Manovra: che cosa cambia per la sanità? L’analisi degli esperti

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Dopo tanti rumor e anticipazioni la Manovra ha ottenuto il disco verde del Consiglio dei ministri. Cinque miliardi complessivi per la sanità: oltre agli annunciati 3,4 mld di euro in più per il fondo, che arriva a 146,3 mld nel 2027, c’è il voucher sanitario per gli over 75.  Basteranno per dare respiro al Ssn? LaSalute di LaPresse lo ha chiesto a Nino Cartabellotta, presidente di Fondazione Gimbe, e Walter Ricciardi, professore di Igiene e Medicina preventiva presso l’Universita’ Cattolica del Sacro cuore, a margine della II edizione dell’Health Journalism Forum in corso al Cardarelli di Napoli. Manovra, risorse che “non risolvono i problemi”“In attesa dei documenti ufficiali e dei dettagli, c’è sicuramente un aumento per la sanità e questo va apprezzato” ci dice Ricciardi. Tuttavia “per garantire al Ssn non soltanto lo status quo, ma anche uno sviluppo adeguato a dare risposte al Paese che sta invecchiando e si sta ammalando, servono 6 miliardi l’anno per i prossimi cinque anni. Al di sotto di questa cifra stiamo parlando di qualcosa che non servirà a risolvere i problemi”, avverte. “Non è soltanto una questione di fondi, ma anche di come vengono distribuiti”, aggiunge l’esperto.Insomma, i finanziamenti “seppur  apprezzabili, non sono sufficienti. Occorre avviare una grande strategia di riorganizzazione della sanità pubblica basata sui pilastri della prevenzione, del collegamento tra medicina ospedaliera e territoriale e dall’uso vero delle tecnologie digitali, che in questo momento non sono ancora disponibili per i cittadini, costretti a portare con sé gli esami cartacei”, afferma Ricciardi.Una cifra “largamente insufficiente” per il Fondo sanitario Cartabellotta, da uomo dei numeri, non nasconde le sue perplessità: “A oggi sostanzialmente sappiamo che ci saranno 2 miliardi e 400 milioni in più nella Manovra, che si aggiungono al miliardo della Manovra precedente. Insomma, gli sbandierati 5 miliardi in più alla sanità finiscono per includere anche il voucher che sarà destinato agli anziani, quindi sostanzialmente il fondo sanitario nazionale dovrebbe aumentare di 2,4 miliardi. Una cifra largamente insufficiente, ben al di sotto di quella richiesta del ministro della Salute Schillaci, cinque miliardi e mezzo, e soprattutto dalle regioni”, sottolinea.Quanto alla percentuale sul Pil, “scendiamo ancora. Ed è certo che buona parte di queste risorse sarà erosa all’inflazione, che a settembre ha raggiunto quasi il 4%”. Per Cartabellotta in termini di rilancio del finanziamento pubblico “la Manovra a oggi non documenta nessun trend in questa direzione, oltretutto in un momento di grande crisi della sanità pubblica. Ci si sarebbe aspettato un rilancio del finanziamento pubblico, soprattutto per rendere attrattiva nuovamente la sanità pubblica e il Servizio sanitario nazionale per il personale, che come sappiamo sta andando via”. La “doppia sanità”Chi ci curerà? “Questa è una bella domanda, perché purtroppo oggi quello che si sta delineando una doppia sanità: una pubblica che purtroppo rimane sempre più residuale e serve a gestire le grandi criticità di tipo ospedaliero, e un’altra dove chi può paga e chi non può aspetta o finisce per rinunciare. L’Istat l’altro giorno ci ha detto che il dato è leggermente sceso, arrivando a 5,6 milioni di persone che hanno rinunciato alle cure nel 2025. Ma sono numeri sempre molto elevati, che coinvolgono una persona su 10”, conclude il presidente Gimbe.Questo articolo Manovra: che cosa cambia per la sanità? L’analisi degli esperti proviene da LaPresse