BRASÍLIA — «Falso. Non c’è stata nessuna richiesta di spiegazioni». Con queste parole, scritte su X, il ministro degli Esteri argentino Pablo Quirno ha respinto venerdì la notizia che il Brasile avesse convocato la responsabile dell’ambasciata argentina per chiederle conto della fuga di Flávio Bolsonaro negli Stati Uniti. Il presidente Javier Milei ha ricondiviso il messaggio con un commento di due parole: «Clarín mente».La convocazione è ricostruita da Reuters e dall’agenzia francese Afp con fonti del governo brasiliano e confermata da Bloomberg. Giovedì il ministero degli Esteri di Brasília ha ricevuto María Emilia Cortés, l’incaricata d’affari che guida la missione argentina da agosto, per esprimerle il «disagio» del governo sul ruolo di Buenos Aires nella partenza del candidato sconfitto. Un colloquio di pochi minuti con il direttore del dipartimento per il Sudamerica, nessun comunicato da nessuna delle due capitali.Quirno non nega che l’incontro si sia tenuto: nega che il Brasile abbia chiesto spiegazioni, e invita i giornalisti a «non scrivere sotto dettatura di una sola fonte, chiaramente interessata». La versione contestata era uscita su La Nación e altri quotidiani argentini. Un portavoce della presidenza argentina ha rivendicato il viaggio come un salvataggio: Bolsonaro, ha detto, è sfuggito «dalle grinfie del comunismo, che vuole incarcerare tutti gli oppositori».Flávio Bolsonaro, 45 anni, senatore per Rio de Janeiro e candidato del Partito Liberale, ha perso domenica il ballottaggio contro Luiz Inácio Lula da Silva, che con il 51,8% ha conquistato il quarto mandato con oltre 4 milioni di voti di scarto. Nei giorni seguenti il Supremo Tribunale Federale, la Corte suprema brasiliana, gli ha ordinato di consegnare i passaporti e di non lasciare il Paese, giudicandolo a rischio di fuga nell’inchiesta per riciclaggio legata al Banco Master. Non ha obbedito.Quaranta minuti a Puerto IguazúMartedì sera ha attraversato via terra il confine con la provincia argentina di Misiones, con la moglie e le due figlie. Secondo l’autorità migratoria argentina, 40 minuti dopo è salito su un aereo privato a Puerto Iguazú, la città sulla Triplice Frontiera fra Argentina, Brasile e Paraguay, accanto alle cascate dell’Iguazú. Scalo a Guayaquil, in Ecuador, e mercoledì mattina l’atterraggio all’aeroporto esecutivo di Opa Locka, a Miami, dove le telecamere lo hanno ripreso scendere da un Gulfstream. Washington aveva concesso i visti a tutta la famiglia.Secondo La Nación, a Puerto Iguazú c’era Santiago Caputo, il principale consigliere di Milei, per facilitare l’ingresso. Il governo argentino non ha commentato quel dettaglio. La deputata Marcela Pagano ha presentato una denuncia alla magistratura locale, che ha ordinato al governo di rendere noti i dettagli dell’assistenza prestata a Bolsonaro.Lo stesso Bolsonaro ha ringraziato Milei per il suo «coraggio, senso di giustizia e di legalità», senza precisare in che cosa sia consistito l’aiuto, e Donald Trump per l’accoglienza. «Non sono fuggito dal Brasile. Ho lasciato uno Stato di eccezione», ha scritto in una lettera aperta in cui si è definito prima «presidente eletto», poi, dopo averla cancellata e ripubblicata, «leader» legittimo del Paese. Non ha concesso la sconfitta, ma il suo partito ha riconosciuto la vittoria di Lula. L’accusa di riciclaggio, per un pagamento milionario dell’ex vertice della banca destinato secondo gli inquirenti a un film sul padre, è per lui «una caccia alle streghe a sfondo politico».La frattura fra Brasília e Buenos Aires precede la fuga. A luglio il Brasile ha richiamato l’ambasciatore e declassato le relazioni dopo che Milei, a San Paolo per il lancio della candidatura di Bolsonaro, aveva chiamato Lula «ladro» e «corrotto». Milei non ha ancora riconosciuto la vittoria di Lula, a differenza degli altri alleati di Trump nella regione; Trump stesso ha definito il voto «truccato», pur dicendo di non voler prendere posizione. Il padre di Flávio, Jair Bolsonaro, sconta ai domiciliari a Brasília una condanna a 27 anni per il tentato colpo di Stato dopo la sconfitta del 2022.Per ora Brasília non ha annunciato altre misure contro l’Argentina. La partita, per i due governi, è chi si assume il costo di un viaggio che ha vanificato un ordine della Corte suprema brasiliana: Lula deve mostrare che l’ordine aveva un prezzo, Milei deve evitare che il prezzo lo paghi lui davanti alla magistratura di casa. Quirno ha chiuso il suo messaggio tornando al passato: a rompere, ha scritto, fu il Brasile, che declassò le relazioni «unilateralmente».