L’India manda rinforzi nella valle del Siang, al confine col Tibet, dopo la rivolta contro la diga anti-Cina

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GUWAHATI — Le centinaia di agenti arrivati in questi giorni nella valle del Siang, nell’estremo nordest dell’India, trovano una stazione di polizia annerita dal fuoco e un ufficio della società elettrica di Stato con i vetri in frantumi. Nei villaggi della tribù Adi, lungo il fiume che scende dal Tibet, le strade portano ancora i segni delle sassaiole della settimana scorsa.Il governo indiano ha schierato i rinforzi dopo che la protesta contro una gigantesca diga sul Siang, in Arunachal Pradesh, è degenerata in scontri: almeno 21 arresti, una quarantina di agenti feriti dalle pietre, lacrimogeni contro la folla, riferisce Reuters. «Le forze vengono aumentate nei luoghi dove serve. Non vogliamo problemi di ordine pubblico», ha detto all’agenzia il capo della polizia dello Stato.La diga è il Siang Upper Multipurpose Project, 11.200 megawatt, affidato alla National Hydroelectric Power Corporation, l’azienda idroelettrica pubblica. È ancora allo studio di pre-fattibilità, ma da due anni accende proteste sporadiche. Nella tarda serata di venerdì 23 ottobre la tensione è esplosa: i manifestanti hanno dato fuoco alla stazione di polizia e all’ufficio dell’azienda, e le violenze sono proseguite a Pasighat, il centro principale della valle, nei due giorni seguenti.«Continueremo a opporci a questa diga finché non la cancelleranno. Se verrà costruita, 27 dei nostri villaggi ancestrali saranno completamente sommersi. Altri 40 o 50 saranno colpiti», ha detto a Reuters Gegong Jijong, del Forum dei contadini indigeni del Siang. I residenti contestano anche l’idea stessa di costruire un bacino di quelle dimensioni in una zona ad alta sismicità.La risposta a PechinoPer Nuova Delhi il progetto non è solo una centrale. Il Siang entra in India dal Tibet, dove si chiama Yarlung Zangbo, e più a valle prende il nome di Brahmaputra, il grande fiume del Bengala. Nel dicembre 2024 la Cina ha annunciato a monte, a Medog, la centrale idroelettrica più grande del mondo: oltre 60.000 megawatt, circa il triplo delle Tre Gole, per un costo che AFP stima in 167 miliardi di dollari.Da allora il governo indiano sostiene che un grande bacino sul Siang serve a immagazzinare acqua e a garantire i flussi del Brahmaputra qualunque cosa accada a monte. L’annuncio cinese ha alimentato a Nuova Delhi il timore che il rivale possa «usare come arma» il controllo del fiume. Pechino ha sempre risposto che la diga di Medog non danneggerà i Paesi a valle e che le questioni di sicurezza sono state esaminate in decenni di studi. Sulle proteste nel Siang, invece, la Cina non ha commentato.Pema Khandu, capo del governo dell’Arunachal Pradesh ed esponente del partito nazionalista indù di Narendra Modi, ha definito il progetto cinese «una minaccia esistenziale» e ha promesso che lo Stato difenderà l’interesse nazionale rispettando i diritti della popolazione della valle. Sabato, davanti ai giornalisti, ha elencato i danni: «La folla ha distrutto molte proprietà, la stazione di polizia, l’ufficio dell’azienda è stato vandalizzato, le case di diversi rappresentanti eletti sono state saccheggiate». Poi l’appello: «Interrogateci, dialogate con noi, invece della violenza».L’Arunachal Pradesh è terreno conteso da decenni. La Cina lo rivendica come Zangnan, «Tibet meridionale»; l’India risponde che è parte «integrante e inalienabile» del suo territorio. Venerdì, a Nuova Delhi, il portavoce del ministero degli Esteri ha riconosciuto che la frontiera «si turba di tanto in tanto quando le forze cinesi si discostano dagli schemi di pattugliamento stabiliti», aggiungendo che le due parti continuano a usare i canali diplomatici e militari esistenti.Sul Siang, per ora, non c’è alcun cantiere. Negli uffici dell’azienda elettrica di Stato il progetto resta un fascicolo di studio preliminare, mentre a monte, in Tibet, la centrale cinese è già stata annunciata con la sua cifra da 167 miliardi.