Sanita’: Uil Lazio, privato avanza, pubblico in affanno tra carenza personale e fuga pazienti

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La situazione della sanità nel Lazio si presenta sempre più sbilanciata verso il settore privato, con una carenza strutturale di personale, liste d’attesa in aumento e difficoltà nell’accesso alle cure. A queste criticità si aggiunge un saldo negativo della mobilità sanitaria: la spesa per curare i residenti fuori regione supera le entrate derivanti dalle prestazioni erogate ai pazienti provenienti da altri territori. Questo è il quadro allarmante che emerge dal dossier-inchiesta redatto dalla Uil Lazio e dalla Uil Fp, presentato oggi presso la sede del Consiglio regionale del Lazio durante l’evento intitolato “Curare la sanità. Università, diritti e futuro del servizio sanitario”. L’indagine confronta i dati ufficiali con le carenze strutturali del sistema e le segnalazioni provenienti dai lavoratori del settore, dai pazienti e da coloro che si trovano costretti a rinunciare alle cure.Interventi al Consiglio RegionaleAll’incontro sono intervenuti, tra gli altri, il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, il segretario generale della Uil Lazio, Maurizio Lago, e il segretario generale della Uil Fp Roma e Lazio, Claudio Benedetti. È emerso soprattutto un sistema nel quale il settore pubblico si occupa prevalentemente della gestione delle emergenze e delle cronicità, mentre il privato consolida la propria presenza nei settori più remunerativi. Questo processo è accompagnato dalla fuga di medici e infermieri verso le strutture private. “Cosa è successo ai grandi e rinomati hub della capitale e delle province laziali?” si domanda il segretario generale della Uil Lazio, Maurizio Lago. “Perché il loro ruolo sembra essere diventato di secondo piano rispetto al passato e all’offerta privata? Un privato che non fa altro che acuire le disparità economiche e sociali tra i cittadini, creando anche in un settore così fondamentale pazienti di serie A e pazienti di serie B, con un numero spropositato di persone costrette a rinunciare alle cure”.Criticità del servizio pubblicoSecondo il sindacato, le ragioni del progressivo indebolimento del servizio pubblico sono molteplici e non possono essere ricondotte esclusivamente ai tempi di attesa o al sovraffollamento dei pronto soccorso, spiegazioni che, come si sottolinea nel dossier, “rischiano di essere estremamente riduttive”. Tra gli ambiti più critici c’è la prevenzione, nella quale il Lazio si colloca tra le ultime posizioni a livello nazionale. La regione registra inoltre un rapporto tra medici e abitanti inferiore del 14,7% rispetto alla media italiana. Ancora più marcato è il divario per quanto riguarda il personale infermieristico del Servizio sanitario nazionale: nel Lazio si contano quattro infermieri ogni mille abitanti, rispetto a una media nazionale di 4,75. Il deficit, secondo il rapporto Gimbe dell’ottobre 2026, è pari al 15,2% e si traduce in una carenza stimata tra 7 mila e 10 mila infermieri, collocando la regione al quindicesimo posto nella graduatoria nazionale. La situazione è critica anche per gli operatori sociosanitari (Oss) dipendenti del Servizio sanitario nazionale, il cui numero nel Lazio risulta inferiore del 77% rispetto alla media nazionale, come indicano i dati Agenas. Questa carenza determina un maggiore carico di lavoro per gli infermieri e può aumentare i rischi per i pazienti. A mancare sono anche i medici di medicina generale: ne risultano 358 in meno rispetto al fabbisogno e, considerando i pensionamenti previsti, nel 2028 il deficit potrebbe avvicinarsi alle mille unità.