Nel 2024 in Italia sono state 2.379 le nuove diagnosi di Hiv in Italia. Ma in 4 casi su 10 l’infezione è stata scoperta quando il sistema immunitario era già gravemente compromesso. Un problema, quello degli ‘inconsapevoli’ e del ritardo diagnostico, che emerge anche da un altro dato: l’83,6% delle nuove diagnosi di Aids ha riguardato persone che avevano scoperto la positività al virus nei sei mesi precedenti. Se la ricerca ha cambiato le prospettive dei pazienti, cronicizzando l’infezione, in assenza di interventi aggiuntivi la spesa annuale per la gestione dell’Hiv potrebbe superare i 2,03 miliardi di euro entro il 2030, con un incremento del 3,6% l’anno e una quota pari a circa 1,4 miliardi di euro associata alle nuove infezioni potenzialmente evitabili.È quanto emerso a Roma dal report presentato all’incontro su “Hiv in Italia: costi e sfide per il Ssn – È possibile cambiare la traiettoria?”, organizzato da Cencora e ViiV Healthcare. “Oggi disponiamo di terapie che consentono alle persone con Hiv un’aspettativa e una qualità di vita paragonabili a quelle della popolazione generale, ma questi risultati dipendono da una diagnosi tempestiva e da una presa in carico continuativa”, ha sottolineato Massimo Andreoni, professore emerito di Malattie Infettive dell’Università Tor Vergata di Roma e membro del Consiglio Superiore di Sanità, autore della prefazione al report.“A ciò si affiancano strategie preventive altamente efficaci, come la PrEP long-acting, in grado di ridurre drasticamente il rischio di infezione e la trasmissione del virus in un setting specifico di popolazione, che per definizione è altamente a rischio e non adotta strategie di prevenzione di nessuna natura. Se pensiamo che mediamente una persona con Hiv durante gli anni di mancata diagnosi potrebbe potenzialmente trasmettere l’infezione almeno una volta, possiamo considerare i dati dell’analisi presentata conservativi rispetto al reale risparmio ottenibile”, ha detto lo specialista.Per Andreoni sarebbe opportuno prendere in considerazione il rafforzamento di azioni preventive su tutto il territorio nazionale. Un approccio che “può determinare un impatto favorevole anche sulle finanze del sistema sanitario”.Cambiare traiettoria all’Hiv“Gli strumenti per cambiare la traiettoria dell’Hiv esistono già: terapie efficaci, strategie di prevenzione innovative, un quadro normativo consolidato ed esperienze regionali che dimostrano come sia possibile ottenere risultati concreti”, ha detto Stefano Vella, professore aggregato di Salute Globale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e di Metodologia della Ricerca Clinica presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, autore del report. “La vera sfida è garantire che le soluzioni già disponibili siano accessibili in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Investire nella prevenzione, significa non solo ridurre il numero delle nuove infezioni e migliorare la qualità di vita delle persone, ma anche contribuire alla sostenibilità del Ssn”.Il documento individua infine alcune priorità, tra cui rafforzare la governance nazionale, ampliare l’offerta di test rapidi e di prossimità, garantire un accesso uniforme alla PrEP e aggiornare i percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta).Questo articolo Hiv, ritardo diagnostico e impatto sul Ssn: in un report l’esplosione dei costi proviene da LaPresse