Un’intera nazione sospesa nel vuoto istituzionale e prigioniera del terrore criminale dovrà attendere ancora a lungo prima di poter tornare alle urne. Il Consiglio Elettorale Provvisorio (CEP) di Haiti ha annunciato un ulteriore e drastico rinvio del calendario elettorale: la prima tornata delle elezioni presidenziali e legislative, inizialmente fissata per il 13 dicembre di quest’anno, è stata posticipata al 18 luglio 2027.Il nuovo cronoprogramma ufficializzato dall’organismo elettorale prevede un eventuale secondo turno per il 4 ottobre 2027, mentre la campagna elettorale prenderà il via il 15 aprile dello stesso anno. Parallelamente al voto per la presidenza e il parlamento, è stato fatto slittare al 2027 anche l’atteso referendum costituzionale.Secondo le dichiarazioni del CEP, la scelta è maturata dopo una fitta serie di consultazioni con gli attori politici e a seguito della revisione del decreto elettorale da parte del Consiglio dei Ministri. L’obiettivo ufficialmente dichiarato dalle autorità è quello di proseguire l’iter con «dialogo, professionalità e rigore», creando i presupposti per una consultazione inclusiva, credibile e trasparente che garantisca l’integrità del processo democratico. Tuttavia, la realtà sul campo racconta un’altra storia. Haiti non celebra elezioni generali dal lontano 2016, l’anno in cui venne eletto presidente Jovenel Moïse. Insediatosi nel febbraio 2017, Moïse è stato barbaramente assassinato il 7 luglio 2021 all’interno della sua residenza a Port-au-Prince da un commando di mercenari colombiani.Da quel tragico evento, la repubblica caraibica è scivolata in un prolungato stallo politico e istituzionale. Oggi il Paese non conta un singolo rappresentante eletto all’interno della propria struttura amministrativa ed è retto da governi di transizione susseguitisi senza mai riuscire a ripristinare il regolare funzionamento dello Stato. Attualmente la guida dell’esecutivo ad interim è affidata al Primo Ministro Alix Didier Fils-Aimé, in carica dal 10 novembre 2024, il quale si trova a gestire un contesto sociale ed economico sull’orlo del collasso definitivo. A determinare l’impossibilità di svolgere le elezioni nei tempi previsti è prima di tutto un’emergenza di sicurezza drammatica. Ampie porzioni della capitale Port-au-Prince e diverse province del Paese sono sotto il controllo pressoché totale di bande armate responsabili di violenze indiscriminate, omicidi, stupri di massa, reclutamento di minori e sfollamenti forzati di interi quartieri.A nulla sono serviti i finora i tentativi di riportare l’ordine. La missione multinazionale di sicurezza approvata dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU (la Fuerza de Supresión de Pandillas o GSF), il cui mandato è stato recentemente rinnovato per altri sei mesi, opera con un numero di uomini sensibilmente inferiore a quello preventivato. La gravità del momento è evidenziata anche dai recenti fatti di cronaca: un imponente contingente di militari giunti da El Salvador sta conducendo perlustrazioni nella capitale per rintracciare quattro propri soldati della missione internazionale, caduti in un’imboscata tesa dai gruppi criminali nella periferia di Port-au-Prince.Il rinvio delle consultazioni al luglio del 2027 rappresenta l’ennesima battuta d’arresto per una popolazione stremata. Senza garanzie minime di incolumità pubblica e privo delle necessarie risorse finanziarie e logistiche, il sistema democratico haitiano rimane congelato, testimoniando quanto la strada verso la stabilità istituzionale e la sovranità popolare sia ancora lunga e costellata di ostacoli.