NEW YORK — Le agenzie di intelligence americane hanno concluso che una dirigente cinese in rapporti stretti con Jensen Huang, fondatore e amministratore delegato di Nvidia, passava informazioni a Pechino. Donald Trump lo sa da circa un anno e ha scelto di non intervenire. Lo rivela un’inchiesta del New York Times pubblicata giovedì.Il quotidiano fissa da sé i confini di quel che ha in mano. Scrive di non aver potuto accertare quali agenzie conducessero la sorveglianza, che cosa l’abbia innescata, quali informazioni siano arrivate in Cina e quanto valessero. Le fonti sono persone a conoscenza di conclusioni classificate, che parlano in forma anonima. Jensen Huang non è mai stato formalmente avvertito di essere un bersaglio.La donna si chiama Alice Huang, nota anche come Huang Le, cittadina cinese alla guida di Megaspeed, società di data center con sede a Singapore che affitta capacità di calcolo a gruppi cinesi, tra cui Alibaba, ed è cliente e partner cloud di Nvidia. Nessuna parentela con il fondatore di Nvidia, 63 anni, nato a Taiwan e sposato.Gli 007 hanno definito «stretta» la relazione tra i due, senza chiarirne la natura. Il nome del manager è emerso con lo «smascheramento», la procedura con cui si rivela l’identità di un cittadino americano finito in una comunicazione intercettata. I due compaiono insieme a cene d’affari nell’area di Singapore e a una serata a Taipei nel giugno 2024.Trump fu informato alla fine del 2025 e non agì: pesava il timore di disturbare le vendite di chip Nvidia, che sostengono l’economia e la Borsa americane, e di complicare il negoziato commerciale con la Cina. Il presidente è atteso a Pechino a novembre. Al momento del briefing gli analisti non ritenevano che Jensen Huang fosse al corrente; alcuni alti funzionari dell’amministrazione dubitano però che potesse essere rimasto all’oscuro.«Le interazioni di Jensen con la signora Huang non sono insolite né inattese. Incontrare i clienti fa parte del lavoro di un amministratore delegato», ha detto al Times il portavoce di Nvidia John Rizzo. I clienti cloud regionali, ha aggiunto, ricevono «normali informazioni commerciali», non segreti industriali, «e zero informazioni rilevanti per la sicurezza nazionale»; Megaspeed «non è stata diversa da molti altri clienti». Casa Bianca, Cia e Nsa, l’agenzia delle intercettazioni, non hanno commentato. L’ambasciata cinese a Washington ha parlato di «insinuazioni infondate». Alice Huang non ha risposto; Megaspeed si è detta «impegnata» a rispettare le regole.I server ancora nelle scatolePer capire il caso bisogna tornare alla fine del 2024. Un funzionario del Dipartimento del Commercio, in visita a un data center di Megaspeed in Malaysia, trovò l’hardware Nvidia ancora imballato. Il sospetto fu che i server fossero in transito verso la Cina, Paese a cui Washington vieta di vendere gli acceleratori più avanzati. Ne nacque un’indagine, passata quest’anno al Dipartimento di Giustizia.Una società «sorella» malese di Megaspeed ha comprato almeno 4,8 miliardi di dollari di apparati con chip Nvidia tra il giugno 2024 e il febbraio 2026, secondo i registri commerciali citati dal giornale. Nel 2025 le autorità di Singapore interrogarono Alice Huang e la rilasciarono. Nvidia sostiene che le accuse di dirottamento dei chip siano state «indagate a fondo e smentite l’anno scorso».Jensen Huang è nel frattempo diventato uno degli interlocutori più assidui della Casa Bianca. Ha fatto pressione per allentare le regole sull’intelligenza artificiale e i limiti alle vendite in Cina, e ha negoziato l’intesa con cui Nvidia gira al governo una quota dei ricavi su certi chip destinati a Pechino. Funzionari attuali ed ex raccontano che quella vicinanza ha rallentato le strette: alcune indagini del Commercio e sanzioni proposte si sono arenate. La vicenda salda così i due dossier su cui l’amministrazione ha frenato nello stesso anno, il controllo sui chip in uscita e la trattativa con la Cina.Il caso non si chiude con la pubblicazione. La sorveglianza su Alice Huang continua e società a lei collegate hanno acquistato chip Nvidia anche quest’anno. L’azienda, che nei depositi alla Sec, l’autorità di Borsa americana, si dice «di fatto esclusa» dal mercato cinese dei data center, afferma di essere «fiduciosa che, se il governo ritenesse qualcuno una minaccia per l’industria americana, ce lo direbbe».