Il Vecchio Continente accelera su invecchiamento in salute e sull’intelligenza artificiale in sanità. Gli Stati membri della Regione europea dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) hanno adottato due nuovi documenti ad hoc: una strategia sulla longevità in salute e una tabella di marcia sull’AI in ambito sanitario nel recente incontro a Copenaghen. Ad annunciarlo è l’Oms Europa.“Un segnale di maturità del sistema sanitario regionale, perché 53 Stati membri hanno scelto di adottare all’unanimità misure importanti, provando a costruire un quadro coerente, in cui le politiche si parlano”, sottolinea a LaSalute di LaPresse Francesco Branda, ricercatore dell’Università Campus Bio-Medico di Roma esperto di AI. La nuova strategia e la tabella di marcia rispondono a due cambiamenti in atto: da un lato, la popolazione del Vecchio Continente vive più a lungo, ma non sempre in buona salute; dall’altro, l’AI sta entrando nel settore sanitario più rapidamente di quanto facciano le norme che la regolamentano.Si stima che, entro il 2050, il 27% della popolazione della Regione avrà più di 65 anni. Ma se le donne vivono più a lungo degli uomini, possono contare su una quota minore di vita in buona salute: l’81,3%, contro l’83,5% dei compagni. “Molte decisioni che incidono sulla salute vengono prese al di fuori del settore sanitario, in contesti politici, economici, di sicurezza o parlamentari. Dobbiamo far sì che le evidenze e le competenze dell’Oms orientino queste decisioni”, ha affermato Corinne Capuano, responsabile ad interim dell’Oms Europa, nel suo intervento davanti al Comitato regionale.‘Invecchiare significa vivere’La vecchiaia non è la fine di tutto, e la longevità può – anzi deve – essere sana. La nuova strategia regionale “Invecchiare significa vivere” (Ageing is Living), è stata adottata all’unanimità e già questo è un segnale prezioso. “Vivere più a lungo rappresenta uno dei grandi traguardi di salute pubblica della nostra Regione”, ha affermato Natasha Azzopardi-Muscat, direttrice per i sistemi sanitari presso l’Oms Europa. “La questione è se questi anni in più vengano vissuti in buona salute. Purtroppo, per troppe persone non è così, in particolare per le donne. Questa strategia fondamentale punta a intervenire lungo tutto l’arco della vita, senza attendere che le persone diventino anziane. Ciò significa offrire assistenza più vicina al proprio domicilio, fornire un sostegno concreto alle famiglie e a chi presta assistenza, e contrastare l’ageismo ovunque si manifesti. Le persone anziane non rappresentano un peso per la società; al contrario, sono parte della soluzione”.AI in sanità più sicura ed equaI 53 Stati della Regione europea dell’Oms hanno inoltre adottato all’unanimità la prima ‘Tabella di marcia’ regionale per l’AI nel settore sanitario. Il documento delinea una visione condivisa per tutta Europa e dell’Asia centrale, con l’obiettivo di migliorare la salute delle persone, sostenere gli operatori sanitari e favorire il progresso verso la copertura sanitaria universale.Quasi due Paesi su tre nel Vecchio Continente utilizzano già l’AI per scopi diagnostici. Tuttavia, solo uno su cinque include l’intelligenza artificiale nei percorsi formativi per gli studenti in ambito sanitario, e appena uno su quattro offre formazione al personale già in servizio. Solo l’8% dei Paesi dispone, infine, di una strategia specifica per il settore sanitario.“L’AI è già presente nelle nostre cliniche e nei nostri ospedali, spesso in anticipo rispetto alle norme che dovrebbero regolarla”, ha proseguito la dottoressa Azzopardi-Muscat. “Gli operatori sanitari e i cittadini devono comprendere gli strumenti che utilizzano. Inoltre, i pazienti devono avere la certezza che qualcuno si assuma la responsabilità qualora qualcosa non dovesse andare per il verso giusto. Prima che uno strumento venga adottato su larga scala, esigiamo la prova che sia in grado di garantire un’assistenza sicura ed efficace. La tecnologia, da sola, non trasformerà i sistemi sanitari: saranno le persone, riponendo in essa fiducia e sapendola utilizzare, a determinare il cambiamento”.L’analisi e i 3 elementi chiave“Per trasformare le strategie in risultati – commenta Branda – vedo tre condizioni chiave. La prima è misurare ciò che conta, perché non basta contare quanti Paesi adottano piani, ma servono indicatori di equità con disaggregazione per genere, reddito e territorio, indicatori di formazione per operatori e studenti sull’AI, indicatori di governance come audit, responsabilità e supervisione umana e indicatori di cura territoriale come assistenza domiciliare e sostegno ai caregiver. Il monitoraggio al 2029 e le prime bozze al 2027 sono utili, ma andrebbero accompagnati da indicatori vincolanti e da una rendicontazione pubblica periodica”.La seconda condizione è “investire nelle persone e nelle istituzioni, perché la roadmap sull’AI sarà efficace solo se accompagnata da alfabetizzazione digitale, competenze cliniche, linee guida etiche e meccanismi di accountability. E la strategia sull’invecchiamento funzionerà solo se famiglie, caregiver e servizi sociali avranno risorse stabili e formazione. La terza condizione è integrare senza duplicare. Questo richiede un cambiamento di metodo fatto non di strategie parallele, ma di piattaforme comuni con obiettivi condivisi e indicatori trasversali”.In tutto questo l’Oms Europa “può svolgere una funzione preziosa di facilitatore e piattaforma di apprendimento attraverso profili nazionali, dashboard, linee guida, formazione, scambio di buone pratiche e valutazione comparata, aiutando i Paesi a costruire capacità di implementazione che è spesso il vero collo di bottiglia. Se le strategie diventeranno piattaforme di apprendimento e non solo dichiarazioni di intenti, la notizia di oggi potrà contare davvero”, chiosa Francesco Branda.Questo articolo Longevità in salute e AI in sanità, l’Europa accelera con due nuovi documenti proviene da LaPresse