ottobre il miliardario ha scritto sulla piattaforma X che risparmiare per un futuro lontano sarebbe inutile con l’arrivo di quella che definisce un’«abbondanza superintelligente». Una previsione che, se presa alla lettera, potrebbe influenzare decisioni economiche fondamentali per milioni di persone, dalla previdenza ai mutui, dalle spese per l’istruzione all’assistenza sanitaria.Si tratta tuttavia di uno scenario ipotetico, non di una trasformazione economica già dimostrata. La prospettiva di una società nella quale le macchine producano gran parte dei beni necessari non significa automaticamente che tutti possano accedervi gratuitamente. La capacità produttiva rappresenta soltanto una parte del problema. L’altra riguarda la proprietà delle infrastrutture, la formazione dei prezzi, la distribuzione della ricchezza e i meccanismi attraverso i quali i cittadini potranno disporre delle risorse necessarie per vivere.La contraddizione emerge proprio osservando gli investimenti richiesti dalla rivoluzione tecnologica annunciata da Musk. Il 25 ottobre Reuters ha riferito di un finanziamento da 40 miliardi di dollari prospettato dal miliardario per l’acquisto di processori Nvidia destinati a SpaceX. La stessa ricostruzione precisava che diversi aspetti dell’operazione non erano ancora stati chiariti.Al di là delle modalità finanziarie, l’ordine di grandezza evidenzia quanto capitale sia necessario per sviluppare le infrastrutture dell’intelligenza artificiale. Prima di rendere il denaro marginale, questa tecnologia richiede enormi investimenti in semiconduttori, centri di calcolo, sistemi di raffreddamento, reti elettriche e capacità industriale.L’economia dell’abbondanza, almeno nella sua fase iniziale, dipende quindi da risorse costose e concentrate nelle mani di un numero relativamente limitato di imprese. La scarsità non scompare, ma tende a spostarsi verso i componenti tecnologici, l’energia e le infrastrutture necessarie al funzionamento dei sistemi più avanzati.Lo stesso Musk ha richiamato l’attenzione sui rischi finanziari per le imprese impegnate nello sviluppo della capacità di calcolo. Le società che non dispongono di ricavi sufficientemente solidi potrebbero incontrare crescenti difficoltà nell’accesso al credito, soprattutto in presenza di investimenti elevati e tempi incerti per il recupero dei capitali.La competizione tecnologica non riguarda quindi soltanto la capacità di sviluppare algoritmi più avanzati, ma anche la possibilità di finanziare infrastrutture sempre più onerose e di sostenerne i costi operativi nel lungo periodo.Musk ha inoltre indicato il 2030-2031 come possibile orizzonte nel quale l’intelligenza artificiale potrebbe superare la capacità intellettuale collettiva dell’umanità. Anche questa previsione deve essere considerata per ciò che è: una valutazione personale, non una scadenza scientificamente accertata.Non esiste infatti una misura universalmente condivisa dell’intelligenza collettiva umana, né una metodologia che permetta di individuare con precisione il momento in cui una tecnologia potrebbe superarla. La rapidità dei progressi nell’intelligenza artificiale non elimina l’incertezza sulle sue capacità future, sulle conseguenze economiche e sui tempi della trasformazione.Gli investimenti, invece, rappresentano una grandezza più concreta. Reuters ha riportato per SpaceX una previsione di spesa in conto capitale compresa tra 35 e 40 miliardi di dollari nel quarto trimestre del 2026. Sono cifre che mostrano quanto la competizione nel settore dipenda dalla disponibilità di finanziamenti, dalla capacità di attrarre investitori e dalla sostenibilità economica dei progetti.L’intelligenza artificiale viene spesso descritta come una tecnologia immateriale, capace di operare attraverso programmi informatici e reti digitali. In realtà, il suo funzionamento richiede un’enorme base fisica. I centri di calcolo consumano elettricità, utilizzano sistemi di raffreddamento, dipendono dalla disponibilità di semiconduttori avanzati e necessitano di collegamenti affidabili con le infrastrutture energetiche e di telecomunicazione.La disponibilità di energia diventa così una componente strategica della competizione internazionale. Musk stesso ha indicato nella crescita insufficiente della capacità elettrica al di fuori della Cina uno dei possibili limiti all’espansione dei centri di calcolo.Per gli Stati, questa trasformazione introduce nuove questioni di sicurezza economica e autonomia industriale. I Paesi capaci di garantire elettricità affidabile, infrastrutture adeguate e condizioni favorevoli agli investimenti potranno attrarre una parte importante delle nuove attività produttive. Quelli maggiormente dipendenti da fornitori esteri rischiano invece di vedere ridotta la propria capacità di controllo su tecnologie destinate a diventare sempre più rilevanti.La competizione non si svolge soltanto tra imprese, ma coinvolge sistemi economici, territori e governi. La proprietà dei dati, dei processori, delle infrastrutture informatiche e delle piattaforme attraverso le quali vengono distribuiti i servizi digitali può trasformarsi in una leva di potere economico e politico.Anche l’eventuale riduzione del lavoro umano non comporterebbe automaticamente una distribuzione più equa della ricchezza. Musk ha evocato la possibilità di un reddito universale elevato, destinato a garantire benessere economico anche in una società caratterizzata da un’ampia automazione.Ma tra la prospettiva di una produzione quasi illimitata e la garanzia di un reddito per tutti esiste un passaggio fondamentale che rimane da definire. Chi dovrebbe finanziare i trasferimenti economici? Attraverso quali imposte o meccanismi redistributivi? Quali istituzioni avrebbero il compito di amministrarli e quali diritti potrebbero essere rivendicati dai cittadini?Un’impresa fortemente automatizzata può aumentare la produttività e gli utili riducendo contemporaneamente il numero dei lavoratori necessari. Se i benefici economici rimangono concentrati tra i proprietari delle tecnologie e del capitale, l’aumento della produzione non si traduce necessariamente in un miglioramento delle condizioni materiali dell’intera popolazione.La crescita della ricchezza complessiva e la sua distribuzione sono infatti fenomeni differenti. Per trasformare i guadagni di produttività in sicurezza economica collettiva servono decisioni politiche, strumenti fiscali e istituzioni capaci di regolare i rapporti tra capitale, lavoro e società.Per questo gli esperti di finanza personale interpellati da Business Insider hanno sconsigliato di abbandonare il risparmio previdenziale sulla base delle previsioni formulate da Musk. Le decisioni relative alla pensione, agli investimenti e alla protezione economica delle famiglie devono confrontarsi con condizioni reali, non con scenari tecnologici la cui realizzazione rimane incerta.La questione assume anche una dimensione geopolitica. Se la produzione di beni e servizi dovesse dipendere in misura crescente da sistemi automatizzati, la proprietà delle infrastrutture tecnologiche potrebbe diventare uno dei principali fattori di concentrazione della ricchezza.Le grandi imprese capaci di controllare processori, robot, centri di calcolo e piattaforme digitali disporrebbero di strumenti economici particolarmente rilevanti. Gli Stati sarebbero chiamati a stabilire come regolare queste attività, garantire la concorrenza, tutelare i cittadini e impedire che l’accesso alle tecnologie fondamentali dipenda esclusivamente dalle decisioni di pochi operatori.La promessa di una società nella quale nessuno sia costretto a lavorare per sopravvivere merita di essere discussa, soprattutto alla luce dei progressi dell’automazione. Ma confondere la capacità delle macchine di produrre con il diritto delle persone a beneficiare di quella produzione significa trascurare il problema centrale.L’abbondanza tecnologica non equivale necessariamente all’abbondanza economica per tutti. Un sistema produttivo può generare quantità crescenti di beni e servizi senza che la loro disponibilità sia distribuita in modo uniforme. Anche in presenza di una forte riduzione dei costi di produzione, l’accesso alle risorse continuerebbe a dipendere da regole economiche, rapporti di proprietà e decisioni politiche.Se energia, semiconduttori, robot e piattaforme resteranno concentrati nelle mani di pochi soggetti, la dipendenza economica potrebbe semplicemente assumere una forma diversa. Le persone non sarebbero necessariamente liberate dal bisogno, ma potrebbero dipendere in misura crescente da chi possiede e controlla le infrastrutture capaci di soddisfarlo.La vera questione non è quindi stabilire soltanto se l’intelligenza artificiale riuscirà a sostituire una parte significativa del lavoro umano. È comprendere chi controllerà la ricchezza prodotta dalle macchine e attraverso quali strumenti questa potrà essere distribuita.Il denaro potrebbe cambiare funzione in un’economia caratterizzata da una produttività molto più elevata. Ma il potere economico non scomparirà automaticamente insieme alla scarsità di determinati beni.La rivoluzione annunciata da Musk potrebbe trasformare profondamente il rapporto tra lavoro, capitale e produzione. Non potrà però eliminare, attraverso il solo progresso tecnologico, la questione della proprietà e della distribuzione della ricchezza.Forse il denaro cambierà funzione. Il potere, invece, non scomparirà con un aggiornamento del software.