Quante ore si perdono nel traffico in Italia?

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In Italia la congestione stradale determina ogni anno 1,33 miliardi di ore perse nel traffico, per un costo economico stimato in circa 22 miliardi di euro, pari all’1% del Pil. Un fenomeno che si concentra prevalentemente nelle città, dove si accumula oltre l’80% delle ore perse, mentre sul fronte ambientale le emissioni del trasporto stradale restano sostanzialmente stabili e il rinnovo del parco automobilistico procede a ritmi insufficienti rispetto agli obiettivi di decarbonizzazione. È quanto emerge dal terzo Report dell’Osservatorio Sunrise del Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile Most, presentato oggi a Milano, presso Palazzo Giureconsulti, nel corso di una giornata di lavori introdotta dai saluti istituzionali di Marco Bestetti, componente della V Commissione Territorio, Infrastrutture e Mobilità di Regione Lombardia. Lo studio restituisce un quadro dettagliato della mobilità stradale italiana, analizzando traffico, emissioni, impatto ambientale delle diverse alimentazioni e costi delle tecnologie per il trasporto merci, con l’obiettivo di fornire strumenti conoscitivi a supporto delle politiche pubbliche e delle scelte degli operatori.Fuori dalle città il 52% delle emissioni CO2Tra le evidenze più significative emerge il peso della mobilità nei territori esterni alle grandi aree urbane: oltre la metà dei chilometri percorsi dalle automobili si concentra nei comuni con meno di 50 mila abitanti esterni alle città metropolitane, responsabili di circa il 52% delle emissioni di CO2 delle auto. Una quota che raggiunge il 73% considerando anche le cinture metropolitane. Un dato che evidenzia come la transizione verso una mobilità più sostenibile non possa limitarsi alle grandi città, ma debba coinvolgere l’intero territorio nazionale.“Sunrise ci permette di osservare con un dettaglio senza precedenti la mobilità stradale e di individuare dove si concentrano emissioni e ritardi”, ha commentato Ennio Cascetta, coordinatore scientifico dell’Osservatorio Sunrise. “Vogliamo mettere questi dati al servizio delle decisioni pubbliche e degli operatori, per costruire politiche più efficaci e vicine ai bisogni dei territori”.“I dati del Rapporto Sunrise evidenziano come la transizione verso una mobilità più sostenibile richieda interventi mirati, capaci di affrontare le criticità legate alla congestione stradale, al rinnovo del parco veicoli e alla riduzione delle emissioni, tenendo conto delle specificità dei territori. In questo contesto, il lavoro di Most è fondamentale per mettere a disposizione delle istituzioni e degli operatori evidenze scientifiche solide, su cui costruire politiche e investimenti efficaci, valorizzando le diverse soluzioni tecnologiche disponibili”, ha dichiarato Gianmarco Montanari, Direttore Generale Most.Parco auto sempre più lento a rinnovarsiNel 2025 le emissioni di CO2 del trasporto stradale, stimate sulla base dei carburanti venduti, risultano sostanzialmente stabili, mentre gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 appaiono fuori portata anche nello scenario più favorevole. A incidere su questa dinamica è anche il rallentamento del ricambio del parco circolante. Le immatricolazioni di nuove automobili scendono a 1,55 milioni, in calo del 2,6% rispetto al 2024, mentre la quota di veicoli che si rinnova annualmente passa dal 3,85% al 3,71%. Nonostante la crescita delle alimentazioni ibride ed elettriche, il ritmo di diffusione delle nuove tecnologie resta insufficiente a modificare rapidamente la composizione del parco automobilistico italiano.Emissioni di azoto e particolato, i datiPer la prima volta, il Report approfondisce anche le emissioni di ossidi di azoto e particolato delle sole autovetture, escludendo i veicoli commerciali e i mezzi pesanti. Per quest’ultimo, le emissioni per veicolo chilometro risultano superiori nelle strade locali rispetto alle autostrade, con valori rispettivamente di 4,86 e 3,64 mg per veicolo-km. Emergono inoltre differenze territoriali significative: nel Sud Italia le emissioni di particolato per abitante sono circa 2,7 volte quelle del Nord, un divario coerente con la maggiore presenza di veicoli anziani e appartenenti alle classi Euro più inquinanti.Auto elettriche, ridotto il vantaggio sulle ibrideUn ulteriore elemento di novità riguarda la valutazione dell’impatto climatico delle automobili lungo l’intero ciclo di vita, dalla produzione allo smaltimento, considerando sia la filiera energetica sia le emissioni legate alla fabbricazione, alla manutenzione e alla rottamazione dei veicoli. L’analisi evidenzia come queste ultime componenti determinino un incremento delle emissioni complessive del 10-20% per le automobili a benzina e gasolio, mentre per quelle elettriche comportino un raddoppio, soprattutto a causa dell’impatto associato alla produzione delle batterie. Con il mix elettrico italiano del 2024, l’automobile elettrica rimane la soluzione con le minori emissioni tra le tipologie più diffuse, ma il suo vantaggio rispetto alle ibride a benzina si riduce dal 65% al 40% quando si considera l’intero ciclo di vita.Questa differenza emerge anche nelle proiezioni al 2034. Nello scenario più favorevole, la riduzione delle emissioni del parco automobilistico rispetto al 2024 passa dal 26%, calcolato considerando la filiera energetica (Well-to-Wheel, WTW), al 21% attraverso la valutazione dell’intero ciclo di vita (Life Cycle Assessment, LCA). Il divario tra le due metodologie tende quindi ad aumentare con la progressiva diffusione dei veicoli elettrici.Il potenziale del gasolio HvoTra i risultati dello studio emerge inoltre il potenziale del gasolio rinnovabile di origine biologica (HVO), utilizzabile puro nei motori diesel compatibili. Nelle ipotesi analizzate e considerando il mix elettrico italiano del 2024, un’automobile diesel di medie dimensioni alimentata esclusivamente con HVO presenta emissioni sull’intero ciclo di vita inferiori a quelle di un’automobile elettrica di pari dimensioni. Una soluzione già disponibile sul mercato, con HVO puro distribuito in numerose stazioni di servizio a prezzi spesso allineati, e in alcuni casi inferiori, a quelli del gasolio tradizionale.La mappa dettagliata della mobilitàGrazie all’elaborazione di tracce Gps anonime relative a circa un milione di automobili, integrate con dati ufficiali, il Report introduce una sorta di “Tac della mobilità”, capace di ricostruire il traffico stradale con un elevato livello di dettaglio, strada per strada e ora per ora, distinguendo anche le diverse classi di emissione dei veicoli. Nel 2024 le automobili hanno percorso complessivamente in Italia circa 443 miliardi di chilometri, equivalenti a circa 7.500 chilometri per abitante.L’analisi consente inoltre di individuare le tipologie di spostamento che incidono maggiormente sull’impatto ambientale. Il 53% delle emissioni di CO2 delle automobili deriva da viaggi compresi tra 8 e 50 chilometri, una fascia particolarmente rilevante per la definizione di politiche di mobilità sostenibile. Di queste emissioni, il 10,6% della CO2 nazionale proviene da spostamenti di tale lunghezza effettuati all’interno delle città dotate di un sistema di trasporto pubblico strutturato, mentre il 26,5% è generato nei piccoli comuni esterni alle città metropolitane.Questo articolo Quante ore si perdono nel traffico in Italia? proviene da LaPresse