Nessun compito a casa per gli studenti, piuttosto si deve restare a scuola anche il pomeriggio e studiare tutti insieme, accompagnati dagli insegnanti per coinvolgere i ragazzi e non lasciarli ore abbandonati a se stessi, rischiando di avere poi, in alcuni casi i risultati che negli ultimi giorni sono sotto gli occhi di tutti.È il ‘metodo Sidori’, voluto e sviluppato all’istituto Villa Flaminia di Roma da Maria Chiara Sidori, che in questi giorni sta per lasciare la scuola dove lavora da 35 anni e condivide con LaPresse il suo pensiero. “La scelta di andare via – spiega – è una scelta mia, determinata da una serie di circostanze, qui ho esaurito il mio percorso costruttivo e innovativo, sono qui da 35 anni, prima come insegnante e poi come preside. Ho elaborato un metodo di insegnamento, del tutto originale, che i miei ex alunni chiamano il ‘metodo Sidori’, che nasce da un’intuizione avuta quando ero docente”. Al punto che tanti suoi ex studenti, oggi genitori, hanno scelto di mandare i figli nella sua scuola.Giovani e scuola, il problema della solitudine nello studioMa cosa succede ai ragazzi di questa generazione? “Oggi – sottolinea – se leggiamo i giornali ci chiediamo che tipo di ragazzi stiamo formando. Tutti parlano dei giovani, ma non tutti hanno conoscenza dei ragazzi. Se ne fa un gran parlare come categoria, e le categorie sono limitanti. Non è vero che i giovani non abbiano contezza della loro condizione e non è vero che la scuola non può fare nulla perché non ha risorse. Ci si sofferma sull’aspetto che la scuola non ha soldi per loro. Una cosa è il tetto che crolla, e purtroppo molte scuole sono fatiscenti, ma questo non c’entra con la possibilità che la scuola possa avocare a sé le energie di questi ragazzi per volgerle a un programma costruttivo”.(Foto Claudia Vanacore/LaPresse)Proprio quello che la professoressa Sidori ha voluto fare al Villa Flaminia: “Qui – spiega – ho cambiato il modo di percepire la didattica da parte dei ragazzi. I ragazzi hanno sempre avuto l’idea della scuola distante, il professore è quello che ti deve vessare e darti i compiti da fare a casa da solo. E questa solitudine dei compiti è il problema: nessuno oggi può affrontare i compiti da solo, perché ci sono le distrazioni dovute alla tecnologia, c’è l’intelligenza artificiale e tutto quello che comporta. Diversi studi hanno dimostrato che l’attenzione sul libro dei ragazzi dura non più di 20 minuti. I compiti a casa hanno fatto il loro tempo.Scuola aperta al pomeriggio e didattica condivisaQuindi la soluzione è far fare i compiti insieme a scuola al pomeriggio, e questo fa sì che i ragazzi non perdano i contatti con i loro docenti, che in quel momento non sono distanti. Il laboratorio non diventa più uno spazio fisico, il laboratorio diventa spazio formativo, la didattica è un continuo spiegare e lavorare insieme, e c’è un feedback. Noi contro le 26-28 ore settimanali ne facciamo 42, ma senza bisogno di chissà quali risorse economiche. Il metodo è applicabile alla scuola in generale, come agenzia educativa, perché le risorse ci sono, il problema è elaborare il metodo giusto. Io ho avuto qui riscontri eccezionali”.Senza contare i vantaggi in termini generali per i ragazzi e le famiglie, risparmiando ad esempio “il costo sociale delle ripetizioni, che sono un corto circuito educativo”. Un metodo, quello della preside Sidori, i cui risultati si vedono anche dall’aumento delle iscrizioni: “Negli ultimi anni siamo cresciuti di 50 unità all’anno”, spiega. Ma aggiunge: “Io non sono nessuno, ma sono una docente appassionata”.Sidori: “La passione sopperisce alla mancanza di fondi”E “la passione riesce a sopperire a questa mancanza di fondi atavica, perché la scuola è sempre un po’ relegata a fanalino di coda dei pensieri di chi governa, pur essendo elemento cardine della società. La chiave di volta è semplice e alla portata di tutti”.(Foto Ermes Beltrami/LaPresse)Anche per la scuola pubblica: “Nel momento in cui gli insegnanti della scuola statale vengono organizzati, con un discorso di turnazione, e faccio un progetto in cui so che dalle 8 alle 12 c’è la parte delle discipline scientifiche, poi magari dalle 12 alle 16 le materie umanistiche, anche lì si può fare. Il problema è l’ottimizzazione del progetto educativo, ed è applicabile molto di più nella scuola pubblica, che di risorse umane ne ha molte di più. Ma dove oggi ci sono ruoli autoreferenziali che a volte sono svuotati dal contenuto formativo. Si tratta di riprogettarla, l’esperimento è rodato e funziona, lo stiamo portando avanti da 20 anni.La forma migliore di cura dei ragazzi è tenerli impegnati, lontani dai social, qui depositano il cellulare alle 8 e lo riprendono alle 16. La scuola deve capire che sono finiti i tempi in cui finisce il proprio servizio a mezzogiorno-l’una, questa situazione del pranzo è solo italica e non è conosciuta nei Paesi ad esempio del nord Europa”. Con la scuola aperta anche il pomeriggio, e i compiti fatti insieme, “gli insegnanti – conclude Sidori – hanno più tempo per incidere sui ragazzi”.Questo articolo Roma, la preside Sidori saluta il Villa Flaminia: “Basta compiti a casa, si studia insieme al pomeriggio” proviene da LaPresse