Strage di Parigi, fermi tutti: cercavano il killer di destra, spuntano le foto Pro Pal

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Un morto, sette feriti e una ricostruzione che, con il passare delle ore, si è fatta decisamente più complicata. La strage di Trappes e La Verrière, alla periferia di Parigi, continua a far discutere la Francia. Non soltanto per la violenza dell’attacco, ma anche per il profilo del presunto responsabile, Kevin T., 39enne francese, inizialmente associato all’estrema destra. Una lettura alimentata da alcune indiscrezioni, salvo poi scontrarsi con le smentite della procura e con nuovi elementi emersi sul passato dell’uomo. Comprese alcune fotografie, circolate sui social, che lo collocherebbero in iniziative a sostegno della Palestina.Tutto comincia venerdì 23 ottobre. Kevin T. apre il fuoco con un mitra tra Trappes e La Verrière, nelle Yvelines. Il bilancio, aggiornato dalla procura antiterrorismo, è di un morto e sette feriti. La vittima è Pengo Bossio Wangi, 26 anni, appassionato di arti marziali miste. L’aggressore viene arrestato dopo aver esploso almeno 128 colpi in otto diversi luoghi. Emmanuel Macron arriva sul posto e parla immediatamente di “attentato terroristico razzista”, sostenendo che l’uomo avrebbe scelto le vittime in base al colore della pelle. L’inchiesta viene affidata alla procura nazionale antiterrorismo.A rafforzare l’ipotesi di una matrice riconducibile all’estrema destra arriva anche un’indiscrezione pubblicata da varie testate: nell’automobile del presunto attentatore sarebbero stati trovati volantini del Rassemblement National, il partito di Marine Le Pen. Un elemento destinato a pesare sulla ricostruzione politica della vicenda. Peccato che sia la stessa procura antiterrorismo a smentire il ritrovamento di volantini politici nella vettura.Non è l’unico elemento che rende il quadro meno lineare. Secondo quanto ricostruito da Le Monde, i familiari descrivono Kevin T. come una persona con idee razziste, ma nessuno lo indica come un militante o un attivista dell’ultradestra. Gli investigatori lo considerano un soggetto isolato, sconosciuto ai servizi di intelligence. Durante la perquisizione del suo appartamento vengono trovati una copia del Mein Kampf di Adolf Hitler e un Corano. Il 39enne, inoltre, dichiara di soffrire di schizofrenia e di seguire una terapia. Dopo un periodo di osservazione psichiatrica, la sua custodia viene ripristinata.Ed è proprio sul passato del sospettato che emergono altri dettagli. Sui social circolano fotografie che lo ritrarrebbero durante iniziative filopalestinesi. Immagini che Le Monde precisa di non essere riuscito ad autenticare. Tuttavia, anche Mediapart, raccogliendo le testimonianze di alcuni amici del 39enne, riferisce della sua partecipazione, negli anni 2017 e 2018, a serate di solidarietà con la Palestina. Un amico ridimensiona però qualsiasi interpretazione politica: Kevin frequentava quegli ambienti soprattutto per socializzare, non necessariamente per convinzione ideologica. Insomma, un passato più articolato di quanto suggerito dalle prime ricostruzioni. Questo non significa che l’uomo fosse un militante di sinistra, né che le fotografie possano escludere un movente razzista. Ma sicuramente non ci troviamo di fronte a un estremista di destra.Resta il cortocircuito delle prime ore. Da una parte l’accostamento all’estrema destra, rafforzato da un’informazione sui volantini del Rassemblement National successivamente smentita. Dall’altra un passato di frequentazioni filopalestinesi che emerge soltanto in seguito e che impone maggiore cautela nel ricostruire il profilo ideologico del presunto attentatore. La matrice razzista resta al centro dell’inchiesta, ma l’appartenenza politica di Kevin T. è tutt’altro che definita. E la vicenda ricorda quanto possa essere rischioso trasformare le prime indiscrezioni investigative in un’identità politica già confezionata.Massimo Balsamo, 27 ottobre 2026L'articolo Strage di Parigi, fermi tutti: cercavano il killer di destra, spuntano le foto Pro Pal proviene da Nicolaporro.it.