Gran Bretagna, incriminati due 24enni per i furgoni alla base Usa di Fairford: l’antiterrorismo accusa Teheran, che nega

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LONDRA — Tre furgoni bianchi nella notte, benzina a bordo e nessun esplosivo, un gruppo di uomini mascherati su una strada di campagna del Gloucestershire e, un mese dopo, due nomi su un capo d’accusa. La procura della Corona ha incriminato martedì due londinesi di 24 anni per la vicenda della base aerea di Fairford, lo scalo a circa 130 chilometri a ovest di Londra da cui l’aviazione americana ha diretto i raid contro i siti missilistici iraniani. La versione è quella della polizia antiterrorismo britannica, che per la prima volta mette l’accusa nero su bianco: dietro i due, ritiene, c’è l’Iran.I due compaiono nel pomeriggio davanti ai giudici di Westminster, il tribunale londinese di primo grado per i casi più delicati. Sono accusati in base alla legge sulla sicurezza nazionale del 2023, lo strumento con cui Londra persegue lo spionaggio e le ingerenze straniere senza passare dalle norme sul terrorismo. Il capo dell’antiterrorismo nazionale, Laurence Taylor, lo ha detto martedì: «In questo caso riteniamo che quel Paese sia l’Iran».Il primo è Mohmed Ahmad Abdulkarim, cittadino britannico: secondo la procura, tra il 31 agosto e il 28 settembre avrebbe tenuto una condotta «idonea ad assistere materialmente un servizio di intelligence straniero» in attività che riguardano il Regno Unito. Il secondo è Nouman Essghir, britannico e iraniano, fermato sul posto la notte del 27 settembre: gli si contesta di essersi avvicinato il 22 agosto, più di un mese prima, a un «luogo proibito» per uno scopo «pregiudizievole per la sicurezza o gli interessi del Regno Unito».Quella notte l’allarme lo ha dato la campagna. Una residente ha raccontato di aver chiamato la polizia dopo aver visto tre furgoni e otto o dieci uomini con il volto coperto che le bloccavano il vialetto; un agricoltore avrebbe fatto lo stesso. Agenti armati hanno fermato cinque uomini per sospetta preparazione di un atto terroristico; nei veicoli, riferisce Reuters, c’era benzina ma nessun esplosivo. Sono state evacuate 85 case vicino alla pista. I cinque sono tornati liberi su cauzione «a condizioni rigorose», e altri due arresti sono arrivati il 20 ottobre: sette fermati in tutto, sei dei quali ancora sotto cauzione di polizia.I bombardieri spostatiFairford non è una base qualsiasi. Da lì l’aviazione statunitense ha coordinato le operazioni dall’Europa e, in estate, i Guardiani della Rivoluzione avevano avvertito che ogni base usata per i raid sull’Iran sarebbe stata un bersaglio legittimo. Dopo gli arresti il Pentagono ha ritirato dalla pista i bombardieri strategici che vi erano dislocati. Donald Trump ha parlato di una minaccia «legata all’Iran» e di uomini che volevano fare «grossi danni»: «Li tenevamo d’occhio da molto tempo, e li abbiamo presi».Londra aveva già scelto la strada diplomatica il 12 ottobre. Il premier Andy Burnham ha detto ai Comuni che l’operazione era «con ogni probabilità coordinata in Iran, quasi certamente diretta dai Guardiani della Rivoluzione»; il ministro degli Esteri Ed Miliband ha convocato l’ambasciatore e sanzionato due iraniani, tra cui l’uomo indicato come capo del controspionaggio dei Pasdaran. Altri 29 Paesi hanno firmato una dichiarazione che riconosce l’attribuzione britannica.Teheran nega tutto. L’ambasciatore a Londra, Seyed Ali Mousavi, ha detto all’agenzia di Stato Irna che l’Iran «non ha avuto alcun coinvolgimento in questa vicenda» e che, se il governo britannico «possiede documenti o prove», li mostri; si è detto pronto a cooperare con l’inchiesta. Il ministero degli Esteri ha parlato di una «goffa operazione sotto falsa bandiera» e ha rimproverato a Londra proprio quelle formule, «con ogni probabilità» e «quasi certamente», che a suo dire servono a «eludere la responsabilità di accuse infondate». Sulle incriminazioni di martedì, da Teheran, nessun commento.La ricostruzione lascia aperti alcuni passaggi. Nei furgoni c’era benzina e non esplosivo, i cinque fermati quella notte sono liberi e i due incriminati rispondono di reati di spionaggio, non di terrorismo. Il capo procuratore dell’antiterrorismo, Frank Ferguson, ha definito l’inchiesta «complessa» e ancora in corso. La procura ricorda che nessuno dei due imputati è stato giudicato colpevole.