“L’Ayatollah dei maranza è un obbrobrio giornalistico” | Giorgio Bianchi sul caso Youssef Siher

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Dopo le giornate di scontri a Milano tra il 17 e il 20 ottobre, con saccheggi in centro e una larga maggioranza di minorenni tra i fermati, la parola maranza ha occupato titoli e dibattiti. Tra gli identificati c’è un ragazzino italiano di 11 anni, non imputabile perché under 14. Il 24 ottobre è stato fermato Youssef Siher, trentenne indagato per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo per la gestione della pagina Instagram “Movimento 17 ottobre”: il suo ruolo dovrà essere accertato dall’inchiesta. Alcune prime pagine lo hanno descritto come “Ayatollah dei maranza”. Il giornalista Giorgio Bianchi interviene in diretta ai nostri microfoni.Periferie e comodità“Io sono assolutamente convinto che puntare il dito contro i cosiddetti maranza sia un qualcosa di assolutamente ridicolo. Il problema c’è, esiste non da oggi, ma non dei maranza stranieri: dei giovani che abitano le periferie, abbandonati a se stessi“.Dal’uscita di un liceo milanese, Bianchi ricorda una scena precisa: “Hanno praticamente tutti già un’uniforme, tute grigie o nere, scarpe da ginnastica, molti con il cappuccio in testa. Il sistema ti frega con la comodità: dove c’è la comodità in genere c’è sempre una fregatura, perché il decoro, la dignità costano sempre sacrifici”.La ‘mente’ delle piazze“Io veramente non posso che provare grande solidarietà per questa persona, perché mi immagino che cosa voglia dire finire in questo tipo di tritacarne. Come io qualche anno fa ero la mente dietro i putiniani d’Italia, sbattuto in prima pagina con tanto di foto”. E sul titolo del quotidiano: “L’Ayatollah dei Maranza è un obbrobrio giornalistico: non so a cosa c’entrino gli Ayatollah, che sono guide spirituali shiite”.Poi il caso del più giovane: “Io fino a poco tempo fa sapevo che i media dovessero tutelare i minori, tenere celate le loro identità. Sbatterlo in prima pagina in questo modo non penso che aiuti: una barbarie come se ne sono viste poche recentemente”.Sul futuro delle mobilitazioni, Bianchi non ha dubbi: “Le manifestazioni hanno un senso se c’è un progetto politico, se c’è un contropotere che organizza, se c’è una visione alternativa. Andare in piazza senza un progetto alternativo non fa altro che fare il gioco, e infatti lo stiamo vedendo in questi giorni: non si parla d’altro”.The post “L’Ayatollah dei maranza è un obbrobrio giornalistico” | Giorgio Bianchi sul caso Youssef Siher appeared first on Radio Radio.