Standard condivisi per refertare le biopsie renali, un registro nazionale e percorsi di consulenza tra centri: sono alcune delle proposte contenute nel Documento di consenso ‘Dal referto alla rete: standard comuni per la diagnosi istopatologica delle patologie renali rare’, presentato oggi alla Camera. L’obiettivo è migliorare l’accuratezza e la tempestività della diagnosi di malattie come la glomerulopatia da C3 (C3G) e la glomerulonefrite membranoproliferativa da immunocomplessi (IC-MPGN), che possono compromettere progressivamente la funzione renale.Biopsie renali, servono criteri condivisiElaborato attraverso il confronto tra società scientifiche, nefrologi e anatomo-patologi, il documento punta a ridurre le differenze nei criteri di refertazione e nelle competenze disponibili sul territorio. Per queste patologie, infatti, la biopsia renale è fondamentale per distinguere condizioni che possono presentare manifestazioni cliniche simili e orientare le decisioni terapeutiche. Referti non omogenei possono però complicare l’interpretazione dei risultati e il confronto tra strutture.“La tempestività e l’accuratezza della diagnosi sono fondamentali per una corretta presa in carico dei pazienti con patologie renali rare”, dichiara Ilenia Malavasi, componente della XII Commissione della Camera dei Deputati, promotrice dell’iniziativa. “La definizione di standard diagnostici condivisi può contribuire a ridurre le differenze territoriali. È necessario valorizzare quindi il contributo e il punto di vista della comunità scientifica per migliorare i percorsi diagnostici all’interno del Servizio sanitario nazionale”.Sulla necessità di garantire percorsi adeguati interviene anche Erik Umberto Pretto, componente della XII Commissione: “Garantire alle persone con sospetto di patologie renali rare l’accesso a percorsi diagnostici adeguati deve rappresentare una priorità. Favorire la collaborazione tra le strutture sanitarie e valorizzare le competenze specialistiche può contribuire a migliorare la qualità dell’assistenza e a ridurre le differenze territoriali nell’accesso alla diagnosi”.Un registro nazionale e più collaborazione tra centriTra le proposte figura l’adozione di uno standard nazionale per la refertazione, con un insieme minimo di informazioni condivise, e la creazione di un registro nazionale delle biopsie renali, fondato su referti omogenei e codifiche diagnostiche comuni. Dati completi e confrontabili potrebbero contribuire a migliorare le conoscenze epidemiologiche sulle malattie renali rare e a sostenere la ricerca.“Per le patologie renali rare, come la C3G e l’IC-MPGN, che possono manifestarsi anche durante l’adolescenza, una diagnosi tempestiva e accurata è fondamentale per orientare le decisioni cliniche e preservare la funzione renale”, spiega Luca De Nicola, presidente della Società italiana di nefrologia (Sin). “In questo percorso, la biopsia renale riveste un ruolo essenziale, poiché consente di distinguere patologie con manifestazioni cliniche simili e di definire un corretto inquadramento diagnostico2.Il documento richiama inoltre la necessità di rafforzare il collegamento tra i centri che eseguono le biopsie e quelli con competenze specialistiche nella valutazione istopatologica. “La diagnosi di queste patologie richiede una collaborazione strutturata tra i centri che eseguono le biopsie renali e quelli dotati di maggiori competenze specialistiche”, sottolinea Loreto Gesualdo, professore ordinario di Nefrologia all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. “Definire modalità condivise di coordinamento e di accesso alla consulenza specialistica per i casi più complessi permetterebbe di valorizzare le capacità diagnostiche presenti sul territorio e garantire percorsi più uniformi e tempestivi per i pazienti”.Digital pathology e formazione specialisticaTra gli strumenti indicati per rendere più efficace la collaborazione c’è la digitalpathology, che permette di condividere a distanza le immagini istologiche e di favorire il ricorso a una seconda valutazione specialistica nei casi più complessi. Il documento sottolinea anche l’importanza della formazione in diagnostica nefropatologica.“La definizione di standard comuni per la refertazione delle biopsie renali è fondamentale per garantire informazioni diagnostiche complete e confrontabili tra i centri”, evidenzia Antonella Barreca, dirigente medico di Anatomia e Istologia patologica 1U all’Ospedale Molinette dell’Aou Città della Salute e della Scienza di Torino. “Un referto strutturato, basato su requisiti minimi condivisi e su una conclusione diagnostica chiaramente riconoscibile, può facilitare il confronto tra specialisti e contribuire a una valutazione più accurata delle patoloQuesto articolo Malattie renali rare, il documento che punta a uniformare la diagnosi proviene da LaPresse