La serie di conflitti scoppiati in Medio Oriente dopo il 7 ottobre rischia di allargarsi anche al Nord dell’Africa. Gli Houthi hanno dichiarato, tramite un membro del loro Consiglio politico supremo, di considerare il sostegno militare dell’Egitto all’Arabia Saudita come «una dichiarazione di guerra».«Trascinare le forze egiziane in una nuova guerra ne esaurirebbe le capacità e servirebbe i disegni del nemico israeliano che mira a impadronirsi del Sinai», ha affermato Mohammed Ali Al Houthi, invitando i Paesi membri del Patto della Mecca, ovvero Turchia e Pakistan, a ritirarsi dalla coalizione e a non farsi coinvolgere in «alleanze aggressive».Il membro del Consiglio politico del gruppo terroristico ha anche dichiarato che gli Houthi non costituiscono un pericolo per lo stretto di Bab El Mandeb, «al contrario, lo proteggiamo, così come proteggiamo il Canale di Suez e altre parti della nostra patria araba e islamica». Un’affermazione che contrasta palesemente con gli attacchi e i sequestri di mercantili civili degli anni scorsi, che hanno costretto le compagnie che transitavano per il Mar Rosso a cambiare rotte, con conseguente aumento dei prezzi dei beni trasportati.«Uno scudo che protegge». La decisione dell’Egitto di difendere RiadLa presa di posizione degli Houthi ha fatto seguito alla decisione di lunedì del Senato egiziano, che ha autorizzato il presidente Abdel Fattah Al Sisi a prendere «tutte le misure necessarie» per aiutare l’Arabia Saudita nel suo conflitto con i terroristi dello Yemen, sostenuti dall’Iran degli ayatollah.«Uno scudo che protegge, non una spada che attacca», ha dichiarato il presidente del Senato del Cairo Essam Farid. Il Paese, dunque, si sta preparando al primo consistente dispiegamento militare fuori dai suoi confini dalla prima guerra del Golfo del 1991.Nello specifico, l’Egitto invierà sistemi di difesa aerea e caccia per intercettare missili e droni. Non sarà inviata «alcuna truppa di terra in Yemen». Lo stesso Al Sisi aveva dichiarato la settimana scorsa che l’unico obiettivo della sua nazione è «la difesa del territorio e dei confini del regno» saudita, al cui Il Cairo è molto legato.Riad, infatti, è il principale sostenitore finanziario dell’Egitto. L’avanzata degli Houthi, inoltre, minaccia lo stretto che è la porta del Mar Rosso e, quindi, del Canale di Suez, uno dei pilastri dell’economia del Paese e del commercio globale.Offensive via terra e attacchi missilistici: la nuova guerra degli HouthiGli Houthi sono tornati particolarmente attivi da settembre. Nel territorio yemenita, hanno lanciato una serie di offensive contro le postazioni controllate dall’esercito del governo riconosciuto a livello internazionale e supportato dai sauditi.Le operazioni di terra si sono concentrate in particolare attorno alla città di Taiz, punto strategico da cui partono diverse strade che collegano con altre aree sotto il controllo dei governativi, lungo la costa del Mar Rosso, dove a inizio ottobre le truppe sostenute da Riad hanno lanciato una controffensiva che ha permesso di riconquistare diverse posizioni perdute, e contro postazioni nelle retrovie delle forze dell’autorità di Aden.Sul fronte saudita, gli Houthi hanno dato il via ad una campagna di attacchi missilistici e con droni, prendendo di mira l’aeroporto della capitale del regno e diversi giacimenti petroliferi e installazioni energetiche. A questi attacchi, che hanno causato diversi morti e centinaia di feriti, Riad ha risposto con un’intensificazione di bombardamenti aerei.Le forze del regno arabo, pur essendo tecnologicamente avanzate, sono dunque impegnate in una guerra su due fronti: supporto alle forze di Aden e difesa del proprio territorio. L’arrivo del sostegno egiziano, unito ad uno schieramento di sistemi antiaerei e personale di supporto da parte di Pakistan e Turchia, potrebbe permettere a Riad di concentrare più risorse contro i terroristi, garantendo sia la sicurezza del traffico nel Mar Rosso, sia un maggior sostegno alle operazioni di terra dei governativi e dei loro alleati.L'articolo Gli Houthi minacciano l’Egitto: «Sostengo a Riad è una dichiarazione di guerra» proviene da La Verità.