Prima Maurizio Acerbo, ora Andrea Crisanti. Il caso politico che sta scuotendo il centrosinistra si arricchisce di un nuovo capitolo. E stavolta a parlare non è il segretario di Rifondazione comunista, ma un senatore eletto con il Partito democratico. Intervistato dal Foglio, il virologo Andrea Crisanti ha pronunciato parole destinate a far discutere: «Se fosse Hamas, ben venga, se così hanno deciso loro». Il riferimento è all’eventualità che i palestinesi, attraverso libere elezioni, scelgano l’organizzazione terroristica come propria rappresentante politica.Una dichiarazione che arriva dopo le polemiche sollevate da Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione comunista, autore di una domanda choc sui social: «Quindi? È vietato inneggiare a Hamas?». Parole che avevano scatenato la reazione di Carlo Calenda e sollevato interrogativi sull’operazione politica che, secondo le ricostruzioni giornalistiche, vedrebbe il Pd di Elly Schlein impegnato ad aiutare Rifondazione comunista a tornare sulle schede elettorali.Il protagonista di quell’operazione è proprio Crisanti. Il senatore ha lasciato il gruppo dem per passare al Misto, con l’obiettivo di favorire la costituzione di una componente parlamentare riconducibile a Rifondazione comunista. Un passaggio che potrebbe permettere al partito di Acerbo di usufruire delle agevolazioni previste dalle norme elettorali, evitando la raccolta delle firme necessarie per presentare le liste. Una manovra che, secondo quanto riportato dalla stampa, sarebbe stata concordata con Schlein.Ma torniamo alle parole del senatore. Interpellato dal Foglio sulle dichiarazioni di Acerbo, Crisanti ha liquidato la questione: «Questa è una polemica sterile, sta ai palestinesi scegliere da chi farsi rappresentare, non è un problema nostro». Una risposta che non sembra destinata a rassicurare quella parte del Pd, soprattutto l’area riformista, già fortemente critica nei confronti dell’avvicinamento a Rifondazione. Il virologo ha poi richiamato la situazione in Cisgiordania, denunciando quella che considera una repressione brutale ai danni dei palestinesi e sostenendo la necessità di garantire loro elezioni libere. Fin qui, una posizione che rientra nel legittimo dibattito politico. Ma quando il giornalista gli ha chiesto se quella libertà di scelta elettorale dovesse comprendere anche Hamas, Crisanti non ha avuto esitazioni: «Se fosse Hamas, ben venga, se così hanno deciso loro».È proprio questo il punto politico. Hamas non è un partito qualsiasi: è un’organizzazione terroristica responsabile dei massacri del 7 ottobre 2023. E sostenere che una sua eventuale vittoria elettorale sarebbe da accogliere con un «ben venga» è una posizione che merita ben più di qualche spiegazione.Crisanti non ha esplicitamente dichiarato di sostenere Hamas. Ha rivendicato il diritto dei palestinesi di scegliere i propri rappresentanti. Ma il problema è anche il linguaggio utilizzato: davvero un parlamentare italiano non trova nulla da aggiungere davanti all’ipotesi che un’organizzazione terroristica torni a governare attraverso le urne?Il cortocircuito politico è evidente. Da una parte Acerbo si domanda se sia vietato inneggiare a Hamas. Dall’altra Crisanti, che proprio a Rifondazione sta offrendo una sponda parlamentare, afferma che se i palestinesi scegliessero Hamas andrebbe bene. E in mezzo c’è il Partito democratico di Elly Schlein, che secondo le ricostruzioni pubblicate avrebbe favorito l’operazione. Carlo Calenda aveva già attaccato duramente Acerbo, definendo le sue parole «immorali, incoerenti e irresponsabili», e aveva rivolto un’accusa politica precisa alla segretaria dem: «Complimenti ad Schlein e al Pd per aiutare questa gente ad entrare in Parlamento».Ora però la questione diventa ancora più delicata. Perché a pronunciare quelle parole non è soltanto il leader di un piccolo partito della sinistra radicale, ma un senatore eletto nelle liste del Pd. Un parlamentare che, anziché prendere le distanze dalla provocazione di Acerbo, la considera una polemica sterile e rilancia con una dichiarazione destinata ad alimentare nuove tensioni.Ed è qui che arriva la domanda alla quale Schlein dovrebbe rispondere. Il Pd considera politicamente accettabili le dichiarazioni di Crisanti? E soprattutto, fino a che punto è disposto a spingersi pur di allargare il cosiddetto fronte costituzionale?Perché un conto è aiutare Rifondazione comunista a presentarsi alle elezioni. Un altro è farlo mentre il suo segretario solleva provocatori interrogativi sull’apologia di Hamas e il senatore che gli offre una sponda parlamentare risponde «ben venga» all’ipotesi di una vittoria elettorale della stessa organizzazione. A questo punto, più che Acerbo e Crisanti, a dover parlare è Elly Schlein. O il silenzio, politicamente, rischia di diventare una risposta.L'articolo Il delirio di Crisanti: “Se vince Hamas ben venga” proviene da Nicolaporro.it.