«La Serbia è libera!». È il grido che si è levato tra i giovani sostenitori della Lista studentesca quando sono arrivati i risultati delle elezioni parlamentari del 25 ottobre. Davanti al palazzo del Parlamento di Belgrado, i manifestanti hanno espresso un misto di gioia e rabbia, dirigendosi verso le recinzioni metalliche installate per proteggere l’accampamento dei sostenitori di Aleksandar Vučić, leader del Partito progressista serbo (SNS), e abbattendone una parte. Un gesto dal forte significato simbolico, che ha accompagnato quella che si presenta come una svolta nella storia politica del Paese.Il paradosso è che, tra i candidati della Lista studentesca ai 250 seggi dell’Assemblea nazionale, non figurava alcuno studente. Come è stato possibile? Si potrebbe rispondere che, così come la natura aborrisce il vuoto, anche la politica tende a riempirlo. Dopo quattordici anni di predominio politico di Vučić, gli elettori serbi hanno manifestato la volontà di affidare la guida del Paese a una nuova classe dirigente.Le liste sostenute dagli studenti comprendono professori universitari, personalità dello sport e dello spettacolo e, soprattutto, l’ex governatore della Banca nazionale serba Dejan Šoškić, il cui programma economico suscita forti preoccupazioni tra gli oppositori.A prima vista potrebbe trattarsi di una normale alternanza al potere, come avviene nei sistemi democratici. In realtà, la posizione geopolitica della Serbia rende questa trasformazione particolarmente delicata.Belgrado si trova in un’area nella quale la Russia conserva una notevole influenza politica, alimentata anche dai tradizionali legami storici, culturali e religiosi tra i due Paesi. La comune appartenenza alla tradizione slava e ortodossa ha contribuito per secoli ad avvicinare le rispettive società, anche se non ha mai eliminato le differenze tra gli interessi nazionali.La storia, tuttavia, modifica progressivamente gli orientamenti delle società. Le nuove generazioni serbe potrebbero non riconoscersi più nello stesso sentimento panslavista che aveva caratterizzato parte dei nazionalismi europei all’inizio del Novecento. Non è neppure possibile stabilire quanto il sostegno elettorale a Vučić corrispondesse a un’effettiva approvazione della crescente influenza di Mosca nell’area dell’ex Jugoslavia.La guerra in Ucraina, con il suo carico di vittime, distruzioni e sofferenze per milioni di persone, rappresenta inoltre un elemento destinato a pesare sulla percezione della Russia anche tra popolazioni tradizionalmente considerate vicine a Mosca.Alcuni commentatori russi accusano gli Stati Uniti e l’Unione Europea di aver sostenuto la Lista studentesca. È un’interpretazione che si inserisce nella competizione geopolitica per l’influenza sui Balcani, ma che non può essere considerata una prova di interferenze senza elementi documentati.La Serbia, del resto, è da tempo candidata all’ingresso nell’Unione Europea. Tuttavia, le rivendicazioni che hanno portato migliaia di giovani nelle strade di Belgrado riguardano soprattutto questioni interne: la lotta alla corruzione, la richiesta di trasparenza nelle decisioni pubbliche, il contrasto all’influenza della criminalità organizzata e la libertà d’informazione.Resta poi una questione particolarmente delicata, quella del Kosovo, che continua a rappresentare uno dei principali nodi irrisolti della politica serba.Il territorio è stato teatro, alla fine degli anni Novanta, di un sanguinoso conflitto tra le forze serbe e la popolazione albanese kosovara. Dal 1999 è presente una forza internazionale di sicurezza guidata dalla NATO, la KFOR, istituita dopo la guerra.Il Kosovo è abitato in larga maggioranza da albanesi, mentre la comunità serba, concentrata soprattutto in alcune aree settentrionali e in diverse enclave, costituisce una minoranza. Nel 2008 Pristina ha proclamato unilateralmente l’indipendenza, riconosciuta da numerosi Stati, ma non dalla Serbia, dalla Russia e dalla Cina.La questione kosovara rappresenta quindi un punto di confronto tra Belgrado e le istituzioni occidentali. Mosca e Pechino sostengono la posizione serba sul mancato riconoscimento dell’indipendenza, mentre gli Stati Uniti e gran parte dei Paesi dell’Unione Europea riconoscono il Kosovo come Stato indipendente.Un eventuale governo serbo intenzionato a modificare radicalmente i rapporti con Pristina dovrebbe affrontare non soltanto una questione diplomatica, ma anche un problema profondamente radicato nella memoria storica e nell’identità nazionale.Per la Russia, inoltre, la vittoria di una formazione nata da un movimento di protesta potrebbe richiamare le cosiddette rivoluzioni colorate, che hanno accompagnato importanti cambiamenti politici in diversi Paesi dell’Europa orientale e dello spazio post-sovietico.Non sorprenderebbe quindi che una parte degli ambienti politici russi interpretasse la nuova situazione serba come un possibile indebolimento della propria influenza nei Balcani.Tuttavia, sarebbe prematuro identificare automaticamente la vittoria della Lista studentesca con una scelta geopolitica definitiva a favore dell’Occidente. I nuovi protagonisti della politica serba dovranno confrontarsi con una società attraversata da orientamenti differenti e con interessi economici e strategici che non possono essere modificati dall’oggi al domani.La Serbia mantiene infatti rapporti importanti con la Russia, con la Cina e con l’Unione Europea. La possibilità di conciliare queste relazioni, senza rinunciare alle aspirazioni di rinnovamento democratico espresse dagli elettori, costituirà una delle principali sfide del nuovo corso politico.La vittoria degli studenti, dunque, non chiude la questione della collocazione internazionale della Serbia. Al contrario, apre una fase nella quale Belgrado dovrà decidere come esercitare la propria autonomia in un contesto segnato dalla competizione tra potenze.Perché la libertà proclamata nelle piazze non coincide necessariamente con l’assenza di condizionamenti esterni. La vera prova sarà capire se la Serbia riuscirà a costruire istituzioni più trasparenti e una politica estera capace di rispondere prima di tutto agli interessi dei propri cittadini.