La Roma segna quattro gol e riesce comunque a far venire i brividi ai suoi tifosi. Non è un paradosso, è la fotografia di una serata che il risultato finale rischia di raccontare piuttosto male. Il 4-2 al Cagliari ha il sapore dolcissimo di tre punti pesanti, conquistati al termine di una partita sofferta, complicata, a tratti persino brutta. Una vittoria che conferma la straordinaria capacità della squadra di Gasperini di non arrendersi mai, ma che al tempo stesso mette a nudo limiti e difficoltà sui quali sarà necessario riflettere. Perché la Roma ha vinto una partita che, per lunghi tratti, avrebbe potuto addirittura perdere.Gasperini aveva promesso cambiamenti e ha mantenuto la parola, andando forse anche oltre le aspettative. Alle assenze pesantissime di Svilar, Koné e Dybala si aggiungono le condizioni non ottimali di Hermoso e Balerdi, rimasti in panchina. Ma il tecnico sceglie comunque di concedere riposo a Wesley e, soprattutto, a Malen, affidando a Castro il peso dell’attacco. Sulle fasce spazio a Lulli e Molina, in difesa tocca a Koulierakis. Un turnover coraggioso, quasi obbligato dal calendario, ma che inevitabilmente presenta il conto in termini di automatismi, qualità e solidità.La partita si mette subito male. Pisilli intercetta con il braccio largo un pallone in area, Feliciani viene richiamato al VAR e assegna un rigore che ci sta. Nzola non sbaglia e il Cagliari passa. La reazione romanista, però, è immediata e quasi sorprendente per la facilità con cui si concretizza: Lulli prima pareggia di testa su un bel cross di Molina, poi serve a Pisilli il pallone del sorpasso. Il giovane esterno, fresco di rinnovo contrattuale fino al 2031, si conferma in uno stato di grazia, mentre il centrocampista trova ancora una volta la via della rete grazie alla sua dote migliore: la capacità di inserirsi e farsi trovare al posto giusto nell’area avversaria. Due gol in pochi minuti sembrano aver sistemato tutto. E invece è soltanto l’inizio delle sofferenze.Perché il Cagliari di Pisacane, reduce da due sconfitte consecutive, si rivela un avversario molto più complicato del previsto. Una squadra fisica, veloce, aggressiva, capace di mettere in difficoltà la Roma soprattutto nei duelli individuali. Nzola fa pesare il proprio fisico anche contro un difensore come Ndicka, mentre Fadera diventa un problema costante per Mancini, spesso costretto a inseguire le accelerazioni dell’avversario. I sardi arrivano con troppa facilità dalle parti di Gollini, che deve sfoderare una delle sue migliori prestazioni stagionali per tenere in piedi il risultato. Senza gli interventi del portiere, probabilmente oggi racconteremmo un’altra partita.La Roma, dal canto suo, continua a sbagliare troppo. Passaggi elementari fuori misura, controlli imprecisi, palloni persi in zone pericolose. La manovra procede a strappi, senza continuità né brillantezza. Pisilli, nonostante il gol, fatica ancora a convincere nel ruolo di mediano a due, soprattutto quando deve garantire copertura e ordine. Castro non sfrutta l’occasione concessagli dal tecnico: resta spesso fuori dal gioco, incide pochissimo e non mostra quella cattiveria necessaria nelle rare opportunità avute in area. Anche Cristante, impiegato sulla trequarti, sembra avere poca benzina nelle gambe: il passo è pesante, le idee arrivano lentamente e la sensazione è che il centrocampista stia pagando il rientro affrettato dall’infortunio e il successivo impiego intensivo.LEGGI ANCHE | Roma-Cagliari 4-2, le pagelle: finalmente Mora, Gollorius show, Mancini in grave affannoNella ripresa, se possibile, la Roma peggiora. Gasperini prova a cambiare volto alla squadra inserendo Mora e Malen dopo una decina di minuti, ma la scelta iniziale di sistemare il portoghese a destra e Soulé a sinistra lascia più di qualche perplessità. È una soluzione già vista, ma che continua a sembrare poco funzionale alle caratteristiche dei due talenti. Soulé dà il meglio partendo da destra e rientrando sul sinistro, Mora preferisce muoversi sul centro-sinistra per accentrarsi sul destro. Invertirli significa, almeno in parte, limitarne le qualità. E infatti la manovra continua a essere faticosa, prevedibile, priva di quella scintilla necessaria a chiudere la partita. Solo quando Gasperini corregge le posizioni, riportando Mati a destra e Mora a sinistra, la situazione cambia.Nel frattempo il Cagliari non smette di giocare, anzi. I rossoblù sembrano avere più energia, più lucidità, più capacità di arrivare per primi sui palloni. La Roma appare stanca, quasi svuotata dal tour de force delle ultime settimane. E all’81’ arriva quello che sembrava ormai inevitabile: Daniel Maldini trova il gol del 2-2 e gela l’Olimpico. È il momento peggiore. La Roma non sembra avere né la forza né le idee per tornare avanti, il Cagliari invece continua a essere pericoloso. La prospettiva di perdere altri due punti in una gara sulla carta abbordabile diventa terribilmente concreta.Ma questa Roma ha un pregio che, anche nelle serate più storte, continua a fare la differenza: non accetta mai di considerare una partita perduta. E quando il gioco collettivo non funziona, a risolvere i problemi ci pensano le qualità dei singoli. Ghilardi, altro subentrato capace di lasciare il segno, si inventa una splendida discesa sulla destra e mette al centro un pallone perfetto. A raccoglierlo è il giocatore più piccolo in campo: Rodrigo Mora, che con uno stacco sorprendente firma di testa il gol del 3-2. L’Olimpico esplode, la partita cambia padrone. Due minuti dopo è ancora il portoghese a illuminare la scena, dialogando con Malen e servendogli il pallone del definitivo 4-2. In pochi istanti Mora trasforma una serata da dimenticare in una festa.Il risultato finale, però, non deve ingannare. La Roma ha mostrato evidenti segni di affaticamento in una delle prestazioni meno convincenti della stagione, salvata dalla qualità dei cambi e dalla capacità di reagire nei momenti decisivi. Ci sono poi assenze che pesano più di altre. Quella di Manu Koné, in mezzo al campo, si sente maledettamente. Al francese non si può rinunciare senza perdere qualcosa di fondamentale: la capacità di dominare fisicamente la mediana, recuperare palloni, strappare in progressione e dare equilibrio a una squadra che oggi, troppo spesso, è sembrata spezzata in due. Nessuno dei suoi sostituti possiede le stesse caratteristiche. E davanti, quando manca la qualità di Dybala, diventa ancora più importante avere un Rodrigo Mora capace di prendere in mano la situazione. Il portoghese è giovanissimo, deve crescere e trovare continuità, ma stasera ha mostrato quanto possa essere determinante se utilizzato nelle condizioni giuste.LEGGI ANCHE | Gasperini: “Mora sta dando segnali importanti, Lulli e Pisilli straordinari. Dybala out a Udine, con lui si naviga a vista”Alla fine, però, restano tre punti pesantissimi. La Roma continua a stare nelle zone alte della classifica, supera un ostacolo molto più insidioso del previsto e trova risorse importanti anche in una serata in cui quasi nulla ha funzionato come avrebbe dovuto. È il segnale di una squadra che ha acquisito una mentalità forte, che non si disunisce nei momenti difficili e che sa trovare dentro se stessa le soluzioni per uscirne. Un merito enorme, da riconoscere senza esitazioni. Ma attenzione a non confondere la forza di carattere con la qualità della prestazione. Vincere giocando male è una virtù. Pensare di poterlo fare sempre sarebbe un errore. Gasperini lo sa, e nelle prossime settimane dovrà trovare il modo di restituire brillantezza e solidità a una Roma che sta dando tanto, forse troppo, sul piano delle energie. Intanto si prende il successo, perché queste sono le vittorie che possono pesare tantissimo nell’economia di una stagione. Il 4-2 resterà negli almanacchi. La fatica per conquistarlo, invece, dovrà restare bene impressa nella testa di Gasperini.Giallorossi.net | Andrea FioriniL'articolo MORA CAPOCCIA proviene da Giallorossi.net | Notizie AS Roma, Calciomercato ed Esclusive.