BERLINO — Quattro auto su dieci in meno, in Cina, in un solo trimestre. Dietro il bilancio che Volkswagen ha presentato questa mattina c’è soprattutto quel numero: tra luglio e settembre il gruppo di Wolfsburg ha consegnato nella Repubblica Popolare 405.800 vetture, contro le 660.300 di un anno prima. Il conto finale è una perdita netta di 5,82 miliardi di euro, il peggior risultato trimestrale dalla fine del 2015, quando sui libri pesarono gli oneri del Dieselgate.Un anno fa, nello stesso periodo, il rosso era stato di poco più di un miliardo. La perdita operativa è salita a 5,9 miliardi, più del doppio di quanto si aspettavano gli analisti censiti da Visible Alpha, riferisce Reuters. I ricavi sono scesi del 6,3 per cento a 75,3 miliardi e le consegne mondiali del 14 per cento, a 1,89 milioni di veicoli.Il grosso del buco è contabile. Il gruppo ha iscritto nel trimestre circa 8 miliardi di oneri straordinari, di cui 6,4 miliardi per la svalutazione dell’avviamento di Porsche, la controllata delle auto sportive: una perdita di valore sulla carta, senza uscita di cassa. Ma anche al netto delle poste una tantum il margine operativo dei nove mesi si ferma al 3,8 per cento, contro un obiettivo dell’8-10 per cento da raggiungere entro il 2030. «Non è abbastanza nel lungo periodo», ha detto il direttore finanziario Arno Antlitz in un videomessaggio. «I risultati dei nove mesi rendono chiara una cosa: non possiamo permetterci di perdere tempo. Dobbiamo agire in fretta e con decisione».In Cina i costruttori locali hanno conquistato la fascia delle elettriche a basso prezzo, mentre il mercato delle auto a benzina, dove Volkswagen è più forte, si restringe. Il gruppo attribuisce il calo soprattutto alla contrazione del mercato termico, non solo alla concorrenza; le sue consegne di modelli elettrificati in Cina sono cresciute di circa il 30 per cento nel trimestre, una goccia rispetto alla frana del totale. Negli Stati Uniti, con la fine degli incentivi e i dazi, le consegne elettriche sono crollate dell’86 per cento.Volkswagen non è sola. Una settimana fa Volvo Cars ha perso il 30 per cento in Borsa dopo un calo del 40 per cento delle consegne cinesi, e il suo amministratore delegato ha detto che il mercato per le auto progettate in Occidente, in Cina, sta sparendo. «La perdita annunciata oggi da Volkswagen è un segnale d’allarme per l’intero settore, e dovrebbe esserlo anche per la politica», ha detto Moritz Kronenberger, gestore di Union Investment, uno degli azionisti del gruppo.Centomila posti e quattro fabbricheLa risposta di Wolfsburg è il piano dell’amministratore delegato Oliver Blume: 100.000 tagli nel gruppo, Audi e Porsche comprese, e fino a quattro stabilimenti tedeschi a rischio chiusura. Ad agosto Blume aveva definito la situazione «più che critica», con costi del 30 per cento superiori ai concorrenti. Il sindacato dei metalmeccanici IG Metall e il consiglio di fabbrica, guidato da Daniela Cavallo, si oppongono e non escludono scioperi dall’inizio del 2027; ai conti di oggi, per ora, non hanno risposto. Porsche non ha commentato la svalutazione.La Borsa ha reagito poco: il titolo, già vicino ai minimi da dieci anni, ha perso il 2 per cento in apertura e poi ha recuperato quasi tutto. Il mercato aveva in parte già scontato il colpo: a settembre il gruppo aveva annunciato 10 miliardi di oneri una tantum e tagliato la previsione di margine per il 2026 a non più dell’1 per cento.Il bilancio arriva mentre Blume chiede a Bruxelles difese commerciali più dure. In ottobre è salito sul palco con il ministro francese dell’Industria Sébastien Martin: «Ora è il momento in cui Francia e Germania devono lavorare insieme». I costruttori europei hanno accolto bene il piano della Commissione per un tetto alle importazioni di ibride cinesi. Sull’altro fronte, quello delle forniture, l’industria frena: secondo il South China Morning Post, le grandi imprese europee contestano DiversifyEU, lo strumento che potrebbe obbligarle ad allargare la base di fornitori nei settori chiave, e parlano di costi più alti e alternative inesistenti. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen replica che il piano sarebbe neutrale rispetto ai singoli Paesi. Pechino non ha commentato.Martin Sander, capo delle vendite del marchio Volkswagen, il 12 ottobre aveva detto che il crollo cinese resta una sfida per tutto il settore e che i nuovi modelli elettrici iniziano a farsi strada. Nei nove mesi il gruppo ha consegnato in Cina 1,38 milioni di auto, il 30 per cento in meno di un anno fa.