TEHERAN — Il foglio che i mediatori del Qatar hanno consegnato domenica a Teheran è, per chi lo ha scritto, una bozza d’intesa per chiudere otto mesi di guerra con Stati Uniti e Israele; per chi lo ha ricevuto, «idee inaccettabili e non un’offerta». Le due versioni della stessa consegna sono arrivate a poche ore di distanza a Reuters, che le ha pubblicate mercoledì sera.La prima viene da un funzionario non iraniano informato sul negoziato: la bozza prevede un calendario di sette giorni, con passi di fiducia quotidiani per ciascuna parte, più Paesi garanti e un avvio possibile già a inizio della prossima settimana. Teheran dovrebbe rispondere entro il fine settimana. La seconda viene da un alto funzionario iraniano coinvolto nei colloqui, secondo cui Doha ha portato soltanto «idee» e la linea resta nessuna flessibilità sul nucleare. Il ministero degli Esteri del Qatar non ha commentato la smentita.Il nodo è l’ordine dei passi. Washington vuole il programma nucleare sul tavolo fin dall’inizio; Teheran pretende prima la fine del blocco navale americano sui suoi porti e la revoca delle sanzioni sul greggio, e nega che il programma abbia fini militari. Il piano iraniano in sette giorni, trasmesso agli americani tramite il Qatar a settembre, chiedeva anche lo sblocco degli asset congelati e una riapertura condizionata dello Stretto di Hormuz. Donald Trump lo aveva respinto, e da lì è ripartita la mediazione di Doha.La versione pubblica di Teheran è più morbida di quella anonima. «Mentre le nostre coraggiose Forze Armate sono pienamente pronte a difendere la Patria, l’Iran continua a dare una chance alla diplomazia», ha scritto mercoledì su X il ministro degli Esteri Abbas Araghchi. I contatti con gli intermediari, ha aggiunto, servono a esaminare idee «che possano garantire l’attuazione del nostro Piano di 7 Giorni in anche meno di una settimana».Dalla Casa Bianca la vice portavoce Anna Kelly ha risposto che il blocco navale «resterà pienamente in vigore» e che gli Stati Uniti «non attaccheranno l’Iran in nessun momento prima delle elezioni di metà mandato»; il presidente «tiene tutte le opzioni sul tavolo». Trump stesso, martedì a un comizio a Lubbock, in Texas, aveva detto: «Vedrete l’Iran tra un paio di settimane, se non vi dispiace». Sui nuovi raid dopo il voto, mercoledì: «tutto è possibile».Nello Stretto di Hormuz la guerra non si è fermata. Giovedì mattina un’agenzia marittima della Marina britannica ha segnalato una nave in fiamme, sorte dell’equipaggio ignota. Poco dopo la Marina dei Pasdaran, in un comunicato ufficiale, ha parlato di tre petroliere esplose nelle ultime 24 ore dopo aver urtato mine lungo la «rotta meridionale non autorizzata», quella che gli Stati Uniti incoraggiano a usare e che Trump a fine agosto aveva dichiarato libera da mine. Secondo i Pasdaran le navi avevano spento radar e sistemi di navigazione, e la responsabilità è degli armatori.A Washington il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha licenziato mercoledì il tenente generale a capo di strategia e piani dello Stato maggiore congiunto, accusato di aver fatto trapelare informazioni classificate sulla guerra con l’Iran, l’ultimo di una serie di generali rimossi. Il conflitto, iniziato il 28 febbraio con gli attacchi di Stati Uniti e Israele, è costato finora oltre 47 miliardi di dollari secondo la stima del Pentagono.La scadenza del 3 novembreIl calendario che pesa sul negoziato non è quello di Doha ma quello delle urne americane. Secondo il Wall Street Journal, Washington ha avvisato diversi Paesi arabi del Golfo di prepararsi a una «campagna militare breve e intensa» contro l’Iran dopo le elezioni di metà mandato del 3 novembre. Una batteria di missili Patriot è stata trasferita dal Texas alla regione, le truppe sono state allontanate dalle basi più esposte, e il mese prossimo un gruppo d’attacco di portaerei e un’unità dei Marine si aggiungeranno alle circa 20 navi da guerra già in Medio Oriente. Trump non ha deciso, ma le persone a conoscenza del suo orientamento parlano di un attacco su infrastrutture e siti nucleari.Da Israele, che ha votato martedì e conta ancora le schede, il premier Benjamin Netanyahu ha detto dal quartier generale del Likud a Gerusalemme che il Paese ha «un’opportunità storica, irripetibile, insieme al nostro amico presidente Trump, per rimuovere la minaccia iraniana una volta per tutte». Araghchi ha replicato che un’azione militare israeliana nel Golfo avrebbe un «impatto devastante» sui mercati internazionali.