La sinistra italiana esulta e tenta di far sua la vittoria della Lista Studentesca alle elezioni politiche in Serbia proprio come fece lo scorso aprile con la vittoria di Magyar in Ungheria. Come in quell’occasione, però, dimostra grande confusione. Ma quanto fa figo a sinistra pensare di cooptare ideologicamente la passione giovanile? Storicamente, da morire. Rispetto al caso concreto che ieri ha infiammato il web, per esempio, basta passare in rapida rassegna i festeggiamenti dei progressisti italiani, giovani e vecchi, da Ilaria Salis in giù, che senza nessun apparentemente motivo logico hanno deciso di condire la cronaca di uno storico risultato politico per la Serbia – dove la lista degli studenti (patrioti) ha vinto le elezioni politiche parlando di stato di diritto e trasparenza – con la narrazione di un apparentamento ideologico al loro movimento.Fecero la stessa identica cosa lo scorso Aprile quando si sperticarono in odi smodate verso Péter Magyar – il conservatore liberale competitor ungherese dell’odiato Orban – che con un risultato straordinario vinse le elezioni politiche; anche in quell’occasione, coccolati dalle sue posizioni europeiste a garanzia dell’affermazione dello stato di diritto, guardarono al dito e non alla luna: la destra liberale di Magyar al 55% con 141 seggi su 199, la destra di Orbán al 15% con 52 seggi e l’estrema destra con 6 seggi. Neanche un seggio a sinistra.E’ un vizio di discourse capture perenne: la falsa coscienza progressista che si diletta nella rincorsa al futuro cercando di appropriarsi del contenuto politico moderno, più smart; una forma di political branding da vecchi fighetti che vogliono trovarsi immancabilmente dalla parte dei giovani, della causa del movimento più cool, dell’ultima mobilitazione da sposare non nella sua complessità contenutistica ma per il suo potere di immagine dato che si presenta piacente, popolare e riesce a sconfiggere un governo tanto contestato.Il problema è che essere trendy non significa mica essere innovativi, così come apparire smart non significa necessariamente aver capito qualcosa. E le improbabili esultanze da trend-jacking della sinistra italiana per il risultato elettorale serbo certificano l’esatto contrario: non hanno capito nulla. Gli studenti che negli ultimi due anni hanno riempito le piazze serbe sono quanto di più lontano dal malcostume che certa sinistra è solita esprimere (o giustificare e difendere) in pubblica piazza: nessun danno a cose o persone, nessuna devastazione, solo cortei e presenza massiccia, dunque rumorosa. Rifiutano la violenza, la rossa concezione rivoluzionaria: le loro mobilitazioni sono pacifiche e disciplinate. Non sventolano nessuna bandiera della Palestina, nemmeno uno slogan anti-occidente o anti-Israele. A Belgrado solo bandiere serbe, giovani responsabili, decisi e civili che credono nella patria, nelle libertà individuali e nello stato di diritto.No, non sono ali della sinistra: non hanno una storia di partito alle spalle, certo si presentano all’opposto del modello che hanno sconfitto, ossia senza leader unico e rivendicando una natura collegiale e decentralizzata (la stessa con cui hanno selezionato i candidati nelle assemblee) in risposta alla personalizzazione del potere attorno a Vučić. Sono semplicemente giovani appassionati e animati dal più puro patriottismo; e hanno dato vita ad una vera e propria lista civica, slegata dai partiti, trasformando una rivolta sociale in voti e passando dall’essere un movimento nato dalle manifestazioni contro il Governo a principale forza politica del Paese.La student list, sfiorando il 53% dei voti, ha spezzato il monopolio politico del Partito Progressista serbo (di cui gli ultimi 14 anni di governo Vučić sono stati espressione) e ha ottenuto una netta vittoria grazie alla quale potrà contare su una ampia maggioranza, 140 dei 250 seggi in Parlamento. La scorsa notte, per le strade di Belgrado, si sono viste immagini iconiche che anticipano il manifesto politico: non una bandiera UE, cori cristiani e simboli religiosi raffiguranti Cristo, simboli nazionalisti, bandiere raffiguranti Xi Jinping strappate contro le ingerenze russe e cinesi che hanno caratterizzato i mandati di Vucic, un finto nazionalista che la patria l’ha svenduta al miglior offerente rendendola avamposto strategico di Putin.Leggi anche: Maranza e prediche rosse: chi giustifica tuttoStanno bruciando documenti Magyar interrotto, cosa c’;era in quel fogliettoMolte persone hanno festeggiato facendo il numero tre con la mano, un gesto che indica sì la lista del movimento (appunto, la numero tre sulle schede elettorali) ma di certo anche il saluto a tre dita associato al nazionalismo serbo militante. In tanti, ai microfoni, hanno ribadito quello in cui credono: meritocrazia nella pubblica amministrazione, azzeramento delle nutrite schiere di dirigenti nominati per fedeltà politica, grossi piani di incentivi economici alle aziende. Insomma, tutte ricette diametralmente opposte a quelle della sinistra sancheziana nostrana che si limita a parlare di tasse, sussidi, bonus, demonizzazione delle ricchezze imprenditoriali e messa in discussione persino della proprietà immobiliare.Non per questo il neonato movimento degli studenti deve essere già considerato “di destra”, dato che in realtà contiene al suo interno diverse anime e sensibilità politiche. Quel che è certo è che però non ha nulla a che fare con la sinistra, l’esultanza della quale appare per questo assolutamente fuori luogo, dato che il risultato delle elezioni serbe pare indicare un quadro totalmente opposto: ad una destra filo-putiniana subentra un movimento di patriottismo autentico che non accetta le ingerenze estere degli amici rossi di Pd, 5stelle e AVS del blocco russo-cinese.Francesco Catera, 27 ottobre 2026L'articolo Serbia, forse Ilaria Salis dovrebbe fare attenzione a quel gesto proviene da Nicolaporro.it.