WASHINGTON — Donald Trump dice di non essersi schierato nel voto brasiliano perché glielo aveva chiesto Lula. Lo ha ripetuto giovedì, prima di partire per un comizio delle elezioni di metà mandato, e nella stessa risposta ha definito quel voto «una vergogna» e si è rifiutato di dire se riconosce la vittoria di Luiz Inácio Lula da Silva. Lo sconfitto, il senatore Flávio Bolsonaro, è a Miami, dove è arrivato mercoledì con un volo charter organizzato da uomini della stessa amministrazione.Quattro giorni dopo il ballottaggio del 25 ottobre, vinto da Lula con il 51,79% dei voti contro il 48,21%, il presidente degli Stati Uniti non riconosce il risultato e ospita sul proprio territorio il candidato battuto, indagato in patria per riciclaggio, con i passaporti annullati da un giudice della Corte suprema e con un divieto di espatrio che ha ignorato. Brasilia, finora, non ha replicato alle parole di giovedì.«Penso che l’elezione in Brasile sia stata una vergogna», ha detto Trump ai cronisti, secondo il resoconto dell’AFP. «Mi era stato chiesto di non schierarmi dal presidente, l’attuale presidente. Non mi sono schierato, ma quando ho visto quel che è successo è stata una vergogna». Ha citato il calo della Borsa di San Paolo dopo la vittoria di Lula. Mercoledì aveva parlato di un voto «molto strano», aggiungendo che non si sarebbe «immischiato» nelle rivendicazioni di Flávio. L’agenzia francese lega la linea della Casa Bianca al voto di metà mandato della settimana prossima.Il 25 ottobre, giorno del ballottaggio, la Polizia federale brasiliana ha chiesto misure cautelari nell’inchiesta per riciclaggio che ruota attorno a un avvocato vicino al senatore, Willer Tomaz, accusato di aver ripulito oltre un miliardo di dollari. Il giudice della Corte suprema Alexandre de Moraes ha ordinato la consegna dei passaporti entro mezzogiorno di martedì. Flávio non si è presentato. Non è formalmente latitante, perché non esiste un mandato d’arresto: tre deputati del Partito dei lavoratori di Lula lo hanno chiesto, insieme all’inserimento nella lista rossa dell’Interpol, e Moraes non ha ancora deciso.Il volo per MiamiMartedì sera il senatore è entrato in Argentina. Secondo fonti di polizia e diplomatiche brasiliane ha mostrato il passaporto italiano, che possiede dal 2023, e l’ufficio migratorio di Buenos Aires ha certificato l’ingresso «con documenti di viaggio validi e senza alcun impedimento legale». Da lì un jet privato lo ha portato a Guayaquil, in Ecuador, e all’alba di mercoledì è atterrato a Opa-locka, scalo per voli privati alla periferia di Miami, con la moglie e le due figlie.Il Wall Street Journal ricostruisce il viaggio come un’«operazione congiunta» fra alti funzionari americani, tra cui il consigliere di Trump Jason Miller, e l’entourage del presidente argentino Javier Milei, avviata il 26 ottobre, il giorno dopo la sconfitta: un’auto civetta per lasciare il Brasile, il charter organizzato dagli americani, agenti federali ad attenderlo sulla pista con gli ombrelli aperti per coprire le telecamere. Trump avrebbe dato il via libera di persona; i Bolsonaro sono entrati con permessi umanitari temporanei validi un anno. Il Dipartimento per la Sicurezza interna dice soltanto che la famiglia è stata ispezionata e ammessa «in conformità alle leggi e procedure migratorie applicabili». Mercoledì il presidente era stato più diretto: «So che gli abbiamo dato un lasciapassare per entrare nel Paese, quindi vedremo».Dal rifugio in Florida, che il suo portavoce descrive come «un luogo sicuro», Flávio Bolsonaro ha prima scritto su X di essere lui «il presidente eletto» e di aver subito una «frode elettorale», poi ha sostituito il post con una lettera in cui si definisce «leader» dell’opposizione. «Non sono fuggito dal Brasile, sono partito per il bene del Brasile», scrive, negando ogni reato e parlando di «caccia alle streghe»; ringrazia Milei e Trump. Il capo della sua campagna, Rogerio Marinho, non ne sapeva nulla: «Siamo sorpresi, perché ieri avevamo parlato della necessità che Flávio, con i circa 60 milioni di voti ricevuti, assumesse questa leadership dell’opposizione».Lula ha risposto martedì dal Palazzo dell’Alvorada, la residenza presidenziale, davanti ai sostenitori arrivati per i suoi 81 anni. «Mi dispiace che abbia lasciato il Brasile, perché poteva restare qui e dimostrare che le accuse non sono vere», ha detto. «Chi esce di nascosto dal proprio Paese ha qualcosa da nascondere».Il padre, Jair Bolsonaro, condannato lo scorso anno a 27 anni e 3 mesi per il tentativo di rovesciare la sconfitta del 2022 e oggi ai domiciliari per motivi di salute, nega ogni addebito; nel dicembre 2022 volò in Florida alla vigilia dell’insediamento di Lula. Un altro figlio, Eduardo, che vive negli Stati Uniti, aveva detto in un podcast una settimana prima del voto che Flávio, in caso di sconfitta, avrebbe dovuto lasciare il Paese.