La pace in Terra Santa passa dalla responsabilità della politica internazionale, dal dialogo tra i popoli e dalla capacità di sostenere chi continua a vivere nei territori segnati dal conflitto. È il filo conduttore dell’incontro «Terra Santa, la pace possibile. Conflitti, dialogo interreligioso e ruolo dell’Europa», promosso da Gente di Milano, con la partecipazione di Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Partito democratico in Regione Lombardia, e di padre Francesco Ielpo, Custode di Terra Santa. A moderare il confronto è stato Fabio Pizzul, giornalista di Radio Marconi. Dal dialogo è emerso il quadro di una regione attraversata da insicurezza e incertezza, ma anche la necessità di non rinunciare alla speranza e di tradurla in iniziative concrete. Al centro, il ruolo dell’Europa, le responsabilità della comunità internazionale e l’importanza di mantenere aperti i canali di incontro tra le comunità.Ielpo: «Un tempo di fatica e di incertezza»Padre Francesco Ielpo ha descritto il clima che si respira nei territori della regione come segnato da una diffusa condizione di precarietà e attesa. «C’è un grande periodo di fatica e di incertezza sul futuro, di insicurezza, di desiderio di maggiore stabilità e di una convivenza pacifica», ha spiegato. Una situazione nella quale si vive «come una sorta di attesa, che qualcosa cambi e intervenga nella storia per dare una svolta positiva».Per il Custode di Terra Santa, la missione della Chiesa consiste anzitutto nel restare accanto alle popolazioni, anche quando le condizioni sembrano lasciare poco spazio all’azione. Ielpo ha ricordato una recente visita nei villaggi del nord della Siria, dove sono state riaperte due scuole dopo sessant’anni.«La nostra missione è di rimanere accanto», ha sottolineato, descrivendo la sensazione di impotenza come una condizione quotidiana con cui è necessario confrontarsi. Un’esperienza che, ha aggiunto, rafforza il proprio affidamento alla fede. In questo impegno, ha ricordato, è forte il sostegno della Chiesa universale, a partire dal Papa, e della comunità cristiana.Majorino: «È fallimento clamoroso dell’Europa»Sul piano politico, Pierfrancesco Majorino ha richiamato la necessità di un cambio di passo da parte delle istituzioni europee e nazionali. «Coltiviamo la speranza», ha affermato, osservando come le vicende politiche che riguardano Israele possano contribuire a determinare nuovi equilibri. Da parte delle istituzioni, ha aggiunto, si avverte l’urgenza di interventi che mettano al centro la persona, la pace e l’incontro tra i popoli.Majorino ha evidenziato anche il contributo dei progetti realizzati sul territorio lombardo, ma ha insistito soprattutto sulle responsabilità della politica internazionale. «Alla comunità internazionale serve un salto di qualità enorme. C’è stato un fallimento clamoroso dell’Europa, troppi balbettii, non c’è stato il protagonismo necessario», ha dichiarato, indicando anche nell’atteggiamento italiano elementi di ambiguità.Per il capogruppo del Pd in Regione Lombardia, la difficoltà nel costruire una relazione diversa tra i popoli è legata anche all’incapacità della politica di intervenire con sufficiente determinazione. Da qui il richiamo alla necessità di una «diplomazia dal basso», capace di affiancare l’azione istituzionale e di valorizzare le iniziative che nascono dalle comunità.Il rischio di abituarsi alla guerraIl confronto si è concentrato anche sulla necessità di superare una gestione delle crisi limitata a interventi temporanei o di facciata. «Ci stiamo abituando alla guerra e anche ai bilanci di guerra», ha osservato Majorino, chiedendo un protagonismo europeo più forte e una maggiore coerenza da parte dell’Italia.Secondo il rappresentante del Pd, l’Unione europea dovrebbe dotarsi di strumenti comuni più efficaci, a partire da una politica estera e di difesa condivisa. La risposta istituzionale, ha sostenuto, deve essere all’altezza delle iniziative che dal basso cercano di promuovere la pace, la convivenza e il riconoscimento reciproco tra le comunità.La speranza, in questa prospettiva, non può restare una dichiarazione di principio: deve tradursi in scelte politiche, strumenti diplomatici e interventi capaci di incidere sulle condizioni concrete delle popolazioni.I pellegrinaggi come segno di speranza per BetlemmePadre Ielpo ha richiamato l’attenzione anche sul valore della presenza dei pellegrini in Terra Santa, particolarmente importante per le comunità cristiane locali. Il ritorno dei visitatori, ha spiegato, rappresenta non soltanto un sostegno economico, ma anche un segnale di vicinanza e fiducia per chi continua a vivere in un contesto difficile.«La presenza dei pellegrini è sempre fonte di grande speranza», ha affermato. Vedere persone che scelgono di visitare questi luoghi «non solo genera economia, ma soprattutto speranza».Il pellegrinaggio assume così un significato che va oltre la dimensione religiosa e turistica: contribuisce a mantenere un legame tra la Terra Santa e il resto del mondo, sostenendo le comunità e contrastando il rischio di isolamento.«La politica torni ad ascoltare le persone»In conclusione, il Custode di Terra Santa ha rivolto un appello diretto alle istituzioni, invitandole a tornare protagoniste e a confrontarsi con la realtà vissuta dalle popolazioni. «Alla politica chiediamo di tornare a essere protagonista, poi chiediamo anche di venire qui, ad ascoltare le persone», ha dichiarato.Comprendere la situazione attraverso le notizie, ha osservato, non equivale a incontrare direttamente le persone, parlare con loro e ascoltarne le esperienze. La costruzione del dialogo richiede il coinvolgimento di tutti i soggetti, dalle istituzioni alle comunità religiose, fino alle realtà locali impegnate nella convivenza.È su questo terreno che si misura la possibilità di trasformare la speranza in un percorso concreto: un impegno condiviso nel quale la diplomazia internazionale, le iniziative dal basso e la presenza accanto alle popolazioni possano contribuire a costruire condizioni più stabili di pace.