“Per la sanità almeno 6 mld di euro l’anno per 5 anni”, Ricciardi tra Manovra e futuro del Ssn

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In tempo di Manovra crescono le preoccupazioni per la sanità, che rischia di portare a casa solo le briciole. È vero che i giochi non sono ancora chiusi, ma le richieste del ministro della Salute Orazio Schillaci – che ha indicato in 5,5 miliardi di euro le risorse aggiuntive necessarie per sostenere il Fondo sanitario nazionale – sembrerebbero essere cadute nel vuoto. Sul piatto, al momento, ci sarebbero circa 2,4 mld di euro. E questo mentre la sanità pubblica avrebbe bisogno di un’iniezione di “almeno 6 miliardi per i prossimi cinque anni, dunque un totale di circa 30 miliardi di euro, necessari per mantenere lo status quo e per cercare di migliorare le condizioni di lavoro e di remunerazione del personale”. A dirlo a LaSalute di LaPresse è Walter Ricciardi, professore di Igiene e Medicina Preventiva presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore.Se nei giorni scorsi ad accendere i riflettori sul tema sono stati sei presidenti di regione – Michele de Pascale (Emilia-Romagna), Stefania Proietti (Umbria), Alessandra Todde (Sardegna), Eugenio Giani (Toscana), Roberto Fico (Campania) e Antonio Decaro (Puglia) – in queste ore è risuonato forte il richiamo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulla necessità di “preservare e sviluppare uno strumento fondamentale per assicurare il diritto alla salute garantito dalla Costituzione”. Il sottofinanziamento consolidato porterà a una sanità povera per i più poveriE invece? “Siamo di fronte a un sottofinanziamento consolidato del Servizio sanitario nazionale, che fa sì che noi avremo un Servizio sanitario nazionale povero per i poveri e un altro binario per chi se lo potrà  permettere, grazie a fondi assicurativi o previdenziali. Uno scenario che non è nuovo, ma è un’evoluzione negativa di un Ssn che ormai non riesce più a dare adeguati servizi ai cittadini”, riflette Ricciardi.Ssn in crisi strutturaleA 48 anni di vita il Ssn è entrato “in una crisi strutturale sotto tutti i punti di vista: parliamo delle strutture, ma soprattutto del personale, che è il più sottopagato d’Europa ed è protagonista di esodi biblici: dal pubblico al privato, dal pubblico al pensionamento, ma anche con migliaia di operatori che se ne vanno all’estero. Uno scenario inquietante”, sottolinea Ricciardi.Se nel post pandemia il Pnrr ha dato un po’ di sollievo alla sanità pubblica, quale sarà il futuro del Ssn? “Siamo di fronte a una crisi strutturale – ripete l’esperto, direttore dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute come Bene Comune – che riguarda tutti e che, tra l’altro, arriva in un momento in cui i bisogni della popolazione aumentano. Perchè l’invecchiamento, la povertà, la cronicità sono in crescita”. Ricciardi parla di “una sorta di legge dell’assistenza inversa: proprio adesso che ci vorrebbero più investimenti, più personale, più capacità di risposta, viene meno una delle più importanti opere pubbliche del Paese”.Ricciardi sottolinea poi come addirittura la Corte dei Conti, “che di solito ‘bacchetta’ l’eccesso di spesa, sia intervenuta dicendo che nel passato si è tagliato troppo sulla sanità e poi la Corte Costituzionale abbia ricordato che quella sanitaria è una spesa costituzionalmente necessaria”. Certo, formalmente in Manovra i fondi aumentano di oltre 2 miliardi, “ma di fatto è come se si tagliasse, perché con l’inflazione e gli aumenti dei costi questa cifra di fatto equivale a un mancato investimento”, puntualizza l’esperto. Quanto alle richieste di Orazio Schillaci, “il ministro ha ragione. Ma la colpa non è mai dei ministri della Salute. La colpa è di un sistema Paese che non è in grado di distinguere tra spesa per investimenti e costi vivi. Mentre quella per la sanità è una spesa vitale per il Paese e per il suo futuro”, conclude Ricciardi. Walter Ricciardi (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) Questo articolo “Per la sanità almeno 6 mld di euro l’anno per 5 anni”, Ricciardi tra Manovra e futuro del Ssn proviene da LaPresse