TEHERAN — Tre petroliere hanno preso fuoco e sono esplose nello stretto di Hormuz per aver seguito «rotte non autorizzate»: lo ha annunciato venerdì la Marina dei Guardiani della rivoluzione, il corpo militare iraniano che da otto mesi controlla il passaggio tra il Golfo Persico e l’oceano Indiano, riferisce Reuters. Una delle navi trasportava 2 milioni di barili di greggio e avrebbe urtato una mina. Nelle stesse ore atterrava a Teheran una delegazione del Qatar, guidata da un alto consigliere del premier e ministro degli Esteri qatarino, con l’ultima versione di un piano di pace concordato con Washington.Lo stretto da cui passa una quota decisiva del petrolio e del gas mondiali torna a bruciare mentre i mediatori chiedono a Teheran un sì a una bozza respinta appena domenica. Fonti vicine al negoziato parlano di progressi e attendono la risposta iraniana nel fine settimana. Tra i due appuntamenti c’è una data: il 3 novembre, il voto di metà mandato negli Stati Uniti.I Guardiani non hanno fornito bandiere, nomi né notizie sugli equipaggi. Le navi, nella loro versione, avevano spento i sistemi di navigazione e tentavano di uscire dallo stretto su rotte indicate dal Pentagono. Già giovedì il corpo aveva rivendicato altre tre petroliere finite su mine, invitando gli armatori a non dare retta ai «deliri» del comando americano sui social. Venerdì ha aggiunto di aver distrutto un drone navale statunitense.L’agenzia marittima britannica UKMTO, che raccoglie le segnalazioni dei mercantili nella regione, conferma almeno un attacco. Giovedì sera un piccolo natante si è affiancato alla petroliera Louise 1, 25 miglia nautiche a nordest di Khasab, porto omanita all’imbocco dello stretto, e ha applicato allo scafo due ordigni: incendio in sala macchine, nave ferma per ore, poi ripartita con l’equipaggio illeso. È il primo attacco riuscito con mine magnetiche dall’inizio della guerra. Da inizio ottobre gli attacchi a navi nell’area sono almeno 35.Il comando Usa per il Medio Oriente sostiene il contrario. Le principali rotte sono state bonificate e le forze americane restano nel Golfo per tenerle aperte, ha detto l’ammiraglio Brad Cooper, che lo guida. Il Pentagono aveva già definito «false» le rivendicazioni iraniane sulle mine e ha smentito la cattura di un drone bersaglio annunciata giovedì da Teheran.Le due scene si tengono: lo stretto in fiamme è la carta che Teheran porta al tavolo, dove pretende che la fine del blocco dei porti e delle sanzioni venga prima di ogni impegno sul nucleare.La bozza del QatarIn città la delegazione qatarina discute «questioni di interesse comune», nella formula dell’agenzia di Stato IRNA. La mediazione è coordinata con la Casa Bianca: domenica Doha aveva presentato una prima bozza, bocciata da un alto funzionario iraniano. Gli Stati Uniti vogliono il dossier nucleare sul tavolo dal primo giorno; l’Iran chiede prima la revoca delle sanzioni sull’export di petrolio.Con la bozza i qatarini avevano consegnato una lettera del vicepresidente JD Vance a Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano: un «quadro per i negoziati», non ancora termini di pace. Nessuna reazione ufficiale, ma a Teheran chi l’ha letta ne descrive il tono come «molto più rispettoso» dei messaggi americani precedenti. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha ripetuto che l’Iran resta in contatto con gli intermediari per chiudere la guerra «in sette giorni».Donald Trump venerdì ha detto di credere che la guerra finirà presto, senza spiegare come. Il giorno prima aveva negato di aver incaricato Vance di trattare: «Hanno bisogno di aiuto per forniture mediche e altre cose». La guerra, ha ripetuto, deve finire «nel modo giusto», con la garanzia che l’Iran non avrà mai l’arma nucleare.A Washington il calendario militare dice altro. Il Wall Street Journal scrive che gli alleati del Golfo sono stati avvertiti di prepararsi, dopo le elezioni, a una campagna breve e ad alta intensità, con siti nucleari e infrastrutture tra i bersagli valutati. Il senatore democratico Chris Murphy, della commissione Esteri, dice di aver ricevuto un briefing riservato sul piano: «Il piano è folle. Non raggiungerà gli obiettivi e innescherà un nuovo ciclo di escalation», ha scritto giovedì su X. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha rimosso il capo dei pianificatori del Pentagono, il generale Brett Sylvia, accusato di aver fatto trapelare informazioni classificate sull’Iran. La Casa Bianca non ha commentato le parole del senatore.