BRUXELLES — Da domani, 1° novembre, ogni pacco che entra nell’Unione europea da un Paese terzo paga una tassa di gestione di 2 euro, qualunque sia il suo valore. La versano le piattaforme, i venditori o i corrieri; la incassano i 27 Stati, che ne girano i tre quarti al bilancio comune. Si somma al dazio di 3 euro in vigore dal 1° luglio e alla fine dell’esenzione doganale sotto i 150 euro decisa un anno fa: in pochi mesi Bruxelles ha montato, pezzo dopo pezzo, un pedaggio sull’e-commerce cinese.Il tassello nuovo è una cifra che la Commissione non ha mai reso pubblica. Un documento interno visto da Reuters calcola che i prelievi sui piccoli colli possano valere fino a 6 miliardi l’anno per il bilancio dell’Unione nel periodo 2028-2034. Il portavoce della Commissione ha rifiutato di commentare; nel briefing di venerdì un funzionario ha detto di non poter anticipare il gettito.I numeri di partenza spiegano la posta. Nel 2025 sono entrati in Europa 5,8 miliardi di colli sotto i 150 euro, il 26% in più dell’anno prima e in maggioranza sottovalutati, secondo la Commissione. Sono più di 180 pacchi al secondo, il 93% dalla Cina. La Francia ha guidato la spinta all’intervento. Dal dazio di luglio i flussi sono crollati di circa il 60%, da 15 milioni a 5 milioni di colli al giorno, anche se i funzionari invitano a non trarre conclusioni definitive.La tassa si applica per tipo di articolo, non per collo: dieci magliette uguali pagano 2 euro, due cappelli più dieci magliette ne pagano 4, e nulla viene rimborsato in caso di reso. È permanente, rivista ogni due anni; il dazio da 3 euro scade invece il 1° luglio 2028, quando scatteranno le tariffe doganali ordinarie. «La logica del dazio è la parità di condizioni, la logica della tassa è coprire i costi dei controlli: l’e-commerce rappresenta un costo sproporzionato per le nostre dogane», ha detto un funzionario della Commissione.Le piattaforme corrono ai ripariTemu offre ad alcuni clienti sconti che compensano il nuovo balzello. Shein, da poco quotata in Borsa, amplia i magazzini in Polonia e dice di puntare a prezzi «competitivi». AliExpress, del gruppo Alibaba, aumenta lo stoccaggio in Europa e avverte che gli oneri colpiranno le famiglie a basso reddito e «aggraveranno la crisi del costo della vita». PDD Holdings, proprietaria di Temu, aveva già messo in conto ad agosto un impatto considerevole su parti dell’attività.A Strasburgo il relatore della riforma doganale, l’eurodeputato olandese Dirk Gotink, parla di un colpo a «un modello di business altamente tossico di importazioni e-commerce di basso valore e non conformi dalla Cina». Il Beuc, l’organizzazione europea dei consumatori, sta dalla parte della tassa ma teme che le piattaforme la scarichino sui clienti all’ultimo passaggio dell’acquisto: sarebbe illegale, ricorda, perché il diritto Ue impone di mostrare il prezzo pieno fin dall’inizio. Nei suoi test il 69% dei prodotti comprati su Temu e Shein non rispetta gli standard europei, fra rischi di incendio, scossa elettrica e sostanze tossiche. «Per anni alle dogane è stato chiesto di affrontare le importazioni illegali con risorse limitate mentre i piccoli colli si moltiplicavano fuori controllo», dice il direttore generale Agustín Reyna.Il ministero del Commercio di Pechino non ha reagito. Il Global Times, quotidiano statale cinese, ha affidato la replica a un analista dell’Università Fudan, Jian Junbo, per cui la misura è «dichiaratamente protezionistica travestita da costi doganali» e somiglia a una «generazione di entrate» più che a un «recupero dei costi». Il documento visto da Reuters dice almeno una cosa: i conti sul gettito, a Bruxelles, li hanno fatti davvero.La partita sulla ripartizione è aperta. Dal 2028 la Commissione stima di trattenere il 90% del prelievo, lasciando agli Stati il 10% contro il 25% di oggi, ma il negoziato sul bilancio pluriennale è appena cominciato. La tassa arriva a poche settimane dal Black Friday e dagli acquisti di Natale. Temu, multata a maggio per 200 milioni per la vendita di prodotti illegali, ha visto lunedì la Commissione accettare il suo piano d’azione.