PARIGI — Il governo francese ha chiesto agli operatori telefonici di tenersi pronti a spegnere TikTok, Instagram, Snapchat e X per alcune ore durante le manifestazioni del fine settimana, e gli operatori hanno risposto che non sanno come fare. È l’esito di una lettera datata giovedì 22 ottobre, firmata dal primo ministro Sébastien Lecornu e indirizzata ai vertici di Orange, SFR, Free e Bouygues Telecom, i quattro grandi gestori di rete del Paese. Il blocco, da attivare il 24 o il 25 su istruzione del premier, non è mai scattato.La lettera l’ha pubblicata sabato il sito investigativo francese Blast; Politico Europe ha ricostruito la settimana di contatti fra il ministero dell’Interno e le compagnie, citando un funzionario dell’ufficio del premier e un dipendente di una società di telecomunicazioni. Interpellati, l’ufficio di Lecornu, il ministero dell’Interno e quello della Tecnologia non hanno smentito né il documento né il piano. All’inchiesta di Blast il governo non ha risposto pubblicamente.Nel testo il premier scrive che diverse piattaforme hanno avuto «un ruolo decisivo non solo nella cristallizzazione e nella diffusione virale di slogan illegali, ma anche come strumenti di coordinamento operativo della violenza». Parla di una «convergenza di più movimenti di protesta e attivisti» e di individui che «hanno approfittato del disordine per sfasciare, danneggiare, incendiare, saccheggiare». X è stato aggiunto alla lista dopo l’invio.Il giorno dopo, venerdì 23, membri del gabinetto Lecornu e i direttori legali degli operatori si sono visti in videoconferenza. Secondo il verbale della riunione, il governo voleva misure limitate ai telefoni cellulari e ad aree circoscritte. Le compagnie hanno espresso riserve e hanno spiegato di non avere la capacità tecnica nel breve termine; un blocco del genere, hanno aggiunto, si aggira con una rete privata virtuale o cambiando le impostazioni del telefono.Bloccare un social in un solo quartiere non si può, perché le reti non ragionano per isolati. L’alternativa, spegnere l’intero internet mobile in una zona, fermerebbe anche i pagamenti con carta, le telecamere di videosorveglianza e le chiamate di emergenza. Sul tavolo è rimasta un’opzione più leggera, la disattivazione delle funzioni di geolocalizzazione con cui i cortei spontanei si ritrovano in tempo reale.Il precedente della Nuova CaledoniaLa Francia ci ha già provato una volta. Nel 2024, durante la rivolta nella Nuova Caledonia, territorio francese del Pacifico, il governo aveva bloccato TikTok sull’arcipelago; nel 2025 il Consiglio di Stato, il massimo tribunale amministrativo, ha annullato la misura. In Parlamento è ora in discussione un testo che rende responsabili sul piano economico i partecipanti consapevoli alle violenze e impone alle piattaforme obblighi di rimozione. A sei mesi dalla fine del quinquennio, un governo senza maggioranza ha cercato nei cavi delle telecom uno strumento d’ordine che l’aula non gli ha ancora dato.Nel frattempo è passata la via ordinaria: oltre cento segnalazioni inviate alle piattaforme prima della mobilitazione, circa la metà sfociate nella sospensione di account. Sabato 24 il ministero dell’Interno ha contato 410.000 manifestanti in circa 298 cortei, 110.000 a Parigi; il sindacato CGT ne rivendica 800.000. In campo 70.000 fra agenti e militari dell’operazione Sentinelle, con i cortei vietati a Lione e Marsiglia.I fermi sono stati circa 1.300 secondo il bilancio provvisorio del ministero di domenica mattina, la metà del fine settimana precedente, quando la notte di saccheggi del 17 ottobre aveva portato gli arresti ai massimi dal picco dei gilet gialli del dicembre 2018.Lunedì il presidente Emmanuel Macron è andato a Marsiglia dalle forze dell’ordine. L’ordine sarà mantenuto senza stato d’emergenza, ha detto, ma lo strumento «non è fuori discussione»: «Continueremo a tenere la linea». Ha annunciato misure «forti» sulle «rivendicazioni legittime» degli studenti, fra cui la sostituzione graduale di Parcoursup, la piattaforma di ammissione all’università, e ha avvertito che anche sabato prossimo il rischio resterà alto, con percorsi di corteo designati in anticipo.Nel pomeriggio Lecornu ha ricevuto le organizzazioni di liceali e universitari. Louis Létoublon, vicepresidente del sindacato Les Lycéens!, ne è uscito chiedendo di andare «fino in fondo» e confermando le piazze di sabato e del 5 novembre.Il calendario è fitto: i gilet gialli il 31 ottobre, poi lo sciopero nazionale di giovedì 5 novembre indetto da cinque confederazioni su salari, pensioni e tagli, mentre la legge di bilancio 2027 prevede circa 54 miliardi di euro di risparmi con un deficit al 5,4% del prodotto interno lordo. Macron lascia l’Eliseo ad aprile. Ai manifestanti di Parigi Jean-Luc Mélenchon, leader della sinistra radicale de La France Insoumise, ha detto: «O cedete, o dovrete dimettervi».