WASHINGTON — Il Dipartimento di Stato, il ministero degli Esteri americano, ha autorizzato venerdì 30 ottobre la vendita all’Ucraina di 500 intercettori Patriot, i missili che abbattono i missili. Poche ore dopo, in un post su X, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ringraziato e ha posto la domanda che pesa più del numero: quando arriveranno?La notifica al Congresso, riferisce Reuters, riguarda un pacchetto da 2,1 miliardi di dollari, pagato da Canada, Germania e Norvegia e, per la parte restante, con il prestito di sostegno dell’Unione europea. Ma gli intercettori non esistono ancora: vanno fabbricati, e Zelensky ha scritto che «è stato stabilito che le consegne potranno cominciare solo tra qualche anno». Kyiv ne chiede invece 100 al mese da subito, per passare l’inverno.Quanto vale «qualche anno»? Il comunicato di Washington non dà un calendario. Due persone informate della decisione hanno detto al Guardian che i missili non sono attesi prima di «un paio d’anni dentro gli anni Trenta». Il Center for Strategic and International Studies, centro studi di Washington, ha calcolato in aprile che tra l’ordine e le prime consegne di questa versione del Patriot, la PAC-3 MSE, passano in media 29 mesi.Perché così lenti? Il costruttore è uno solo, Lockheed Martin, e la fila davanti ai suoi cancelli è lunga. A luglio l’Esercito americano gli ha assegnato un contratto fino a 58,6 miliardi di dollari per intercettori Patriot e l’azienda si è impegnata a triplicare la produzione entro la fine del 2030. Nello stabilimento di Camden, in Arkansas, gli addetti stanno crescendo del 50 per cento, a circa 1.850. Le stesse scorte americane di difesa aerea sono state intaccate dalle operazioni militari contro l’Iran.La proposta di Zelensky aggira la fabbrica: attingere subito ai magazzini degli Stati Uniti e degli alleati europei per l’inverno 2026-2027 e ricostituirli dopo con la nuova produzione. «Chiediamo ai nostri partner americani di trovare una soluzione per il momento in cui il pericolo è reale e il bisogno di usare gli intercettori PAC-3 è reale», ha scritto.Dodici missili al meseWashington sta trattenendo qualcosa? È l’accusa che Kyiv ripete da due settimane. Il 18 ottobre Zelensky aveva detto che gli Stati Uniti avevano autorizzato solo una parte degli intercettori già pagati con il meccanismo della Nato che fa comprare agli alleati armi americane per l’Ucraina, e che da quasi un mese aspettava la firma del segretario alla Difesa Pete Hegseth su trasferimenti di Patriot da Paesi terzi. Il conto, secondo il presidente ucraino, è di 12 intercettori al mese arrivati dagli Usa nel 2026: «Immaginate: potete contare su 150 missili all’anno dall’America, ma dovete abbattere 150 missili balistici al mese».Il comando alleato nega. «Tutto è stato consegnato, anzi, abbiamo avuto una consegna proprio la settimana scorsa», ha detto venerdì ai cronisti a Riga il generale Alexus Grynkewich, comandante supremo della Nato in Europa; «ogni singolo trasferimento da Paesi terzi chiesto al governo americano è stato approvato». Il segretario di Stato Marco Rubio, dieci giorni prima, aveva escluso che i rallentamenti nascessero da una direttiva politica. Il Pentagono non ha risposto alle cifre di Zelensky.Chi paga, e quando si firma? «Nessun fondo statunitense è coinvolto», precisa il comunicato: le donazioni di Ottawa, Berlino e Oslo passano da un programma americano che canalizza i soldi dei donatori negli acquisti per Kyiv, il resto lo copre il prestito europeo. Diviso in parti uguali, ogni missile viene a costare circa 4,2 milioni di dollari, ricambi e assistenza compresi. La notifica di venerdì non è un contratto: apre i 30 giorni di esame del Congresso, poi si firma l’offerta e l’Esercito americano piazza l’ordine con Lockheed.E produrli in Ucraina? Il Pentagono ha rinviato la richiesta di licenza di Kyiv a «un ulteriore esame», senza autorizzazione né date. È un dossier che si trascina da luglio, quando Donald Trump al vertice Nato in Turchia aveva offerto una licenza di produzione ucraina e, tre settimane dopo, aveva detto che Washington «non aveva acconsentito». Il sistema antibalistico di progettazione nazionale, il Freyja, è pronto nella parte ucraina e aspetta componenti europei.L’inverno delle centraliAll’inizio di ottobre le scorte ucraine di intercettori erano esaurite, e il PAC-3 è una delle poche armi capaci di fermare un missile balistico in volo. Nelle ultime due settimane Zelensky conta più di 30 attacchi russi contro la rete elettrica: bersagli dichiarati, elettricità, riscaldamento, acqua, ponti. Venerdì stesso ha riferito di missili balistici su due regioni: «Continuano a condurre attacchi terroristici contro le nostre città». Da Mosca non è arrivata alcuna reazione all’annuncio americano.L’autorizzazione chiude settimane di attrito tra Washington e Kyiv: l’accordo americano con Mosca sul diesel, il rallentamento dell’accesso ucraino ai servizi satellitari Starshield, ripristinato la scorsa settimana, la sospensione di parte della condivisione di intelligence con la minaccia di tagliarla per i raid ucraini sulle raffinerie russe. La distensione è cominciata a Oslo il 20 ottobre, nei colloqui tra Zelensky e gli inviati di Trump. Per Kyiv la partita si gioca sui mesi, non sugli anni: l’inverno delle centrali colpite arriva molto prima delle nuove linee di Camden.Zelensky lo ha scritto in chiaro: 500 missili «basterebbero a proteggere i nostri cieli nei prossimi mesi», quelli in cui per l’Ucraina conta «essere in una posizione forte nei negoziati». Sul tavolo americano resta la sua richiesta di un pacchetto invernale da 100 intercettori al mese. Il Dipartimento di Stato, nel suo comunicato, non ha indicato un calendario di consegna.