Il confronto tra Stati Uniti e Cuba sull’embargo economico imposto da Washington all’isola si è trasformato in un acceso scontro diplomatico durante una seduta dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il 27 ottobre, l’ambasciatore statunitense Mike Waltz e il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez Parrilla si sono affrontati verbalmente, tra accuse reciproche e proteste, fino a rendere necessaria una sospensione temporanea dei lavori. Il giorno successivo, l’Assemblea ha approvato la risoluzione che chiede la fine dell’embargo americano, ma con un sostegno sensibilmente inferiore rispetto al passato.Il documento è stato adottato il 28 ottobre con 130 voti favorevoli, 17 contrari e 25 astensioni. Tra i Paesi che hanno votato contro figurano Stati Uniti e Israele, mentre l’Italia ha scelto di astenersi insieme a Germania, Paesi Bassi, Polonia, Grecia, Bulgaria, Romania, Estonia, Lettonia e Croazia. La risoluzione, pur non essendo giuridicamente vincolante, rappresenta un importante indicatore degli orientamenti della comunità internazionale nei confronti delle sanzioni statunitensi contro Cuba.Il risultato evidenzia un cambiamento significativo rispetto al 2025, quando la stessa risoluzione aveva ottenuto 165 voti favorevoli, sette contrari e 12 astensioni. In un anno i consensi sono quindi diminuiti di 35 unità, mentre è aumentato il numero dei Paesi che hanno scelto di opporsi al documento o di non prendere posizione. Per Washington si tratta di un risultato diplomatico rilevante, anche se la maggioranza dell’Assemblea continua a chiedere la revoca dell’embargo.La posizione italiana costituisce uno degli aspetti politicamente più significativi della votazione. Il ministero degli Esteri ha spiegato che Roma, pur riconoscendo le conseguenze economiche e umanitarie negative delle restrizioni americane sulla popolazione cubana, ritiene indispensabile un cambiamento sostanziale delle politiche adottate dal governo dell’Avana.Secondo la Farnesina, la revoca dell’embargo potrebbe favorire le riforme economiche e una maggiore apertura del sistema produttivo cubano. Tuttavia, il governo italiano attribuisce una parte importante della crisi dell’isola alle decisioni delle autorità locali, alla mancanza di libertà politiche ed economiche e alle inefficienze strutturali accumulate nel corso degli anni.Roma ha inoltre espresso preoccupazione per la situazione dei diritti umani, chiedendo la liberazione dei prigionieri politici e l’avvio di riforme politiche, economiche, sociali e giudiziarie. Un ulteriore elemento di contrasto riguarda la posizione cubana sulla guerra in Ucraina, giudicata incompatibile con i principi della Carta delle Nazioni Unite.L’astensione italiana non comporta comunque l’interruzione della cooperazione umanitaria. La Farnesina ha ricordato che l’Unione Europea ha portato a 16 milioni di euro gli aiuti destinati a Cuba nel 2026, mentre la cooperazione italiana sostiene 12 iniziative per un valore complessivo di circa 30 milioni di euro, alle quali si aggiungono altri finanziamenti europei.La votazione è arrivata dopo una giornata di forti tensioni diplomatiche. Durante il dibattito del 27 ottobre, Waltz aveva criticato duramente il governo cubano, provocando la reazione della delegazione dell’Avana. I rappresentanti cubani avevano protestato battendo sui banchi, mentre Rodríguez si era avvicinato al podio accusando l’ambasciatore americano di mentire.Waltz aveva reagito intimando al ministro cubano di allontanarsi e rivendicando il diritto di esprimere liberamente la posizione degli Stati Uniti. Il confronto era degenerato in uno scambio di accuse, rendendo necessario l’intervento della presidenza dell’Assemblea per ristabilire l’ordine.La tensione riflette il deterioramento delle relazioni tra Washington e L’Avana, dopo la fase di apertura diplomatica avviata durante la presidenza di Barack Obama. Il ripristino delle relazioni, annunciato nel 2014, aveva alimentato le aspettative di una progressiva normalizzazione, senza tuttavia determinare la fine dell’embargo.Il successivo irrigidimento della politica statunitense ha riportato le sanzioni economiche al centro dello scontro bilaterale. Washington giustifica le proprie misure richiamando la situazione politica cubana e le violazioni dei diritti umani attribuite al governo dell’isola. L’Avana considera invece l’embargo uno strumento di pressione economica e politica che aggrava le difficoltà della popolazione.La crisi economica cubana è ulteriormente peggiorata a causa delle difficoltà negli approvvigionamenti energetici, delle interruzioni della corrente elettrica e della scarsità di beni essenziali. Il governo cubano attribuisce una parte determinante di queste difficoltà alle restrizioni americane, mentre Washington e diversi governi europei sottolineano anche le responsabilità delle politiche economiche adottate dall’Avana.Il voto del 28 ottobre conferma quindi una situazione diplomatica complessa. Cuba mantiene il sostegno della maggioranza dei Paesi membri delle Nazioni Unite nella richiesta di eliminare l’embargo, ma registra una riduzione significativa dei consensi. Gli Stati Uniti, pur rimanendo minoritari nell’Assemblea, hanno ottenuto un ampliamento del fronte contrario alla risoluzione e delle astensioni.La scelta dell’Italia e di altri Paesi europei segnala inoltre una crescente differenziazione delle posizioni all’interno dell’Unione Europea. Il risultato evidenzia come il dibattito sull’embargo non riguardi soltanto le relazioni tra Washington e L’Avana, ma coinvolga anche le questioni dei diritti umani, delle riforme economiche e degli equilibri geopolitici internazionali.Nonostante l’approvazione della risoluzione, la politica statunitense verso Cuba non subirà automaticamente modifiche. La decisione dell’Assemblea Generale non ha effetti obbligatori e la revoca dell’embargo richiede interventi delle istituzioni americane, in particolare del Congresso. Lo scontro diplomatico rimane quindi aperto, mentre la popolazione cubana continua a subire le conseguenze della crisi economica e delle tensioni internazionali.