Difesa, rotte commerciali e ricerca. L’Italia rafforza l’attenzione ai poli

Wait 5 sec.

La centralità del Mediterraneo per l’Italia potrebbe essere messa alla prova da una rotta che attraversa l’Artico. Se i collegamenti settentrionali diventassero un’alternativa stabile a Suez, cambierebbe anche la geografia dei traffici commerciali verso l’Europa. Una prospettiva che si intreccia con la crescente competizione militare nel Grande Nord e con la sicurezza delle rotte atlantiche. È uno dei temi emersi dalla seconda Conferenza nazionale della Difesa dedicata ad Artico e Antartide, promossa dalla sottosegretaria Isabella Rauti e ospitata dal Centro alti studi per la Difesa.Il Nord visto dal MediterraneoDi ritorno da Norvegia e Finlandia, il ministro della Difesa Guido Crosetto, ha richiamato le preoccupazioni dei Paesi nordici per la presenza militare russa e le conseguenze della progressiva accessibilità delle rotte artiche. Il loro sviluppo potrebbe modificare i commerci fra Asia ed Europa nei prossimi decenni, con ricadute sui porti mediterranei. Per l’Italia diventa quindi necessario rafforzare i rapporti con gli alleati settentrionali e la capacità delle rispettive Forze armate di operare insieme.Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha collegato l’apertura di nuove rotte alle opportunità per l’export e alla diversificazione degli approvvigionamenti di materie prime critiche. Una lettura condivisa dal sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago, che ha ricordato la presenza della Marina militare nell’Artico attraverso le campagne scientifiche High North di nave Alliance. Un impegno che si affianca alla protezione della libertà di navigazione lungo le rotte commerciali più frequentate.Una strategia di lungo periodoLa crescente attenzione italiana alle regioni polari ha assunto anche una dimensione istituzionale. Con un decreto firmato a luglio, Crosetto ha reso annuale la Conferenza nazionale della Difesa, trasformandola in un appuntamento permanente di approfondimento e coordinamento. A ricordarlo è stata Isabella Rauti, sottosegretario alla Difesa, titolare della delega alle regioni polari, che ha sottolineato la volontà di integrare le competenze della Difesa con quelle della diplomazia e della ricerca.L’estensione del programma all’Antartide riflette questa impostazione. Due regioni profondamente differenti, come ha osservato il presidente del Casd Stefano Mannino, nelle quali la cooperazione scientifica e la tutela degli interessi nazionali richiedono strumenti specifici, ma una visione condivisa.La deterrenza passa anche dai poliLe distanze geografiche, del resto, non corrispondono più necessariamente a distanze strategiche. Il capo di Stato maggiore della Difesa Luciano Portolano ha utilizzato l’esempio dei collegamenti sottomarini delle Svalbard, essenziali anche per la trasmissione dei dati satellitari, per mostrare quanto le infrastrutture artiche incidano sulla sicurezza europea.A rendere il Grande Nord particolarmente rilevante è anche la presenza della Flotta del Nord russa nella penisola di Kola. Le sue unità possono raggiungere l’Atlantico attraverso un’area decisiva per il transito dei rinforzi alleati. Le tensioni in quel quadrante possono quindi assorbire risorse militari necessarie altrove, compreso il Mediterraneo. Portolano ha richiamato inoltre l’importanza dell’addestramento in condizioni estreme e della capacità di riconoscere forme di competizione che avanzano gradualmente, senza assumere necessariamente la forma di un conflitto aperto.La ricerca e la presenza italianaSe nell’Artico cresce la dimensione della deterrenza, in Antartide la presenza italiana continua a fondarsi soprattutto sulla cooperazione scientifica. La ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini ha ricordato il contributo del Programma nazionale di ricerche in Antartide, della nave rompighiaccio Laura Bassi e del supporto logistico delle Forze armate alle spedizioni.Le attività scientifiche permettono di mantenere una presenza continuativa in ambienti difficili, sviluppando conoscenze utili anche sul piano tecnologico. Una collaborazione che Rauti ha collegato al ruolo delle basi Mario Zucchelli e Concordia e che, nell’Artico, trova un ulteriore esempio nelle campagne della Marina militare.La continuità degli investimenti e della presenza operativa diventa così una condizione per dare seguito agli obiettivi della strategia nazionale. Per un Paese mediterraneo come l’Italia, guardare ai poli significa anche comprendere come potranno cambiare gli equilibri economici e di sicurezza nelle aree da cui dipendono più direttamente i suoi interessi.