Liste d’attesa: in 5,6 mln rinunciano alle cure ma nel 2026 lievi miglioramenti

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Quando si tratta di prenotare una visita o un esame serve ancora un po’ di pazienza. E questo anche se gli ultimi dati Agenas sulle liste d’attesa mostrano “alcuni segnali di miglioramento. Ma il quadro resta critico: oltre 4 milioni di prenotazioni risultano ancora fuori tempo massimo. Inoltre i dati non consentono di sapere quante prestazioni siano state effettivamente erogate entro i tempi, né di ricostruire l’attesa complessiva dei cittadini dalla prescrizione all’erogazione”. A sottolinearlo è Nino Cartabellotta, che commenta i risultati dell’analisi indipendente della Fondazione Gimbe basata sui dati pubblicati nell’ultimo Bollettino Agenas e sulle informazioni disponibili sul cruscotto pubblico della Piattaforma nazionale delle liste di attesa. Un confronto fra il periodo gennaio-settembre 2026 e quello 2025.Si tratta di dati diffusi da Agenas pochi giorni fa, che Gimbe passa al setaccio in una lettura senza sconti. “I miglioramenti documentati vanno riconosciuti, ma non cancellano oltre 4 milioni di prenotazioni fuori tempo massimo. E soprattutto, devono essere comunicati nella loro reale dimensione, senza attribuire ai dati risultati non dimostrati o addirittura non misurati. Interpretare l’aumento delle prenotazioni come il segno di una maggiore produttività o considerare separatamente i ritardi più contenuti, restituisce ai cittadini un quadro più roseo di quello documentato dai dati”, puntualizza Cartabellotta.La rinuncia alle cure e il peso delle liste d’attesaLe liste d’attesa, in effetti, restano la prima causa di rinuncia alle cure. Secondo il Rapporto Bes 2026 dell’Istat nel 2025 il 9,6% della popolazione, pari a oltre 5,6 milioni di persone, ha rinunciato ad almeno una visita medica o a un accertamento diagnostico, pur avendone bisogno: un dato sostanzialmente stabile rispetto al 2024. Proprio le lunghe liste di attesa si confermano la causa più frequente di rinuncia (6,5%), seguite dai costi delle prestazioni (5,2%).Su questo fronte Gimbe segnala rilevanti differenze territoriali: la quota di rinuncia è pari all’8,7% nel Nord, al 10,7% nel Centro e al 10,3% nel Mezzogiorno. Marcate le differenze regionali: la Sardegna registra la quota più elevata di rinunce (19,5%), seguita da Lazio (12,1%) e Marche (12%), mentre il valore più basso si rileva nella Provincia autonoma di Bolzano (5,3%)Prenotazioni in aumentoQuanto alle prenotazioni, tra gennaio e settembre quelle monitorate passano da 19,75 milioni nel 2025 a 21,81 milioni nel 2026 (+10,4%): 12,27 milioni di prime visite (+8,3%) e 9,54 milioni di esami (+13,3%). La quota entro i tempi cresce di 1,7 punti percentuali sia per le prime visite (dal 76,9% al 78,6%) sia per gli esami (dall’83,3% all’85%). Ma dei 2,03 milioni di prenotazioni in più entro i tempi, l’81,5% è associato all’aumento dei volumi complessivi (+1.657.201) e solo il 18,5% al miglioramento della quota di prenotazioni entro i tempi (+375.414). “Disporre di più appuntamenti entro i tempi è un risultato positivo, ma non coincide con un recupero dei ritardi”, segnala Cartabellotta. Una distinzione fondamentale “per non confondere l’aumento del numero di prenotazioni con l’abbattimento dei tempi di attesa”.Oltre 4 mln di prenotazioni fuori tempoComplessivamente poi, includendo anche le prenotazioni con tempi prossimi alla soglia di garanzia, quelle oltre i tempi massimi sono 4.057.139, rispetto alle 4.027.484 del 2025 (+0,7%). In dettaglio: 2.624.177 prime visite (21,4% del totale) e 1.432.962 esami (15% del totale). La quota complessiva di prenotazioni oltre i tempi massimi scende dal 20,4% al 18,6%, ma il numero assoluto non diminuisce, perché aumentano le prenotazioni complessive.L’urgenza migliora, ma l’attesa è eccessiva per 1 prestazione su 5Per le prestazioni urgenti (entro 3 giorni), la quota di prenotazioni entro i tempi sale dal 78,8% all’81,7% per le prime visite e dal 74,2% al 77,3% per gli esami. Resta fuori soglia il 19,5% delle prenotazioni urgenti: il 18,3% delle prime visite e il 22,7% degli esami. Migliorano anche le prenotazioni con priorità breve (entro 10 giorni): dal 76,5% al 78,2% per gli esami e dal 78,2% all’80,6% per le visite. Restano però fuori soglia oltre 1 prenotazione su 5 per gli esami (21,8%) e quasi 1 su 5 per le visite (19,4%).Per le prime visite differibili (entro 30 giorni), più di una prenotazione su quattro (26,6%) è fuori tempo rispetto al 14,5% degli esami.Visite ed esami: quali sono quelle per cui si aspetta menoNel confronto tra gennaio–settembre 2025 e lo stesso periodo del 2026, la quota di prenotazioni entro i tempi migliora per 13 delle 14 tipologie monitorate. Gli incrementi maggiori riguardano la visita dermatologica e allergologica (+4,1 punti percentuali), quella di medicina fisica e riabilitazione (+3,7), la gastroenterologica (+2,6) e la pneumologica (+2,4). L’unica flessione riguarda la visita ortopedica (−0,2 punti).Le quote più elevate di prenotazioni entro i tempi si registrano per la visita oncologica (95,3%) e quella otorinolaringoiatrica (83,7%). Nonostante il miglioramento, dermatologia e allergologia presentano la quota più elevata di prenotazioni fuori tempo (30,1%), seguite da oculistica (26,8%) e gastroenterologia (26,2%)Nello stesso periodo, la quota di prenotazioni entro i tempi migliora per 20 delle 22 tipologie di esami monitorati. Gli incrementi maggiori riguardano colonscopia (+6,5 punti percentuali), gastroscopia (+4,0 punti percentuali) ed ecografia del seno (+3,7 punti percentuali). Peggiorano invece la RM del tronco encefalico (-2,4 punti percentuali) e quella osteomuscolare (−0,4 punti percentuali). Le quote più alte di prenotazioni entro i tempi si registrano per la TC osteomuscolare (95,3%) e la TC cranio ed encefalo (95,2%). Nonostante i miglioramenti, restano fuori tempo il 30,7% delle colonscopie, il 28,1% delle elettromiografie e il 27,4% delle gastroscopie. “Il dato medio può nascondere peraltro criticità ben più marcate nelle singole classi di priorità: dalla Piattaforma nazionale delle liste di attesa emerge ad esempio che, nei primi nove mesi del 2026, tra le 2.839 prenotazioni urgenti di colonscopia, per 1.845 delle 2.839 prenotazioni urgenti di colonscopia (65,0%) la prima disponibilità proposta supera i tre giorni previsti”, rileva Cartabellotta.Chi peggiora e chi migliora sul fronte liste d’attesaPoi, naturalmente, c’è quello che potremmo chiamare il fattore Cap (codice di avviamento postale). Sei Regioni registrano un peggioramento della quota di prenotazioni entro i tempi sia per le prime visite sia per gli esami diagnostici: Calabria, Campania, Lazio, Molise, Sicilia e Toscana. Peggiorano anche la Sardegna per le visite e la Provincia autonoma di Bolzano per gli esami.I confronti regionali basati sui dati aggregati devono essere interpretati con molta cautela, ammonisce la Fondazione Gimbe. Agenas segnala una marcata variabilità nell’attribuzione della classe di priorità P per le prime visite (entro 120 giorni): dal 4,1% della Toscana all’85,4% della Basilicata, a fronte di una media nazionale del 34,9%. “Senza distinguere per classe di priorità e singola prestazione confrontare le percentuali complessive di prenotazioni entro i tempi rischia di premiare o penalizzare le Regioni, perché i valori aggregati possono risentire sia della diversa distribuzione delle priorità sia del mix delle prestazioni. E non consentono, da soli, di valutare l’efficacia delle politiche regionali”, dice Cartabellotta.La differenza fra prenotazione e prestazioneC’è poi un altro tema. Il Bollettino interpreta l’aumento del 10,4% delle prenotazioni come una maggiore produttività del Ssn e definisce “eseguiti” gli accertamenti aggiuntivi prenotati entro i tempi, pur senza presentare dati sull’effettiva erogazione. Ma “un appuntamento proposto – sottolinea Cartabellotta – non è una prestazione erogata e l’aumento delle prenotazioni non dimostra una maggiore produttività. Per verificare i reali tempi di attesa dei cittadini – precisa – occorre collegare prescrizioni, appuntamenti proposti e accettati e prestazioni erogate, facendo luce anche su cosa accade a chi non riesce a prenotare”. Insomma, con la piattaforma sulle liste di attesa il Ssn “ha compiuto un passo avanti fondamentale per la trasparenza, indispensabile per conoscere e governare l’accesso alle prestazioni sanitarie. Tuttavia i dati pubblicati misurano solo una parte dell’attesa dei cittadini: per questo, nella comunicazione pubblica, è essenziale selezionare e interpretare i risultati senza andare oltre ciò che effettivamente documentano”.L’ultimo miglio: le richieste di Gimbe all’AgenasE adesso? Per rendere la piattaforma capace davvero di ‘fotografare’ senza zone d’ombra il fenomeno liste d’attesa, Gimbe chiede ad Agenas di rendere disponibili dati in formato aperto riutilizzabili, almeno per prestazione, classe di priorità, Regione e Azienda sanitaria. Occorre ricostruire, tappa dopo tappa, l’intero percorso del cittadino, dalla prescrizione all’erogazione della visita o dell’esame. E sapere quante richieste non si traducono in prenotazioni e per quali ragioni. Solo dalla conoscenza possono derivare strategie in grado di dare risposte concrete ai cittadini in cerca di cure.Questo articolo Liste d’attesa: in 5,6 mln rinunciano alle cure ma nel 2026 lievi miglioramenti proviene da LaPresse