Mentana lascia La7, ora chi prenderà il suo posto? Si apre la corsa alla successione

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La notizia dell’addio di Enrico Mentana al Tg La7 è ormai al centro dell’attenzione mediatica, ma sarebbe ingenuo fingere che la decisione del giornalista ci abbia colti particolarmente di sorpresa. I primi segnali di insofferenza erano emersi già da diversi mesi e, ad agosto, le sue dichiarazioni sulla linea editoriale della rete di Urbano Cairo avevano lasciato ben poco spazio all’immaginazione.A rendere interessante questa separazione, dunque, non è tanto la scelta in sé, quanto il momento in cui arriva e, soprattutto, ciò che potrebbe lasciare dietro di sé. Perché mentre Mentana si prepara a salutare un telegiornale che ha contribuito a trasformare in un punto di riferimento dell’informazione italiana, qualcuno dovrà inevitabilmente occuparsi di raccoglierne l’eredità. E trovare un altro Mentana, ammesso che sia davvero questo l’obiettivo, potrebbe rivelarsi più complicato del previsto.Enrico Mentana lascia La7, ma l’addio era nell’aria: le critiche alla rete e le parole contro i programmi «a senso unico»Enrico Mentana lascia il Tg La7 in un momento di tensione politica e mediaticaPer comprendere il peso di questo addio bisogna guardare anche a ciò che sta accadendo fuori dagli studi televisivi. Le ultime settimane sono state attraversate da manifestazioni, disordini e tensioni sociali che hanno interessato diverse città italiane, alimentando un dibattito pubblico nel quale sembra ormai impossibile sottrarsi alla necessità di prendere posizione. Sono intervenuti cantanti, attori, personaggi dello spettacolo, conduttori e opinionisti, ciascuno chiamato, più o meno spontaneamente, a pronunciarsi su questioni che finiscono per trasformarsi in altrettanti terreni di scontro.In questo clima, la decisione di Mentana assume un significato che va oltre il semplice cambio di direzione di un telegiornale. Non perché il giornalista abbia necessariamente deciso di andarsene in risposta agli avvenimenti delle ultime settimane, collegamento che sarebbe azzardato sostenere, ma perché la sua uscita arriva mentre il rapporto tra informazione, politica e rappresentazione del dissenso appare particolarmente esposto alle contraddizioni del nostro sistema mediatico. E se ormai ogni dichiarazione pubblica rischia di essere interpretata come una dichiarazione di appartenenza, il fatto che uno dei più riconoscibili volti dell’informazione italiana abbia messo apertamente in discussione l’orientamento della propria rete non è esattamente un dettaglio trascurabile.Del resto, il problema non riguarda soltanto La7. In un panorama televisivo in cui ogni emittente sembra aver progressivamente individuato il proprio pubblico di riferimento, la possibilità di assistere a un confronto capace di mettere realmente in discussione le convinzioni degli spettatori rischia di diventare sempre più rara. Mentana ha deciso di lasciare una televisione della quale, per sedici anni, era stato uno dei principali protagonisti, sollevando interrogativi che difficilmente scompariranno insieme a lui.Foto: YoutubeLe critiche di Enrico Mentana a La7: il pluralismo e i programmi troppo similiGià al Festival della Tv di Dogliani, lo scorso maggio, Enrico Mentana aveva sollevato una questione tutt’altro che marginale, mettendo apertamente in discussione la crescente somiglianza tra i programmi di approfondimento della rete. Secondo il giornalista, La7 aveva progressivamente costruito un’offerta televisiva nella quale tendevano a ripresentarsi gli stessi ospiti, il medesimo orientamento politico e dinamiche di confronto sostanzialmente prevedibili. Una formula che, pur avendo contribuito al successo dell’emittente in termini di ascolti, rischiava di rivolgersi a un pubblico sempre più omogeneo, lasciando poco spazio a chi non si riconosceva nelle posizioni prevalenti.Ad agosto, durante la manifestazione Una Montagna di Libri a Cortina d’Ampezzo, il discorso era diventato ancora più esplicito. Mentana aveva lasciato intendere che la prosecuzione della collaborazione con La7 non fosse affatto scontata, soprattutto in assenza di un cambiamento nella proposta editoriale. Il problema, secondo il direttore, non era l’esistenza di una linea politica riconoscibile, quanto la difficoltà di offrire uno spazio nel quale potessero sentirsi coinvolti anche spettatori con convinzioni differenti.Che La7 abbia costruito buona parte della propria identità su un’informazione prevalentemente critica nei confronti del governo Meloni non rappresenta, naturalmente, una scoperta delle ultime settimane. Ed è proprio qui che la questione si fa più interessante, perché Mentana non è certo un osservatore appena arrivato, né un giornalista che abbia impiegato sedici anni a comprendere il funzionamento dell’emittente per cui lavora. Ha contribuito direttamente a costruirne l’autorevolezza, ne ha accompagnato la crescita e ne conosce probabilmente meglio di molti altri gli equilibri interni. La sua critica, quindi, merita di essere letta anche alla luce di questa lunga appartenenza.Resta tuttavia una distinzione importante: le divergenze editoriali sono documentate, ma non sono state indicate ufficialmente da Mentana come l’unica ragione dell’addio. Il giornalista ha annunciato che il 23 dicembre sarà il suo ultimo giorno alla conduzione del Tg La7 e che il contratto scadrà alla fine dell’anno, lasciando per il momento aperta la questione della sua prossima destinazione professionale.Foto: screenshot youtubeFedez contro Giletti: «Fa feccia». Il rapper accusa, il conduttore rilancia e lo scontro si riaccendeChi sostituirà Enrico Mentana al Tg La7? I nomi di Antonio Di Bella, Monica Maggioni e Gaia TortoraSuperato lo stupore, ammesso che ce ne sia stato davvero, la domanda adesso è un’altra: chi prenderà il posto di Enrico Mentana al Tg La7? Perché se il futuro professionale del giornalista sembra già alimentare le fantasie degli addetti ai lavori, tra possibili ritorni a Mediaset, nuove collaborazioni con la Rai e un’inedita avventura a Sky, per Urbano Cairo la situazione si presenta decisamente più delicata. Dopo sedici anni durante i quali il telegiornale è stato identificato quasi automaticamente con il volto del suo direttore, trovare un successore significa decidere quale direzione imprimere alla prossima stagione dell’informazione della rete.Tra i nomi che circolano con maggiore insistenza c’è quello di Antonio Di Bella, giornalista con una lunga esperienza in Rai, dove ha diretto il Tg3, Rai3 e RaiNews. Un profilo istituzionale, abituato alla gestione delle redazioni e al racconto della politica, che potrebbe rappresentare per Cairo una soluzione capace di garantire continuità e autorevolezza senza necessariamente replicare il modello costruito da Mentana. Secondo alcune indiscrezioni sarebbe proprio Di Bella uno dei candidati più accreditati, anche se, per il momento, non risultano conferme ufficiali.Più complessa l’ipotesi Monica Maggioni, già presidente della Rai e direttrice del Tg1, che porterebbe a La7 un’esperienza altrettanto importante nella gestione dell’informazione. Una candidatura interessante soprattutto per il peso professionale della giornalista, ma che richiederebbe un cambiamento significativo rispetto al suo attuale percorso all’interno del servizio pubblico.C’è poi Gaia Tortora, attuale vicedirettrice del Tg La7, che rappresenterebbe una scelta differente e, sotto certi aspetti, persino più naturale. Affidare la direzione a una figura interna significherebbe valorizzare chi conosce già la redazione, i suoi equilibri e il lavoro costruito negli anni. Ma proprio la questione dell’identità editoriale della rete potrebbe rendere la sua eventuale promozione meno scontata di quanto sembri.Katia Follesa torna sul NOVE: Comedy Match riparte con 9 puntateDa Giovanni Floris ad Aldo Cazzullo: tutte le ipotesi per il dopo MentanaIl toto nomi, naturalmente, non si ferma qui. Tra i possibili successori è spuntato anche Giovanni Floris, già protagonista del palinsesto di La7 con DiMartedì e volto particolarmente riconoscibile per il pubblico dell’emittente. Una scelta che permetterebbe a Cairo di puntare su un professionista conosciuto e apprezzato dai telespettatori, ma che aprirebbe inevitabilmente un altro problema: che cosa ne sarebbe di uno dei programmi di punta della rete?Tra le indiscrezioni figurano inoltre Aldo Cazzullo, il cui nome sarebbe particolarmente gradito all’editore, e Massimo Giannini, entrambi profili capaci di dare una forte impronta giornalistica alla testata. Si parla anche di Luca Telese e, guardando più direttamente alla redazione del Tg La7, di Alessandra Sardoni e Paolo Celata, due giornalisti che hanno contribuito alla riconoscibilità del telegiornale durante gli anni della direzione Mentana.Insomma, i nomi sul tavolo non mancano, anche se per il momento si tratta soltanto di indiscrezioni e Cairo non ha ancora lasciato intendere su chi potrebbe ricadere la scelta. Resta da capire se l’editore preferirà affidarsi a un volto già noto al pubblico di La7 oppure cercare altrove una figura capace di raccogliere l’eredità di Mentana. Una decisione che, alla luce delle polemiche degli ultimi mesi, potrebbe raccontare molto anche della direzione che la rete intende prendere.Enrico Mentana verso Sky? Il futuro del giornalista e il vero problema di La7Quanto a Mentana, le ultime indiscrezioni hanno aggiunto una nuova possibilità al suo futuro professionale. Secondo Affaritaliani.it, un approdo a Sky potrebbe essere oggi più plausibile rispetto ai tanto discussi ritorni in Rai o a Mediaset, anche alla luce dei cambiamenti annunciati ai vertici del gruppo. Si tratta, ancora una volta, di uno scenario privo di conferme ufficiali, mentre altre ricostruzioni continuano a considerare possibile un nuovo capitolo professionale nell’azienda televisiva fondata da Silvio Berlusconi.Ma mentre Mentana può permettersi di valutare la prossima avventura, forte di una carriera che gli ha garantito una riconoscibilità difficilmente discutibile, La7 deve affrontare una questione meno personale e decisamente più strutturale. Il telegiornale continuerà a rappresentare uno spazio distinto rispetto al resto della programmazione oppure finirà per aderire maggiormente all’identità politica che lo stesso Mentana ha più volte criticato?La scelta del prossimo direttore potrebbe quindi offrire qualche indicazione anche sul futuro di La7, soprattutto dopo le critiche che Mentana ha rivolto alla rete negli ultimi mesi. Cairo si trova nella posizione di dover sostituire un giornalista che, nel bene e nel male, ha contribuito a rendere il telegiornale uno spazio riconoscibile e, per certi aspetti, distinto dal resto della programmazione. Non è una questione da poco, considerando che proprio questa distanza era diventata uno dei punti centrali delle dichiarazioni del direttore.Rimane poi aperto il discorso sul pluralismo, che sarebbe riduttivo circoscrivere alla sola La7. La crescente polarizzazione dell’informazione televisiva riguarda un sistema ben più ampio, nel quale gli orientamenti editoriali sono spesso riconoscibili ancora prima che cominci una trasmissione e il confronto politico finisce per coinvolgere interlocutori che conoscono già perfettamente il ruolo che saranno chiamati a interpretare. Mentana ha avuto quantomeno il merito di sollevare la questione pubblicamente, pur essendo parte da sedici anni di quella stessa realtà che oggi si prepara a lasciare.Sarà curioso vedere se il suo successore condividerà queste perplessità o se, più semplicemente, la questione verrà archiviata insieme al suo contratto. Del resto, cambiare direttore è certamente più facile che rimettere in discussione un modello editoriale che continua a funzionare.Foto: screenshot youtube| Da Rumors.it