BELGRADO — Due coltelli, la garitta davanti all’ambasciata israeliana, un gendarme ferito al volto e un ragazzo di sedici anni morto sull’asfalto. È la ricostruzione che il ministro dell’Interno uscente Ivica Dacic ha diffuso nella notte e che Reuters riferisce: poco dopo la mezzanotte di mercoledì un aggressore si è scagliato sull’agente di guardia gridando «Allahu Akbar» e lo ha colpito, il poliziotto ha estratto l’arma e lo ha ucciso.La polizia serba tratta il caso come «attacco terroristico» e ha portato il livello di allerta a «rosso», il massimo, con presenza rafforzata nei «luoghi chiave» della capitale. È il secondo assalto in poco più di due anni alla stessa sede, nel quartiere residenziale alto di Belgrado, non lontano dall’ambasciata americana, dopo quello con la balestra del giugno 2024.Il primo personaggio è l’agente, un uomo della Gendarmeria, il reparto speciale che presidia la sede con armi automatiche. La ferita è lieve, alla testa. In mattinata Dacic e il direttore generale della polizia lo hanno visitato in ospedale: le condizioni sono buone e le dimissioni sono previste in giornata.Il secondo è l’aggressore, e qui i contorni restano incerti. Dacic lo descrive come «un minorenne, di identità finora non determinata, che si ritiene ragionevolmente provenga da Šabac», città della Serbia occidentale sulla Sava a una settantina di chilometri da Belgrado. «Sebbene l’identità dell’aggressore non sia stata stabilita, i nostri servizi lo seguivano ed è noto che fosse un sostenitore dell’Isis», ha aggiunto il ministro. Sul suo profilo Instagram, secondo l’Associated Press, campeggiava la bandiera nera dello Stato islamico. Per Bloomberg avrebbe agito da solo. Nessuna rivendicazione è arrivata.I conti che non tornanoIl quadro ufficiale lascia aperte alcune domande. I servizi seguivano il ragazzo, ma a metà mattina il suo nome non era ancora stato reso pubblico. Il ministro non ha spiegato come un sedicenne già schedato sia arrivato con due coltelli fino alla garitta di una delle sedi più sorvegliate della città. Né ha detto se qualcuno lo abbia accompagnato o se la pista del lupo solitario sia definitiva.Da Gerusalemme il ministero degli Esteri, dopo un primo silenzio, ha diffuso una nota: la polizia locale ha «neutralizzato l’aggressore» e «non ci sono stati feriti tra i dipendenti della missione, che a quell’ora della notte era chiusa». «La questione è oggetto di indagine da parte delle autorità competenti», ha concluso il portavoce.Il precedente pesa sulla lettura di oggi. Il 29 giugno 2024 un uomo si era avvicinato più volte alla stessa garitta chiedendo dove fosse un museo, poi aveva estratto una balestra dalla borsa e colpito l’agente al collo. Il poliziotto aveva sparato e lo aveva ucciso. Anche allora Dacic parlò di «attacco terroristico contro la Serbia», mentre il presidente Aleksandar Vucic, al capezzale dell’agente, promise: «Non avremo pietà per il terrorismo in Serbia». Il premier di allora, Milos Vucevic, lo definì invece «il crimine di un individuo». Israele tenne l’ambasciata chiusa per giorni.Stavolta l’attacco cade su due Paesi in mezzo a un passaggio politico. In Serbia domenica 25 ottobre il movimento nato dalle proteste studentesche ha battuto alle elezioni anticipate il partito che aveva dominato per anni con Vucic, e il governo resta in carica solo per gli affari correnti: per questo Dacic è un ministro uscente. In Israele il voto si è tenuto il giorno prima dell’attacco, con il campo del premier Benjamin Netanyahu e l’opposizione testa a testa nelle proiezioni.Belgrado ha mantenuto rapporti stretti con Israele durante la guerra a Gaza, e le sedi israeliane nel mondo sono in allerta dall’ottobre 2023. L’inchiesta è ora nelle mani della procura serba, che dovrà stabilire chi fosse il ragazzo di Šabac, da quanto tempo fosse seguito e perché la sorveglianza non sia bastata. A metà mattina nessun arresto era stato annunciato.