Il caro petrolio ferma la nave-residenza Odyssey in Cambogia: 203 passeggeri sbarcati con 7 ore di preavviso

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SIHANOUKVILLE — Sette ore per fare i bagagli e scendere. Tanto hanno avuto i 203 residenti della Odyssey, la nave da crociera residenziale della società americana Villa Vie Residences, quando a Sihanoukville, porto cambogiano sul Golfo di Thailandia, è arrivato l’ordine di sbarco. La compagnia non è riuscita a comprare il carburante per ripartire e la nave resta ferma in banchina, senza una data certa di partenza.Lo ha raccontato all’AFP il vicegovernatore della provincia di Preah Sihanouk, Long Dimanche: «L’ordine improvviso di sbarcare ha lasciato molti pensionati e lavoratori da remoto senza casa, a migliaia di chilometri dai loro Paesi». A bordo c’erano 203 passeggeri di 15 nazionalità, in maggioranza americani, e 156 membri d’equipaggio, arrivati il 23 ottobre dalla Thailandia e diretti in Vietnam. Alcuni hanno preso un volo, altri sono rimasti in città. La nave, battente bandiera delle Bahamas, dovrebbe rifornirsi e salpare il 31 ottobre.Dietro lo sbarco c’è il prezzo del petrolio dopo la guerra con l’Iran, cominciata a fine febbraio. Il traffico nello Stretto di Hormuz si è ridotto e l’offerta di prodotti petroliferi si è contratta soprattutto nel Sud-Est asiatico. Villa Vie, che ha sede a Fort Lauderdale, in Florida, ha spiegato martedì che la spesa mensile di carburante per cabina è passata da una media storica di circa 1.800 dollari a 6.000-8.000 in alcune aree dell’Asia. In certi tratti l’aumento ha toccato il 344%.«Dall’inizio del conflitto abbiamo preso misure significative per ridurre i consumi, rallentando l’itinerario e restando più tempo in porto», ha scritto la società. «Quelle misure non sono bastate a compensare l’aumento straordinario dei costi del carburante». Villa Vie valuta ora opzioni di ristrutturazione e ricapitalizzazione nei prossimi 60 giorni. «Nessun esito è assicurato».L’avviso ai residenti porta la firma dell’amministratrice delegata Kathy Villalba: l’azienda non ha trovato il carburante, la nave entra in fermo temporaneo con l’equipaggio a bordo per i sistemi essenziali, tutti gli altri devono lasciare la nave entro le 14 locali (le 8 in Italia). Una copia del documento l’ha pubblicata Randy Cassingham, residente che gestisce un sito dedicato alla crociera residenziale.Scaricati in centro città«L’azienda non ha fatto assolutamente nulla per aiutarci: non potevamo nemmeno uscire a piedi dal porto, così ci sono state navette che ci hanno scaricati in mezzo alla città», ha detto Cassingham. «Non ci hanno nemmeno dato una lista di alberghi, figurarsi aiutarci ad arrivarci o pagarli». In un post intitolato «Abandon Ship!» ricorda che la nave non ha mai raggiunto i 650 residenti previsti, con un picco di circa 350, e che non era una nave di lusso ma accessibile, finché la società non ha cominciato a «chiedere soldi».Il fondatore Mikael Petterson, in un’intervista telefonica a Bloomberg, ha dato la versione opposta. L’azienda copre alloggio e trasporti locali ma non ha pagato i voli di ritorno; i passeggeri hanno rifiutato di contribuire al carburante necessario per lasciare il Paese; la società ha proposto 500 dollari al mese in più, oltre a un sovrapprezzo, finché i prezzi restano alti. I costi operativi mensili sono saliti di circa il 50%, a 3 milioni di dollari, e Villa Vie cerca finanziamenti per ripartire «abbastanza in fretta». Ad altre richieste di commento la società non ha risposto. Il braccio di ferro, in sostanza, è su chi debba pagare la guerra: la compagnia o chi ha comprato una cabina a vita.La Odyssey è una nave di 195 metri costruita nel 1993, ex Braemar della Fred. Olsen Cruise Lines, ferma dal 2020 per la pandemia. Villa Vie l’ha comprata nel marzo 2024, l’ha ristrutturata a Belfast e l’ha fatta partire in ottobre per un giro del mondo senza fine, con itinerario confermato fino al novembre 2027. Le cabine costavano da poco meno di 130.000 dollari a 440.000 per una suite, più spese mensili da 2.000 a 10.000 dollari. Alcuni passeggeri avevano venduto tutto quello che avevano per salire a bordo.I soldi mancavano già prima dello sbarco. Ad aprile la società aveva proposto ai residenti un prestito d’emergenza da 3 milioni di dollari, con interessi dal 12 al 24%, e da ultimo aveva chiesto 360.000 dollari per il carburante. Una società che aveva comprato una cabina per 469.000 dollari l’ha citata in giudizio l’anno scorso per frode, definendo il modello di business «non solido ma precario»; Villa Vie respinge le accuse e la causa è in corso.A luglio Petterson aveva detto: «Quando abbiamo lanciato l’Odyssey, volevamo dimostrare che la crociera residenziale non era solo possibile: era sostenibile».