Il caro carburante e la protesta dei tir dei giorni scorsi non si sono limitati a svuotare gli scaffali dei supermercati, ma hanno avuto anche un insolito impatto sulla salute. Diverse decine di persone si sono rivolte nei giorni scorsi al Centro antiveleni del Cardarelli di Napoli, in seguito all’inalazione accidentale di idrocarburi. “In termine tecnico questa pratica si chiama sifonaggio, un fenomeno che si verifica quando ci sono carenze di carburante e ci si trova a fare travasi fra veicoli o utilizzando tanichette, oppure a stoccare questo materiale in contenitori non originali come bottiglie d’acqua. Questa modalità, in particolare, espone i bambini all’ingestione accidentale di idrocarburi”. A spiegarlo a LaSalute di LaPresse è Davide Lonati, medico tossicologo del Centro Antiveleni Ics Maugeri, socio della Società italiana di tossicologia (Sitox).Polmonite chimica da carburanteI fenomeni di carenza di carburante che hanno interessato il Sud d’Italia sono collegati dunque “al sifonaggio, pratica che espone al rischio di polmonite da aspirazione. Quando si deve trasferire del liquido da un contenitore tramite una canna, bisogna fare un po’ di vuoto nel tubo. Non ci si accorge dell’arrivo del liquido in bocca e, aspirando a glottide aperta, questo può finire fino ai polmoni. In particolare la benzina, che ha una bassa viscosità e un’alta volatilità, facilmente arriva alle vie aeree, si espande e provoca un’irritazione, una tossicità polmonare che sfocia in una polmonite chimica”, aggiunge Lonati.Ma quali sono le conseguenze? Oltre a sintomi come tosse e difficoltà respiratoria, “la radiografia del torace dopo 68 ore dal contatto con il carburante può evidenziare un quadro corrispondente appunto a una polmonite. Quindi possono comparire febbre e aumento dei globuli bianchi”, dice il tossicologo.Il trattamento e i tre errori da evitareQual è il trattamento previsto in questi casi? “L’inalazione di carburante in caso di polmonite si tratta con antibiotici. Ma se l’idrocarburo viene ingerito, la cosa più importante è conoscere le tre cose da non fare”, aggiunge il tossicologo. “Non bisogna provocare il vomito, oppure somministrare latte o altri liquidi“, dice Lonati, che raccomanda anche di “eruttare a bocca aperta, in modo da evitare di aspirare i vapori”.Questo perché altrimenti aumenta la probabilità inalare di nuovo quanto emesso. “Bisogna invece sciacquare le parti coinvolte con l’acqua e, se compare sonnolenza (soprattutto nel caso di ingestione), bisogna chiamare i soccorsi, rivolgersi al pronto soccorso oppure chiamare un centro antiveleni”, dice lo specialista dell’Ics Maugeri.L’antidoto per proteggere le mucoseGli esperti del Centro antiveleni in questi casi somministrano gastroprotettori, “proteggendo così la mucosa dello stomaco, e un antidoto: l’olio di vaselina. Questa sostanza – dice il tossicologo – riduce le esalazioni dei vapori, che provocano un po’ di stordimento”. L’olio di vaselina riduce anche l’effetto irritativo sulla mucosa gastrica. “Se invece il carburante viene ingerito accidentalmente, si interviene in un altro modo per decontaminare il tratto gastrointestinale”, conclude Lonati.Davide LonatiQuesto articolo Caro carburante, tutti i rischi del sifonaggio per la salute e i 3 errori da evitare proviene da LaPresse