Francia, Macron a Marsiglia esclude per ora lo stato d’emergenza: «Né off-limits né tabù» se la crisi peggiora

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MARSIGLIA — Niente stato d’emergenza, per ora. Emmanuel Macron lo ha detto lunedì a Marsiglia, seconda città francese, dove è arrivato senza preavviso per incontrare il sindaco Benoît Payan e le forze dell’ordine nel municipio che i manifestanti avevano occupato per pochi minuti il 17 ottobre. «Oggi teniamo in piedi la Repubblica e l’ordine pubblico senza stato d’emergenza», ha detto il presidente, secondo le parole riportate da France 24.È una scelta, non una rinuncia. La misura, ha aggiunto Macron, non è «né off-limits né tabù» se «le cose dovessero deteriorarsi». Nelle stesse ore il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha confermato che i coprifuochi restano in vigore in «poco più di una dozzina» di città, insieme al divieto di manifestare nei centri urbani. «Per essere onesti, la situazione nei prossimi giorni non sarà davvero diversa», ha detto alla radio.I numeri di sabato 24 spiegano la cautela. Secondo il ministero dell’Interno, circa 410.000 persone hanno sfilato in Francia, 110.000 a Parigi, in oltre 280 cortei. A presidiarli c’erano 70.000 agenti. I fermi sono stati 1.435, più di cento per porto d’armi. I feriti sono 267 tra poliziotti e gendarmi e circa 150 tra i manifestanti, tre dei quali gravi, a Tolosa, Reims e Clermont-Ferrand. A Nizza il prefetto ha contato 63 fermi dopo scontri tra gruppi di «estrema destra» e di «estrema sinistra».Macron ha ammesso che le autorità «non avevano affatto anticipato» le dimensioni del corteo del 17 ottobre, quello degenerato nella peggiore ondata di violenza urbana da anni. Ha detto che non è «normale» vedere la Francia in «tumulto» a sei mesi dalle presidenziali di aprile 2027. E ha avvertito che «sabato prossimo sarà un altro giorno a rischio»: i cortei resteranno fuori dai centri città. Nuñez è stato più diretto. Si aspetta nuovi disordini il 31 ottobre? «Chiaramente sì, la sera di Halloween è sempre un po’ movimentata». Il dispositivo di polizia sarà «estremamente robusto».Coprifuochi e soldatiIl 19 ottobre, due giorni dopo i saccheggi, Macron aveva respinto le dimissioni offerte da Nuñez e gli aveva chiesto «piena trasparenza» sui fallimenti di pianificazione e di intelligence. Lo stesso giorno il premier Sébastien Lecornu dispose i primi coprifuochi parziali: a Parigi su Place de la République e Les Halles, dalle 23 alle 6, poi a Lione, Nizza, Lille e in alcuni comuni minori, in certi casi solo per i minorenni. Già allora Lecornu disse che lo stato d’emergenza era possibile «se necessario», ma che i coprifuochi erano «più appropriati». Mettere tutta Parigi sotto coprifuoco, aggiunse, era «fuori questione».Il 20 ottobre il governo ha aggiunto i militari del dispositivo Sentinelle, i soldati che pattugliano stazioni e luoghi sensibili dagli attentati del 2015, a sostegno della polizia. Macron in quei giorni era in viaggio nel Golfo, e per quell’assenza in piena crisi ha incassato critiche.Il presidente si muove con poco margine: il parlamento è senza maggioranza, il bilancio è in crisi e il costo del debito è ai massimi da decenni, ricorda Reuters, mentre il mandato scade in primavera. A Marsiglia Macron ha detto di aver chiesto al governo «di rispondere alle domande legittime che stanno alla radice di questo movimento sociale» e ha annunciato che Lecornu presenterà «misure forti». «Se facciamo tutti bene il nostro lavoro il movimento rientrerà», ha detto. «Ma niente è scontato». La scommessa dell’Eliseo, nei fatti, è tenere insieme ordine pubblico e concessioni senza ricorrere a una misura che a sei mesi dal voto certificherebbe la crisi.Dall’altra parte nessuno parla di rientro. Jean-Luc Mélenchon, leader della sinistra radicale di La France Insoumise, ha definito il corteo parigino del 24 «una vittoria totale del movimento sociale» e ha promesso lo sciopero generale del 5 novembre se Macron non risponderà alle richieste. La portavoce di un sindacato studentesco ha parlato di un’«esplosione» di rabbia contro politiche che hanno «distrutto» le condizioni di vita degli studenti. Il Rassemblement National, che sabato ha tenuto il suo congresso a Orléans tra cortei di contestazione, non ha preso posizione sulle parole del presidente.Le misure di Lecornu, che le illustrerà dopo l’incontro con i sindacati studenteschi, alle 15 non erano ancora note. Il calendario invece è già scritto: cortei il 31 ottobre, con i gilet gialli, sciopero nazionale il 5 novembre, nuove mobilitazioni di studenti, pensionati e dipendenti pubblici lungo tutto il mese.