Gli Usa sanzionano il ministero della Difesa ruandese per la guerra in Congo: Kigali nega e accusa Kinshasa

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WASHINGTON — Kigali risponde alle sanzioni americane rovesciando l’accusa su Kinshasa. Gli Accordi di Washington, ha detto giovedì alla BBC la portavoce del governo ruandese Yolande Makolo, «contengono impegni chiari sulla sicurezza del Ruanda, in particolare la neutralizzazione della milizia genocidaria Fdlr sostenuta dal Congo, del tutto disattesi e senza alcuna assunzione di responsabilità». Il Ruanda, ha aggiunto, «resta pronto ad attuare pienamente» gli accordi, a patto che lo faccia anche il Congo e che il mediatore «chiami tutte le parti a risponderne».La replica arriva a poche ore dalla misura più dura presa finora da Washington contro un alleato storico in Africa. Mercoledì l’ufficio del Tesoro che gestisce le sanzioni ha colpito il ministero della Difesa del Ruanda e la Zigama, la cassa di risparmio che serve le forze di sicurezza del Paese: beni congelati negli Stati Uniti, divieto di transazioni per persone e imprese americane, rischio di sanzioni anche per gli stranieri che facciano affari con loro. Il motivo, nelle parole del segretario al Tesoro Scott Bessent: «Il Ruanda deve cessare il sostegno all’M23 e ritirare le sue truppe dall’est della Repubblica Democratica del Congo».L’M23 è il gruppo armato a guida tutsi che dal 2021 ha ripreso le armi nell’est congolese e che all’inizio del 2025 ha conquistato Goma e Bukavu, i capoluoghi del Nord e del Sud Kivu, le due province al confine con il Ruanda. Secondo il Tesoro, il ministero di Kigali ha diretto il dispiegamento di migliaia di soldati in quelle province, dove «conducono operazioni insieme all’M23» e gli forniscono armi, rifornimenti e addestramento. Sul terreno sarebbero arrivati anche missili terra-aria e apparati di disturbo, un rischio, scrive il Tesoro, per l’aviazione civile. Il portavoce del Dipartimento di Stato ha parlato di «migliaia» di militari ruandesi ancora al fianco dei ribelli.Il capitolo finanziario riguarda i minerali. La Zigama, secondo Washington, ha gestito decine di milioni di dollari di transazioni per l’M23 e per il suo braccio politico, ha pagato materiale militare cinese per le forze ruandesi e ha fatto da tramite per l’oro portato dalle zone in mano ai ribelli fino a Kigali. Il Tesoro sostiene che il Ruanda esporti più minerali di quanti ne produca e segnala lavoro forzato e tasse illegali nelle miniere di oro e coltan sotto controllo dell’M23, come quella di Rubaya. Alle imprese private chiede di verificare le catene di fornitura.Kinshasa ha accolto con favore la decisione. «Queste sanzioni mandano un messaggio chiaro: il Ruanda non può agire nell’impunità», ha detto a Reuters il ministero degli Esteri congolese, chiedendo il ritiro delle «decine di migliaia di truppe» ruandesi. Il presidente Félix Tshisekedi aveva invocato «sanzioni concrete contro il Ruanda» appena cinque giorni prima. Kigali ha sempre negato di sostenere l’M23 e indica come minaccia le Fdlr, le Forze democratiche di liberazione del Ruanda, milizia hutu fondata da uomini coinvolti nel genocidio del 1994 contro i tutsi e rifugiata da allora nell’est del Congo.Il terzo giro di viteÈ il terzo colpo in otto mesi. A marzo gli Stati Uniti avevano sanzionato l’esercito ruandese e quattro alti comandanti; a giugno una raffineria d’oro e tre società minerarie accusate di contrabbando. Allora Kigali aveva parlato di misura unilaterale che colpisce «ingiustamente una sola parte del processo di pace». Colpire il ministero intero, e la banca che paga i soldati, sposta la pressione dai singoli ufficiali alla catena di comando e ai conti dello Stato.Le sanzioni si sommano a pressioni che non vengono dai governi. Due senatori americani, il democratico Jeff Merkley e la repubblicana Marsha Blackburn, hanno chiesto al commissario della lega di basket Nba, Adam Silver, di rivedere la partnership commerciale con il Ruanda; la lega non ha risposto nel merito. L’Arsenal ha chiuso la sponsorizzazione con Visit Rwanda, e così il Bayern Monaco, mentre a inizio ottobre il Paese ha ottenuto per dieci anni il Gran Premio d’Africa di Formula 1, in calendario dai primi anni Trenta.Gli Accordi di Washington sono stati firmati il 4 dicembre 2025 alla Casa Bianca da Tshisekedi e dal presidente ruandese Paul Kagame, con Donald Trump al centro del tavolo. Da allora l’M23 non ha restituito un chilometro di territorio e nell’est del Congo restano attivi un centinaio di gruppi armati. Quel giorno Trump aveva detto: «Oggi riusciamo dove tanti altri hanno fallito».